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lunedì , 23 gennaio 2017
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Cuba. Un esempio?

 

Cuba è un piccolo paese che ha resistito a 50 anni di embarghi e tentativi di invasione da parte degli Stati Uniti. Adesso è diventato il paese-guida delle nuove democrazie del subcontinente. La scuola cubana è obbligatoria sino a 16 anni e gratuita. Cuba ha molte università, la più importante quella dell’Avana fondata nel 1728. Le cure sanitarie sono gratuite, Cuba non esporta armi, ma medici. Centinaia sono gli attentati terroristici avvenuti contro il piccolo paese caraibico. La maggior parte di questi attentati sono stati organizzati dagli oppositori di Castro residenti a Miami e, in molti casi, sotto ordine della C.I.A. E un film come Scarface di Oliver Stone è molto eloquente sul milieu dei cosiddetti ‘esuli di Miami’.

di Noam Chomsky

Cuba è un paese di cui gli Stati Uniti si sono ritenuti padroni sin dagli anni venti dell’Ottocento. Una delle prime scelte della politica estera statunitense fu la decisione di Thomas Jefferson, John Quincy Adams e altri di tentare di annetterla. In quegli anni c’era la flotta britannica in giro ed era un deterrente serio, perciò il piano, per usare le parole di Adams, consisteva nell’aspettare che Cuba ci cadesse in mano come un frutto maturo. Alla fine successe, e gli Stati Uniti la governarono, con i soliti risultati, fino al 1959.

Nel gennaio 1959 a Cuba scoppiò una rivoluzione popolare nazionalista. Sappiamo adesso dai nostri documenti ufficiali declassificati che il governo americano prese la decisione formale di rovesciare Castro nel marzo 1960. In quel momento non c’erano ancora russi in giro, anzi, Castro era considerato dagli Stati Uniti un anticomunista (Castro si allineò con l’Unione Sovietica solo nel maggio 1961, dopo che gli Stati Uniti avevano interrotto nel gennaio precedente le relazioni diplomatiche con Cuba tentando poi in aprile un’invasione). Quindi la decisione di rovesciare Castro non c’entrava nulla con il fatto che Cuba fosse un avamposto di Mosca durante la guerra fredda. Cuba stava solo prendendo una strada autonoma, e questo è sempre stato inaccettabile per gli interessi degli Stati Uniti.

I sabotaggi e gli attacchi iniziarono già nell’ottobre 1959, poi, poco dopo il suo insediamento nel 1961, John Kennedy lanciò una campagna terroristica senza pari nella storia del terrorismo internazionale, l’operazione Mangusta. Nel febbraio 1962 abbiamo imposto l’embargo, che ha avuto effetti assolutamente devastanti sulla popolazione cubana. Cuba è un piccolo paese in piena sfera d’influenza degli Stati Uniti, non può sopravvivere molto a lungo da solo contro un mostro. Eppure in questi anni è riuscita a sopravvivere, a stento, grazie all’Unione Sovietica, l’unica a cui Cuba potesse rivolgersi per evitare di soccombere agli Stati Uniti. I sovietici le hanno garantito un margine di sopravvivenza. Il vero crimine di Cuba non è mai stato la repressione, che, comunque la pensiate, non si è mai nemmeno avvicinata al genere di repressione che abbiamo di solito appoggiato, anzi incentivato, nei paesi limitrofi. Il vero crimine di Cuba sono stati i suoi successi in settori come la sanità e l’alimentazione, e il generico pericolo dell’ “effetto dimostrativo” che ne consegue, cioè il pericolo che la gente di altri paesi possa provare a imitarli. Per questo la vedono come la mela marcia che potrebbe rovinare il paniere, o il virus che rischia di infettare la regione, facendo cadere a pezzi l’intero sistema imperiale. Per trent’anni Cuba ha fatto cose semplicemente intollerabili, come inviare decine di migliaia di medici per aiutare la gente che soffre nel Terzo mondo o sviluppare le biotecnologie in un paese povero che non ha altra scelta, oppure permettersi servizi sanitari più o meno al livello dei paesi avanzati e ben diversi da quelli del resto dell’America Latina.

