Cuba. L'Avana apre ai capitali stranieriTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Cuba. L’Avana apre ai capitali stranieri

Cuba. L’Avana apre ai capitali stranieri

Circa una settimana fa L’Avana ha aperto ufficialmente ai capitali stranieri. D’ora in avanti quindi l’isola socialista potrebbe attirare nuovi capitali dall’estero ma non nei settori chiave della sanità e dell’istruzione. Lo Stato manterrà comunque un ruolo centrale di controllo e monitoraggio attivo. 

Una svolta storica a Cuba, dove il socialismo caraibico, a dispetto di avvoltoi e detrattori, continua a sopravvivere e anzi ad adeguarsi alle rinnovate sfide della contemporaneità. I deputati dell’Assemblea nazionale cubana una settimana fa, riuniti in sessione straordinaria, hanno approvato una riforma sulla legge sugli investimenti stranieri a Cuba del 1995. L’obiettivo era quello di rendere Cuba attraente per investimenti dall’estero dal momento che la legge varata nel 1995 non era riuscita a portare a L’Avana la quantità di capitali che il governo comunista aveva auspicato. D’ora in avanti dunque potranno essere autorizzati a Cuba progetti interamente finanziati da capitali stranieri, una innovazione importante che coinvolgerà tutti i settori dell’economia dell’isola tranne quelli chiave della sanità e dell’istruzione che continueranno a venire gestiti interamente dal governo cubano. La nuova legge prevede inoltre un netto taglio sulle tasse ai profitti delle società straniere, dal 50% al 15%, con l‘eccezione significativa delle compagnie che si occupano di sfruttamento delle risorse naturali, come nichel e carburanti fossili, che continueranno ad avere i profitti tassati al 50%. Non solo, le società straniere che apriranno attività a Cuba otterranno una esenzione dal pagamento delle tasse per i primi otto anni di attività. Chiaramente però vi saranno importanti limitazioni, ad esempio quelle di settore, con i capitali stranieri che non potranno essere investiti in sanità e istruzione. Inoltre, e questo è un caso sa seguire con molta attenzione, lo Stato continuerà a tenere in mano le leve dell’economia esercitando un ruolo centrale sotto tutti i punti di vista. Il vicepresidente Marino Murillo, il capo delle riforme di Raul Castro, ha suggerito che il governo debba mantenere un ruolo attivo di controllo per evitare che ci siano concentrazioni di proprietà.  “Quello che la nuova legge stabilisce è che lo Stato deve sempre essere lì”, ha detto Murillo. Nel 2013 il Pil di Cuba è cresciuto del 2,7%, al di sotto degli obiettivi che il governo si era prefissato. Secondo L’Avana, infatti, c’è bisogno di una crescita annuale compresa fra il 5% e il 7%. Secondo le stime rese note da Murillo Cuba avrebbe bisogno dai 2 ai 2,5 miliardi di dollari all’anno di investimenti per sostenere e ampliare il modello economico socialista prospero e sostenibile dell’isola. Si tratta di una svolta epocale che metterà in difficoltà gli Stati Uniti, finora molto attivi nello scoraggiare le aziende straniere nel fare affari con Cuba. Le autorità cubane comunque promettono che non ci saranno nazionalizzazioni delle proprietà, come avvenne invece subito dopo la rivoluzione del 1959, assicurando che avverrà solo in casi di interessi nazionali e dietro pagamento di ricompensa. Del resto grazie alle riforme volute da Raul Castro sono già alcune decine di migliaia le persone che, a Cuba, hanno trovato impiego nel settore privato, anche se lo Stato è attento a vigilare che non vi siano profittatori e concentrazioni di profitti in poche mani. Insomma se il nuovo modello di socialismo proposto a Cuba vincerà anche questa scommessa sarà un bello schiaffo ai suoi detrattori che da decenni, pervicacemente, continuano a destabilizzare con ogni modo possibile il governo socialista di Cuba.

 

DC

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