Cuba. Al via la riforma migratoria, ma per i media italiani non basta | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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Cuba. Al via la riforma migratoria, ma per i media italiani non basta

La riforma migratoria annunciata da Raùl Castro lo scorso ottobre entra in vigore a Cuba da oggi. I cubani potranno ottenere un passaporto facendone richiesta e potranno lasciare l’isola, a differenza dei cittadini statunitensi, cui la Casa Bianca continua a impedire di visitare Cuba. 

A2REAC

Raùl Castro l’aveva annunciata lo scorso ottobre, ma è entrata in vigore a partire da oggi. Stiamo parlando della reforma migratoria, ovvero la possibilità concessa dal governo a tutti i cittadini di poter ottenere un passaporto facendone richiesta nei duecento uffici aperti dal governo in tutta l’Isola. Incredibilmente la gran parte dei media occidentali ironizza persino su questa apertura, cercando di minimizzarne l’impatto e la portata, forse perchè trovano incredibile che a fare un passo in avanti verso la distensione sia proprio il governo cubano, da loro ritenuto dittatoriale, e non quello americano, democratico, che continua pervicacemente con il suo ottuso embargo e con il suo ottuso divieto ai cittadini statunitensi di recarsi a Cuba. La Repubblica.it in particolare ha pubblicato un articolo di Omero Ciai che riesce ad attaccare Cuba nonostante abbia realizzato questa storica apertura, un articolo a dir poco partigiano, un esempio degli attacchi quotidiani che L’Avana deve subire dai media internazionali. Omero Ciai si scaglia contro Cuba ripercorrendo i soprusi che, a suo dire, avrebbero subito i cubani che hanno lasciato l’isola a partire dagli anni Sessanta. Non una parola sugli Stati Uniti, sull’embargo, sui tentativi di invasione e di assassinare Fidel Castro, sul terrorismo organizzato a Miami per destabilizzare il Paese. Non una parola sul fatto che il governo cubano sta realizzando significative aperture mostrando di essere, dopotutto, molto meno chiuso e ottuso di quanto si racconti. Non una parola, infine, sulle mancate promesse degli Stati Uniti di allentare la morsa su Cuba, Paese, e forse questo a Omero Ciai non interessa minimamente, che ha sconfitto la denutrizione infantile e l’analfabetismo contando solamente sui propri mezzi. Evidentemente però, per il giornalista di La Repubblica, il benessere di un popolo si calcola in base ai mega bytes di banda larga a disposizione e in base ai vestiti firmati che si possono acquistare il sabato pomeriggio. La realtà, caro Omero, è ben diversa in paesi che sono stati meno fortunati di noi…

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