Cuba investe su un futuro "rinnovabile"Tribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Cuba investe su un futuro “rinnovabile”

Cuba investe su un futuro “rinnovabile”

Il governo cubano ha deciso di investire cifre rilevanti sulle energie rinnovabili. Ad annunciarlo lo stesso Governo che punterà sulla biomassa investendo oltre 60 milioni di dollari.

Cuba è un’isola particolare perchè rappresenta un modello alternativo al sistema economico vigente. Forse anche per questo gli Stati Uniti hanno provato con ogni mezzo a danneggiare l’esperimento socialista della Rivoluzione, ma almeno fino a oggi hanno sempre fallito. Ora Cuba guarda al futuro e L’Havana ha deciso di mettersi al passo con i tempi aggiustando i propri obiettivi e aggiornando le proprie politiche economiche ed energetiche. Il nuovo corso cominciato con Raul Castro ha portato ad alcuni cambiamenti nell’economia dell’Isola, ma mantenendosi comunque la cornice della società socialista. Il governo cubano ha deciso di fare un investimento importante nel settore dell’energia rinnovabile, come annunciato dall’ingegnere Juan Josè Blanco, direttore del  Grupo de Montaña, una delle istituzioni del Ministero dell’Agricoltura cubano, presentando alla stampa cubana i progetti futuri del Governo in questo settore. Il progetto presentato punta a utilizzare per fini energetici i residui di lavorazione delle segherie, e al momento attuale prevede tre studi di fattibilità che sono in realizzazione presso alcuni stabilimenti a Guanes, Minas de Matahambre e La Palma. Sono le località dove sono situate le segherie dove verrà lanciato il progetto che si conta di estendere a tutti gli altri stabilimenti per la lavorazione del legno del Paese. L’Havana conta di investire qualcosa come 60 milioni di dollari nel progetto e di impiegare tecnologia cinese. Il primo step verrà edificato nella Provincia di Matanzas, luogo scelto per ospitare la prima centrale bioelettrica che utilizzerà la biomassa, in questo caso il bagazo, ovvero il residuato della lavorazione dello zucchero. Entro la fine del 2013 lo stabilimento dovrebbe entrare in funzione e potrebbe produrre qualcosa come 20 megawatt di energia che verranno utilizzati direttamente per rifornire di energia lo zuccherificio di  Jesús Rabí nel municipio di Calimete, a circa 150 chilometri dalla Capitale; il restante 70% invece andrà al sistema elettrico nazionale. Insomma Cuba, preso atto di essere ricca di forme “alternative” di combustibile, pragmaticamente sta cercando di sfruttarle al meglio per raggiungere l’indipendenza energetica, dimostrando come una economia socialista pianificata possa comunque ammodernarsi e guardare al futuro. Il governo cubano inoltre sta provando a portare avanti una campagna di risparmio energetico nazionale e sta lavorando in modo indefesso per sviluppare energie alternative come forma per ridurre la dipendenza dal petrolio. Attualmente L’Havana è costretta a contare sulle forniture venezuelane di petrolio, almeno 120.000 barili al giorno, forniti da Caracas a prezzi ridotti in cambio di medici, programmi sanitari ed educativi. Questo ha permesso fino a oggi a Cuba di sopravvivere e rimandare decisioni importanti sulla situazione energetica, un problema che ora il governo comunista vuole risolvere una volta per tutte puntando sulle rinnovabili. Secondo diverse stime Cuba conta di arrivare nei prossimi anni al 16,5% (oggi è al 3,8%) di energia generata, partendo da fonti rinnovabili.

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