Cuba. Gli Stati Uniti ci riprovanoTribuno del Popolo
lunedì , 25 settembre 2017
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Cuba. Gli Stati Uniti ci riprovano

Associated Press lancia l’allarme con un rapporto che risale al 2009 che rivelerebbe come la Casa Bianca avrebbe mandato a Cuba giovani latino americani per fomentare il cambiamento politico. Non proprio un bel modo per dimostrare apertura da parte dell’amministrazione Obama.

Dai tempi della Baia dei Porci fino agli innumerevoli tentativi di assassinare Fidel Castro, Cuba è stata l’ossessione della Casa Bianca che non ha mai potuto tollerare una rivoluzione socialista a poche miglia dalle proprie coste. Dal 1959 a oggi, con una perseveranza degna di nota, gli Stati Uniti hanno destabilizzato Cuba in tutti i modi arrivando persino a imporre un pesante e ormai ottuso e anacronistico embargo che è costato immani sacrifici a L’Avana. L’amministrazione Obama aveva promesso aperture in questo senso arrivando persino a parlare della possibile chiusura di Guantanamo, ma a oggi nessuno degli impegni presi è stato mantenuto e Cuba continua a essere trattata alla stregua di uno Stato canaglia senza alcun motivo valido e con gli Usa che sono rimasti ormai uno dei pochissimi paesi del mondo a opporsi ottusamente alla rimozione dell’embargo. Non solo, l’Occidente continua a giudicare dall’alto in basso il governo cubano accusandolo di non essere democratico, quando in realtà cercano illegalmente di destabilizzarlo ormai da cinquant’anni. L’ultimo tentativo della Casa Bianca è stato smascherato dall’Assiociated Press che ha pubblicato un rapporto nell’ottobre del 2009 che inchioda, ancora una volta, Washington alle sue responsabilità. Secondo il rapporto dell’Ap l’amministrazione Obama avrebbe inviato segretamente a Cuba diversi giovani latinoamericani con il chiaro intento di fomentare il cambiamento politico. Alla morte di Nelson Mandela in molti avevano visto nella stretta di mano tra Obama e Raul Castro la fine di un’era, ma in realtà gli Stati Uniti continuano in modo costante a cercare di destabilizzare Cuba. Il piano prevede l’utilizzo di un progetto dell’Usaid (l’agenzia Usa per lo sviluppo internazionale) per coinvolgere giovani di Perù, Costa Rica e Venezuela e inviarli a Cuba col il chiaro intento di provocare sommovimenti sociali dal momento che a Cuba il governo di Castro gode ancora di larghissimo consenso. Secondo il rapporto i giovani si sarebbero infiltrati fingendosi turisti e hanno viaggiato per tutta l’isola alla ricerca di persone che potevano diventare, magari se opportunamente remunerate, attivisti antigovernativi. Grottesco poi il loro tentativo di organizzare un worskhop di lotta contro l’Hiv, noto come “The Perfect Exscuse”, uno stratagemma per discutere invece i piani del programma politico. Peccato che proprio Cuba abbia fatto della lotta all’Hiv un fiore all’occhiello dunque la cosa è apparsa subito come particolarmente strana. Proprio per questo le autorità cubane, come riferito dal rapporto dell’AP, si sono insospettite e hanno fatto domande sui finanziatori di questi giovani sudamericani.  ”Anche se non c’è mai la certezza assoluta, sappiate che le autorità cubane non cercheranno di farvi del male, solo di spaventarvi“, c’era scritto nel rapporto sulle direttive diramate ai giovani infiltrati per difendere la copertura; forse non si potrebbe dire lo stesso delle autorità americane. Non solo, sembra che questi giovani avrebbero aderito al programma per una paga di 5,41 dollari all’ora. Ma la storia non è finita qui dal momento che l’Usaid e l’agenzia che gestiva il progetto, la Creative Associates International, hanno deciso di andare avanti con il loro piano nonostante le autorità americane avessero loro suggerito di sospendere i viaggi dopo l’arresto dell’americano Alan Gross, arrestato a Cuba mentre distribuiva materiale elettronico di comunicazione alla comunità ebrea locale e successivamente condannato a 15 anni di prigione per spionaggio. A cornice di tutto questo piano di destabilizzazione elaborato e pianificato a tavolino anche la diffusione del “Twitter cubano”, Zunzuneo”, ovvero un social network pensato apposta per raccogliere consensi contro il governo cubano. Insomma offensiva a tutto campo contro Cuba, e l’Usaid nemmeno si nasconde: “L’Usaid e l’amministrazione Obama sono impegnati a sostenere il desiderio del popolo cubano di determinare liberamente il proprio futuro. L’Usaid lavora con gruppi di giovani indipendenti a Cuba su progetti comunitari, salute pubblica, arte e altri progetti coerenti con i programmi per la democrazia in tutto il mondo“. Come a dire che è la Casa Bianca a decidere cosa è bene per i cubani.

Gb

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