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mercoledì , 18 gennaio 2017
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Cuba, un’isola africana

Evidenziando i legami storici che uniscono i popoli di Cuba e Africa, Amilcar Cabral un giorno affermò che la terra di Fidel è “un’isola africana persa nel Mar dei Caraibi”. Sentimento condiviso dal rivoluzionario cubano, per il quale Cuba è “un paese latino-africano”.

Assassinato nel 1970 da agenti del colonialismo portoghese, il leader della lotta politica e armata per l’indipendenza nazionale della Guinea Bissau e di Capo Verde era un grande ammiratore della Rivoluzione Cubana e dei suoi dirigenti.

All’inizio del 1965, Cabral si era incontrato a Conakry con Ernesto Che Guevara, in viaggio in Africa per incontrare dirigenti di movimenti di liberazione nazionale e regimi progressisti come quelli di Algeria, Egitto, Ghana e Tanzania. Poco tempo dopo, Cuba avrebbe spedito alimenti, medicinali, uniformi e armi per i combattenti del PAIGC (Partito Africano per l’Indipendenza della Guinea e di Capo Verde, ndt). E avrebbe inviato i primi medici e consiglieri militari per appoggiare il governo di Massamba-Debat, del Congo (Brazzaville), e i guerriglieri del FRELIMO in Mozambico, e del Congo (Leopoldville). Più tardi, alla metà del 1966, sarebbero sbarcate nelle aree liberate della Guinea Bissau squadre di medici e di consiglieri militari cubani.
Questo sostegno internazionalista al movimento indipendentista africano si sarebbe esteso in seguito ad altri paesi. Nel dicembre del 1975, quando Agostinho Neto proclama la Repubblica Popolare dell’Angola, già invasa dalle orde sudafricane e da mercenari al soldo dell’imperialismo, ci sono combattenti cubani ad aiutare gli angolani nella difesa di Luanda.

In Angola, fino alla metà degli anni 80, militari cubani – insieme a medici, insegnanti e altri tecnici che lavoravano alla edificazione del nuovo Stato – hanno aiutato il governo del MPLA a combattere, contrastare e vincere l’esercito del Sudafrica dell’apartheid e i suoi fantocci. Vittorie decisive per la conquista della pace in Angola, l’indipendenza della Namibia, per la fine dei regimi razzisti rhodesiano e sudafricano, per il cambiamento profondo della mappa politica dell’Africa Australe.

Le forze progressiste e i popoli dell’Africa non dimenticheranno mai il contributo della Rivoluzione Cubana alla vittoria del continente e il sangue versato dai cubani, molti dei quali discendenti di schiavi africani trasferiti con la forza, secoli prima, nei Caraibi.

Pieno rispetto della sovranità nazionale

Le statistiche della cooperazione Cuba-Africa sono impressionanti. In un recente articolo su Granma, il giornale del Partito Comunista di Cuba, la giornalista Laura Prada fornisce numerose cifre su questo “ponte tra popoli fratelli”.

Il primo passo fu effettuato nel maggio del 1963, quando arrivò in Algeria che aveva appena conquistato l’indipendenza la prima equipe medica cubana, con 55 elementi. Uno degli esempi più recenti di questo spirito solidale, nel settore sanitario, elogiato dalle Nazioni Unite, dall’Unione Africana e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è stato l’invio di una brigata di 256 operatori sanitari nella Guinea Conakry, in Liberia e Sierra Leone, per contribuire a controllare l’emergenza sanitaria provocata dal virus Ebola.

Dal trionfo della Rivoluzione Cubana fino al 2015, più di un milione di cubani ha lavorato in 160 paesi e circa 30.000 hanno offerto i loro servizi nei settori della sanità, dell’educazione, dello sport, della scienza e della edilizia civile in diversi paesi del Nord Africa e dell’Africa sub-sahariana.

Lavorano in Africa, attualmente, secondo Granma, 5.000 cubani ancora solo il 10 per cento dei cooperanti di Cuba in tutto il mondo. Per settori, 2.442 sono della sanità, 247 dell’educazione, 82 del settore tecnico, 72 dell’edilizia civile. I paesi africani con il maggior numero di cooperanti cubani, alla fine del primo trimestre di quest’anno, erano Angola (2.742), Algeria (905), Guinea Equatoriale (507), Mozambico (389), Sudafrica (329), Gambia (114), Namibia (113) e, con meno di cento, Botswana, Gabon, Congo, Capo Verde, Guinea Bissau, Burkina Faso, Zimbabwe, Repubblica Araba Saharawi Democratica, Eritrea, Etiopia, Tanzania.

Questa cooperazione si basa su quattro principi, che aiutano a comprendere l’ammirazione dei popoli africani per l’internazionalismo della Rivoluzione Cubana. Il primo è quello del mutuo beneficio e della solidarietà; il secondo, quello del contributo allo sviluppo dei paesi recettori di aiuti di emergenza o in caso di disastro; il terzo è la dimostrazione di solidarietà tra i popoli, senza condizioni; e, il quarto principio, è quello del rispetto incondizionato per la sovranità, le leggi nazionali, la cultura, la religione e l’autodeterminazione dei popoli.

Fonte: Marx21.it

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