Quando l’impero sovietico ha iniziato a disintegrarsi e la presunta minaccia sovietica a Cuba si è dissolta a tal punto che nessuno può più prenderla sul serio, è successo un fatto interessante, anche se sembra che non se ne sia accorto nessuno nei media americani. Da trent’anni la versione ufficiale era sempre stata che dovevamo difenderci da Cuba perché era un avamposto dei russi. Bene, all’improvviso non ci sono più i russi e che cosa succede? D’un tratto si scopre che tenevamo Cuba sotto embargo a causa del nostro amore per la democrazia e i diritti umani, non perché fosse un avamposto del comunismo che stava per distruggerci; adesso si scopre che è per questo che li abbiamo torturati, e nessuno nella stampa americana mette anche soltanto in dubbio questa novità.

Nel 1992, un democratico liberal, Robert Torricelli, ha proposto al Congresso un disegno di legge, il Cuban Democracy Act, che rendeva ancor più rigido l’embargo, proibendo alle filiali estere delle imprese statunitensi di intrattenere commerci con Cuba, permettendo il sequestro del carico delle navi straniere che commerciano con Cuba. Questa proposta del liberal Torricelli era in così grave conflitto con le leggi internazionali che persino George Bush ha posto il veto, fino a quando è stato scavalcato a destra da Bill Clinton durante la campagna presidenziale e ha dovuto capitolare. Il cosiddetto “progetto di legge per la democrazia a Cuba” è stato subito denunciato da tutti i nostri alleati principali. Alle Nazioni Unite il mondo intero l’ha condannato, con l’eccezione di due paesi. Stati Uniti e Israele, ma sembra che il New York Times non ne sia mai venuto a conoscenza. L’anno prima c’era stato un voto delle Nazioni Unite sull’embargo in cui gli Stati Uniti erano riusciti a strappare tre voti a favore, loro stessi, Israele e la Romania.

Come ha detto in un dibattito il nostro ambasciatore all’ONU, Madeleine Albright: «Se possibile agiremo in maniera multilaterale, se necessario in modo unilaterale», e intendeva con la violenza. È così che funziona quando sei un padrino della mafia: se gli altri ti appoggiano bene, altrimenti vai avanti per conto tuo, perché non hai regole da rispettare. Facciamo così anche noi, e il caso di Cuba lo illustra alla perfezione.

L’embargo rafforzato ha funzionato: circa il 90 percento degli aiuti e dei commerci bloccati era costituito da cibo e medicinali, con le conseguenze prevedibili. Di recente sono usciti alcuni articoli sulle principali riviste mediche che descrivevano alcune conseguenze: il sistema sanitario, che era eccellente, sta collassando, c’è un’incredibile carenza di farmaci, riappaiono malattie rare che non si vedevano più dai tempi dei campi di prigionia giapponesi della Seconda guerra mondiale, la mortalità infantile è in crescita, le condizioni generali di salute si abbassano.

In generale imporre sanzioni a una nazione è un’operazione molto discutibile, soprattutto quando queste sanzioni non sono sostenute dalla popolazione che dovrebbe essere aiutata. Ma questo embargo è particolarmente brutale, a parer mio è un crimine enorme. E potremmo fare molto per farlo cessare, se soltanto negli Stati Uniti si riunisse abbastanza gente che comincia a combinare qualcosa. Ormai persino alcuni settori del capitalismo americano stanno iniziando a rivedere le proprie posizioni: sono preoccupati di restare tagliati fuori da pingui affari nel caso gli altri paesi ricchi smettessero di obbedire alle nostre regole e iniziassero a violarle.

(Noam Chomsky, Capire Il Potere)

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