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lunedì , 23 gennaio 2017
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Cuba. Le sanzioni economiche di Obama contro L’Havana

Cuba. Le sanzioni economiche di Obama contro L’Havana

Vi ricordate Barack Obama nel 2008 e le sue promesse al mondo e all’elettorato di lavorare per la normalizzazione dei rapporti con Cuba? A distanza di quasi cinque anni tutte le sue promesse sono lettera morta, anzi, la repressione e l’ostilità nei confronti dell’isola socialista sono persino aumentate.

 

Foto: http://www.flickr.com/photos/geoftheref/2486116280/

Nel 2008 Barack Obama di promesse ne aveva fatte tante, forse persino troppe, ma ha avuto la fortuna di trovare un’opinione pubblica disposta a credergli, pur di mandare a casa George Bush Junior che già troppi danni aveva fatto con le guerre in Afghanistan e Iraq. Obama si presentò come il presidente “buono”, quello che avrebbe riorientato la politica estera americana in una direzione più democratica e meno militarista. Tra le tante promesse Obama aveva anche assicurato che la Casa Bianca avrebbe cambiato completamente modo di comportarsi anche nei confronti dell’odiata Cuba. Cinque anni dopo la vittoria di Obama però, tutte le sanzioni contro Cuba sono rimaste in piedi, dal divieto di viaggiare nell’isola fino alle sanzioni economiche e commerciali, e questo nonostante il nuovo corso di Raùl Castro abbia visto Cuba aprirsi nei confronti dell’estero. E dire che nel 2007 era stato proprio Obama a definire come obsolete le politiche americane nei confronti di Cuba. “Io penso che noi possiamo portare le relazioni tra Stati Uniti e Cuba verso una nuova direzione e aprire un nuovo capitolo di distensione che potrebbe essere conseguito durante il mio mandato“, aveva dichiarato Obama in tempi non sospetti.  Obama aveva persino denunciato la politica ostile e repressiva portata avanti da Bush nei confronti Cuba, una politica che ha fortemente ristretto i viaggi della comunità cubana degli Stati Uniti. Anche nei confronti di questo problema Obama, prima della elezione, aveva detto che avrebbe lavorato per concedere ai cubani-americani il diritto di poter rendere visita ai propri familiari a Cuba, e anche quello di inviare somme di denaro a L’Havana. Almeno su questo punto però Obama ha mantenuto la promessa e nell’aprile del 2009 ha annunciato la revoca delle restrizioni imposte da Bush nel 2004, restrizioni che avevano colpito direttamente i cubani che vivevano negli Stati Uniti con le famiglie ancora nell’isola. Se non altro dal settembre 2009 Obama ha annullato le misure del suo predecessore e ha concesso ai cubani di poter visitare Cuba ogni volta che vogliono e per un periodo illimitato, e soprattutto di poter inviare somme di denaro alle proprie famiglie.

