Cuba. L'isola socialista comincia una nuova era all'ombra di Pechino | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Cuba. L’isola socialista comincia una nuova era all’ombra di Pechino

Cuba in questo XXI secolo sta mettendosi in discussione grazie anche alle accorte riforme volute da Raùl Castro. L’Avana sembra orientarsi sempre più a imitare alcuni aspetti del modello cinese, con caute aperture al capitalismo ma con un rinnovato ruolo centrale e propulsivo del Partito Comunista Cubano.  Ma quanti accusano Cuba di essere un Paese antidemocratico, sanno davvero quello che dicono?

A pochi chilometri dalle coste americane sopravvive, ormai da più di cinquant’anni, il governo socialista di Cuba. In molti la definiscono una turpe dittatura, una sorta di inferno in terra dalla quale i cubani vorrebbero scappare alla prima occasione, ma a ben guardare le cose non stanno assolutamente così. Cuba è il primo paese del Sudamerica ad aver sconfitto l’analfabetizzazione, e soprattutto riesce a offrire ai suoi cittadini un’istruzione assolutamente gratuita e di prima categoria, per non parlare della sanità, un vero e proprio fiore all’occhiello che ha permesso a L’Avana di ottenere una mortalità infantile inferiore in percentuale a quella degli Stati Uniti. I detrattori e i dissidenti anticastristi continuano come un disco rotto ormai da anni a sminuire la portata del “Bloqueo”, ovvero il vergognoso embargo che colpisce Cuba dai tempi della guerra fredda, e che pesa moltissimo nei conti della piccola isola caraibica. Anche per questo motivo il nuovo corso di Raùl Castro deve fare i conti con un contesto mondiale completamente cambiato, e che vede Cuba isolata,  a poche miglia dal più grande paese imperialista del mondo. Forse è questo il motivo che ha spinto Raùl, fratello del malato Fidèl, a visitare recentemente la Cina, paese che aveva già visitato in passato. Raùl Castro a Cuba ha cominciato già alcune significative riforme, per esempio nel 2011 ha permesso ai contadini di vendere direttamente ai turisti i loro prodotti, ha soppresso il ministero dello Zucchero, e dal 10 novembre 2011 ha autorizzato la  compravendita tra privati di case. Il 31 ottobre Granma ha reso noto un bilancio positivo dell’operazione con cui dal 2008 1,3 milioni di ettari sono stati dati in usufrutto a 146 mila produttori privati: da un -2,5% della produzione agricola nel 2010 a un +10,1% nel 2011. Il primo ottobre è stata legalizzata anche la compravendita tra privati di automobili, prima permessa solo per modelli antecedenti al 1959. E pur se l’acquisto di un’auto nuova è concesso solamente una volta ogni cinque anni, non è più richiesto dare indietro l’auto vecchia. Una reintroduzione in grande stile del capitalismo? Assolutamente no, semplicemente degli aggiustamenti economici per riuscire a sopravvivere dal momento che non esistono più gli aiuti dell’Unione Sovietica che permettevano ai cubani esperimenti di socialismo molto avanzati. Ora però l’Urss non c’è più, gli Usa sono pronti ad aiutare ma solo qualora Castro abiurasse il socialismo e la Rivoluzione, per questo Raùl non ha avuto altra scelta che guardare alla Cina. Pochi giorni fa il presidente cubano si è recato per quattro giorni in Cina e altrettanti in Vietnam, dove ha incontro la leadership politica dei due paesi. In Cina Castro ha siglato alcuni accordi economici bilaterali, tra cui la concessione da parte di Pechino di un prestito senza interessi. Anche nella Repubblica Socialista del Vietnam il presidente cubano ha incontrato i vertici politici nazionali. L’interscambio sino-cubano ha sfiorato i due miliardi di dollari nel 2011, quello cubano-vietnamita ha superato i 500 milioni. Ossigeno vero e proprio per Cuba, che ora secondo gli analisti occidentali starebbe quindi per abbracciare la soluzione alla “cinese”, ovvero capitalismo senza democrazia. Ma quanto questa definizione sia viziata da un preconcetto antisocialista e viziato dalla cultura politica occidentale lo si può capire anche solo analizzando fugacemente il sistema elettorale cubano. Pochi sanno infatti che a Cuba nessuno obbliga i cittadini a partecipare alla politica, eppure ben l’85% dei cittadini cubani partecipa attivamente e volontariamente alla politica tramite i comitati municipali, i sindacati, le provincie e il parlamento. A settembre ci saranno le elezioni generali e ogni cittadino maggiorenne si può candidare liberamente; il partito non è presente alle elezioni, ci sono solo i nomi delle persone. Chiaramente questo modo di organizzare le elezioni viene definito una farsa dall’opinione pubblica occidentale, ma solo perchè esiste un preconcetto tipicamente capitalistico che tende a definire come “dittatura” qualsiasi sistema alternativo a quello da esso adottato. Così il sistema americano dove esistono solo due partiti con programmi politici praticamente uguali e finanziatori occulti molto simili viene ritenuto “democratico”, mentre invece quello cubano, basato su un sistema di democrazia diretta, viene definito una dittatura, solo perchè il governo che ha preso il potere con la Rivoluzione si è rifiutato di ammainare bandiera di fronte alle ingerenze straniere. Così al posto di raccogliere informazioni sul sistema elettorale cubano si preferisce di gran lunga attaccarlo a priori in nome di “valori democratici” non meglio definiti, che in tutta sincerità non si vede dove siano effettivamente applicati. La Cina comunque ha tutta l’intenzione di attivare il “soccorso rosso” e aiutare Cuba nella sua transizione a un nuovo tipo di economia più dinamico e aperto ai cambiamenti. Per questo la cooperazione cinese cerca da anni di creare capacità industriali nel Paese, e soprattutto di dare vita a un tessuto imprenditoriale a L’Avana. Intanto però pochi ricordano che per colpa degi Usa, Cuba continua a essere esclusa da istituzioni regionali e internazionali come l‘Organizzazione degli Stati americani e il Fondo MonetarioInternazionale, e la Casa Bianca continua a essere per certi versi ossessionata da Cuba. Per quale motivo? Evidentemente perchè dopotutto il sistema cubano funziona, funziona nonostante gli embarghi, le pressioni internazionali, le invasioni, gli atti terroristici, le campagne di stampa e le crociate anticomuniste lanciate negli ultimi vent’anni in tutto il mondo.  Oggi, nel 2012, L’Avana però è molto meno isolata di vent’anni fa e ha amici fedeli come Pechino e Caracas. Così sull’asse Caracas-L’Avana-Pechino si sta creando in questi anni uno schieramento variegato e vantaggioso per tutti i suoi componenti, con buonapace di Washington, che nonostante tutto non è riuscita a liberarsi dell’”ingombrante” vicino.

D.C.

 

 

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