Cuba. Critiche anche dagli Usa per l'embargo della vergognaTribuno del Popolo
giovedì , 21 settembre 2017
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Cuba. Critiche anche dagli Usa per l’embargo della vergogna

Gli Usa assieme a Israele sono ormai gli unici paesi che si ostinano a votare a favore dell’embargo che da decenni colpisce l’economia socialista di Cuba. Ora voci contro l’embargo della vergogna arrivano anche dall’opinione pubblica americana con un giornalista del “The Guardian” che esorta a Obama a togliere l’embargo di fronte al dato di fatto che i medici cubani, ovunque nel mondo, sono in prima fila a combattere disastri ed epidemie.

A circa quattro mesi dall’epidemia mondiale di Ebola che ha distrutto i paesi dell’Africa Occidentale Cuba svetta in modo incontrovertibile come il paese che ha fatto di più e meglio per combattere la malattia. Molti paesi hanno promesso aiuto, denaro, materiali, ma sono stati restii a inviare personale sanitario, cosa invece che L’Avana ha fatto subito, senza cercare titoli in prima pagina, dimostrando al mondo come la solidarietà dei paesi socialisti sia cosa reale e pratica e non solo conclamata. Cuba è un paese di solo 11 milioni di persone eppure ha dato il suo contributo più di decine di paesi ricchi e sviluppati, ha inviato subito 256 tra medici e infermieri e ne invierà altri 200, tutti volontari, pronti a recarsi in Liberia e Sierra leone per aiutare la popolazione in difficoltà. In tutto questo gli Stati Uniti, grottescamente, continuano a trattare Cuba come un paese canaglia che foraggia il terrorismo mantenendo inalterato un embargo a oggi indifendibile. Ma non è certo la prima volta che questo accade, anche quattro anni fa in occasione del terremoto che devastò Haiti i medici cubani erano in prima linea e si sono occupati di curare ben il 40% delle vittime del sisma. Anche nel terremoto del Kashmir in Pakistan Cuba inviò 2400 medici e trattò il 70% dei malati senza chiedere nulla in cambio e costruendo 32 ospedali da campo. Tutto questo, lo ripetiamo, per solidarietà e non per dollari sonanti o pubblicità. Tutto questo Cuba lo fa coerentemente ai valori rivoluzionari che permisero a Fidel Castro e Che Guevara di liberare l’isola, e a oggi esistono circa 50.000 tra medici e infermieri cubani in missione in giro per il mondo salvando letteralmente milioni e milioni di vite come sottolineato anche dal professore canadese John Kirk. I media occidentali però preferiscono ignorare bellamente tutto questo parlando di Cuba solo per attaccarla, ignorando che Cuba fu capace di combattere anche per la libertà dei paesi africani mandando volontari a morire contro l’apartheid e l’espansionismo del Sudafrica razzista in Angola e Mozambico.  Incredibilmente i media occidentali non parlano di questo e dell’incredibile ingiustizia dell’embargo economico che affligge l’isola ma cominciano a farlo almeno singoli opinionisti e giornalisti anche negli Stati Uniti stessi, stanchi di mentire su Cuba. E’ il caso di Seumas Milne del “The Guardian” che si augura senza giri di parole che Obama faccia qualcosa di buono nei suoi anni finali di presidente togliendo il blocco e ponendo fine alla destabilizzazione di Cuba. Anche il New York Times ultimamente ha pubblicato diversi editoriali che fanno pressioni sulla Casa Bianca per porre fine all’embargo, ma quando la Casa Bianca sente parlare di “comunismo” vede rosso e non capisce più niente. Ormai però il mondo comincia a rendersi conto di quanto Cuba faccia per le persone in difficoltà nei paesi in via di sviluppo, ben di più degli Stati Uniti solo per fare un esempio, così ormai la propaganda americana comincia ad avere le gambe corte ed il fiato mozzo.

Gracchus Babeuf

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