Cuba. Arriva la "Revolucion" di internetTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Cuba. Arriva la “Revolucion” di internet

A partire da giugno Cuba comincerà ad offrire internet a pagamento nelle sale statali di navigazione di tutto il Paese. Si tratta di una apertura straordinaria del governo di L’Avana.

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Cuba continua in questo XXI secolo a mostrare al mondo di essere un Paese dinamico, attento ai cambiamenti in corso nel mondo, e pronto a interpretarli. Dopo tutte le liberalizzazioni e le aperture operate dal governo cubano, non ultimo il permesso concesso a tutti i cittadini di viaggiare all’estero, ecco che L’Avana si appresta a una nuova misura che non mancherà di scatenare dibattiti. Il governo cubano ha infatti deciso che, a partire da giugno, a Cuba sarà possibile andare su internet a pagamento in tutte le sale statali di navigazione del Paese. A riferirlo è stata la Gazzetta Ufficiale del governo che ha confermato una voce che circolava da tempo. Al momento i cubani hanno accesso unicamente a una rete intranet locale controllata dallo stato e solo piccoli gruppi di professionisti possono connettersi a internet. Del resto Cuba ha subito anche l’ostracismo degli Stati Uniti che per anni hanno impedito a L’Avana di connettersi attraverso i cavi sottomarini che circondano l’isola a causa dell’embargo cinquantennale economico e commerciale imposto da Washington. Questo obbligava Cuba ad acquistare la banda a peso d’oro dai satelliti, rendendo assolutamente antieconomica la diffusione di internet. A gennaio il governo cubano aveva annunciato la realizzazione di test di qualità sul traffico per mezzo di un cavo in fibra ottica finanziato dal Venezuela, e proprio grazie agli aiuti di Caracas finalmente anche Cuba potrà godere di internet. A partire dal 4 giugno secondo il quotidiano locale Juventud Rebelde saranno 118 le sale sparse in tutta l’isola che offriranno la connessione a internet, pagabile in valuta estera. Inutile dire che Cuba conferma con i fatti il nuovo corso del Paese, un corso di aperture e modernizzazione cui non corrisponde l’apertura degli Stati Uniti, che continuano ottusamente a mantenere l’embargo contro L’Avana. 

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