Promesse non mantenute- Le misure positive prese da Obama però sono finite qui. Nonostante queste aperture infatti, Washington non ha esitato ad applicare sanzioni economiche extra-territoriali, contrarie al diritto internazionale che prevede, tra le altre cose, che la legislazione nazionale non possa essere extraterritoriale. Il concetto è semplice: la legge italiana o francese non potrà essere applicata in Brasile, e viceversa. Non funziona così per gli Stati Uniti però, dal momento che il diritto americano sulle sanzioni economiche contro Cuba si applica invece a tutti i paesi del mondo. Solo per fare un esempio nel giugno 2012, la banca olandese ING, come riportato da Salim Lamrani su Voltairenet.org, si è vista infliggere la più importante sanzione mai decisa dopo l’inizio dell’embargo economico contro Cuba nel 1960. L’ Ufficio del controllo dei beni stranieri (Ofac) del Dipartimento del Tesoro, ha sanzionato l’istituzione finanziaria con un’ammenda di oltre 619 milioni di dollari, per aver effettuato transazioni economiche verso Cuba tra il 2002 e il 2007. Il Dipartimento del Tesoro americano ha obbligato quindi la banca olandese a rompere le sue relazioni commerciali con Cuba. L’Havana ha subito denunciato questa nuova applicazione extraterritoriale delle sanzioni economiche, le quali, oltre a compromettere completamente il commercio con gli Stati Uniti (con l’eccezione delle materie prime alimentari) costituiscono il principale ostacolo allo sviluppo delle relazioni commerciali di Cuba con il resto del mondo. Così recitava il comunicato di protesta di Cuba: “Gli Stati Uniti hanno unilateralmente sanzionato la banca Ing per aver effettuato, attraverso le sue filiali in Francia, Belgio, Olanda e Curacao, delle transazioni finanziarie e commericali con alcune realtà cubane interdetta per via della politica criminale dell’embargo contro Cuba“. Ma le aziende e le banche che sono state legalmente sanzionate per avere rapporti commerciali con Cuba sono diverse. Basti pensare che la multinazionale svedese Ericsson ha dovuto pagare un’ammenda di 1,75 milioni di dollari per aver fatto riparare, attraverso la sua sede panamense, servizi cubani per un valore di 220.000 dollari. Il 10 giugno 2012, il Dipartimento del Tesoro americano ha poi inflitto un’ammeda di oltre 1,35 milioni di dollari all’impresa americana Great Western Malting Co., considerata colpevole di aver venduto orzo a Cuba attraverso una delle sue controllate estere tra il 2006 e il 2009. Tuttavia, il diritto internazionale umanitario vieta tassativamente ogni tipo di embargo su prodotti alimentari e farmaci tranne che in tempi di guerra;  ma ufficialmente, Cuba e Stati Uniti non sono mai stati in conflitto. Ma la longa manus dell’intransigenza sono arrivate anche in Europa, in Francia per la precisione dove due direttori dell’agenzia di viaggi americana, Carlson Wagonlit Travel (CWT) sono stati licenziati per aver venduto alcuni pacchetti turistici con destinazione Cuba. L’impresa ora rischia di dover pagare un’ammenda di circa 38.000 dollari per ogni soggiorno venduto.

La censura di Google- Ma non è finita qui. Gli Stati Uniti hanno anche elaborato alcune sanzioni economiche mirate a interdire ai cubani l’utilizzo di alcune funzioni del motore di ricerca Google. Stiamo parlando di funzioni che per noi sono quasi scontate, come ad esempio Google Analytics, Google Earth, Google Destktop Search, Google Toolbar, Google Code Search, Google AdSense e AdWords, privando anche Cuba dell’accesso alle nuove tecnologie. Del resto Washington ha anche vietato in tempi non sospetti a Cuba di connettersi al suo cavo di fibra ottica per internet, e il Dipartimento di Stato ha annunciato  di voler destinare, attraverso l’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID), la somma di 20 milioni di dollari per finanziare “i militanti dei diritti umani, giornalisti e biblioteche indipendenti sull’isola per diffondere tra le altre cose la democrazia digitale“. Allo stesso tempo l’amministrazione Obama è ancora lontanissima dall’aver adottato un nuovo approccio con Cuba, e continua invece in modo cinico a imporre sanzioni economiche che colpiscono tutte le categorie della popolazione cubana, a cominciare dalle più vulnerabili come donne, bambini e anziani. L’amministrazione Obama sembra inoltre sorda alle proteste che arrivano da tutto il mondo e rifiuta in modo categorico di ascoltare l’appello della comunità internazionale che ha condannato l’embargo nel 2011 per il ventesimo anno consecutivo. Nonostante le provocazioni dei detrattori di Cuba infatti, l’embargo rappresenta il principale ostacolo allo sviluppo economico dell’isola, e sembra ormai una misura d’assedio odiosa e anacronistica che nemmeno Obama sembra in grado di poter abrogare.

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