Cuba. Un primo bilancio a un anno dalla "svolta"Tribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
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Cuba. Un primo bilancio a un anno dalla “svolta”

A circa un anno dalla storica decisione di normalizzare le relazioni tra Cuba e Usa (cui peraltro non ha fatto seguito l’abolizione dell’embargo Usa), è possibile attuare un primo bilancio della situazione economica dell’Isola. Peraltro il presidente Raul Castro ha ribadito in più di una occasione come Cuba sia e voglia rimanere comunista a dispetto di tanti “trionfalismi” di una certa stampa occidentale. 

A poco più di un anno dallo storico annuncio di Obama della normalizzazione tra i rapporti tra Usa e Cuba sarebbe necessario cominciare a tracciare alcuni bilanci. Prima però è altrettanto necessario ricordare come le promesse di Obama riguardassero ad esempio anche un elemento vitale come la cancellazione dell’embargo commerciale nei confronti di Cuba, promesse per ora rimaste lettera morta dato che il Congresso americano continua a glissare su questo tema. Nonostante in molti hanno accolto quel riavvicinamento come una sostanziale resa di Cuba, la realtà sembra suggerire il contrario, ancor più che il presidente cubano Raul Castro ha detto in modo molto chiaro che Cuba non ha alcuna intenzione di mettere in discussione le proprie idee e la propria ideologia socialista.

Come riferito da quotidiano britannico The Guardian da un anno a questa parte comunque si sono verificati importanti cambiamenti nell’isola, con la vita economica quotidiana che ha cominciato a essere segnata da un certo fermento. Secondo il quotidiano, non certo benevolo nei confronti di Cuba, il cosiddetto disgelo avrebbe in qualche modo aperto nuove possibilità per i cubani, e anche gli investitori stranieri avrebbero cominciato a guardare con rinnovata apertura a Cuba.

Al momento i settori contrassegnati da maggiore vivacità sono le infrastrutture e i trasporti, ovvero i settori maggiormente interconnessi al turismo, una delle ricchezze più importanti per l’economia locale.  Solo nel 2011 sono oltre due milioni e mezzo i turisti che hanno visitato Cuba contro i tre milioni nel 2014, e tale tendenza dovrebbe continuare ancora a lungo portando nuovi visitatori dal Canada e soprattutto dall’Europa.  In questi ultimi mesi inoltre L’Avana ha anche deciso di potenziare il porto della capitale investendo qualcosa come 900.000 dollari nella costruzione di un nuovo scalo portuale. Ma la sensazione è che gli Stati Uniti stiano solamente bluffando e che quello di Obama sia stato solo un espediente per ottenere consensi facendosi etichettare come colui che ha risolto un problema decennale. Ma in realtà nessuno a Washington ha la minima intenzione di accettare l’esistenza di un paese comunista a poche miglia dalle proprie coste, non a caso l’embargo rimane lì e probabilmente ci rimarrà ancora a lungo.

La Cuba moderna invece rappresenta una smentita vivente del principio dato per assoluto dell’inefficacia di qualsiasi economia statalista. Di conseguenza gli osservatori internazionali tendono a parlare di Cuba in modo molto negativo in quanto Raul Castro non sta cedendo alle politiche neoliberiste che invece vengono interpretate come le uniche possibili per una “democrazia”. Intanto nell’aprile del 2016 si terrà il settimo congresso del Partito Comunista Cubano e molti osservatori hanno detto di aspettarsi misure più incisive, ad esempio una accelerata delle riforme. E proprio perchè fiduciosi nelle riforme il gruppo di creditori di Cuba ha deciso di condonare ben 8,5 miliardi di dollari all’economia dell’isola. In tanti hanno commentato la sconfitta elettorale di Maduro in Venezula come un colpo a Cuba che, non potendo più contare sui sussidi petroliferi di Caracas ora non avrebbe altra scelta che cedere alle riforme economiche volute da Usa e compagnia. Ma quanti pensano che Cuba semplicemente applicherà l’agenda neoliberista si sbagliano di grosso in quanto l’orientamento socialista di Cuba è semplicemente fuori dal tavolo delle trattative.

Tribuno del Popolo

 

 

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