Cuba-Usa. Disgelo forse, resa noTribuno del Popolo
lunedì , 22 maggio 2017
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Cuba-Usa. Disgelo forse, resa no

Per la prima volta in 50 anni le macchine fotografiche hanno immortalato il presidente americano e quello cubano seduti l’uno di fronte all’altro. A Panama, nel corso del vertice delle Americhe, i due presidenti hanno voluto dare un segnale di disgelo e subito i media occidentali hanno parlato di sconfitta della “rivoluzione”. Ma più che di resa e di sconfitta forse sarebbe bene parlare di confronto costruttivo e di disgelo, perchè sono ancora tanti i motivi di attrito tra Usa e Cuba.

Siamo pronti a discutere di tutto ma ci vuole pazienza“, queste le parole di Raul Castro, il presidente 83enne di Cuba e fratello di Fidel che a Panama, nella cornice del vertice delle Americhe, ha anche affermato di credere all’onestà di Barack Obama che non può certo assumersi la colpa dell’embargo dal momento che è stato deciso dai suoi predecessori ai tempi della Guerra Fredda. E dato che il socialismo reale non esiste più lo stesso Obama ha riconosciuto come sia del tutto inutile ritenere Cuba una minaccia per la sicurezza americana, plaudendo quindi all’apertura di un dialogo costruttivo con i vertici della Rervoluciòn cubana. E i giornalisti di casa nostra non aspettavano altro per parlare apertamente di “sconfitta della rivoluzione” , come fa ad esempio Mimmo Candito su “La Stampa”. Peccato che le loro riflessioni sembrino quasi dei “desiderata” che un’analisi coerente della realtà.

Innanzitutto per capire quello che sta succedendo tra Cuba e Stati Uniti sarebbe importante anche solo ricordare che a rendere “anormali” le relazioni tra i due paesi non fu la Rivoluzione cubana bensì la decisione dell’amministrazione americana che non poteva nè voleva sopportare l’esistenza di una rivoluzione socialista a poche miglia dalle coste della Florida. Cuba non ha mai rappresentato un pericolo per la sicurezza americana, non ha mai realizzato attentati o piani di invasione, eppure per decine e decine di volte gli americani hanno provato a eliminare il Lider Maximo Fidel Castro, arrivando persino a organizzare una invasione, quella della Baia dei Porci, e a realizzare un barbaro embargo, #ElBloqueo, che ancora oggi costa molto, moltissimo, all’economia socialista dell’isola. Dunque per parlare di una normalizzazione tra i rapporti tra i due paesi bisogna in primis parlare della rimozione dell’embargo da parte americano, e questo sembra essere non scontato dal momento che per farlo Obama avrà bisogno della votazione del Congresso, che appare improbabile. Non solo, Raul Castro e Obama hanno realizzato un incontro che fa ben sperare per il futuro dei rapporti tra i due paesi, ma dietro l’ottimismo dei giornalisti che smaniano dalla voglia di attribuire a Obama anche questo merito, ci sono ancora molti punti di attrito tra i due paesi. Innanzitutto per quanto come annunciato da Raul Castro le autorità cubane siano pronte a parlare di qualsiasi cosa con la controparte, nessuno a Cuba ha la minima voglia di recitare un “Mea Culpa” e di cestinare ideali e principi che ispirarono la Rivoluzione. Ad esempio per quanto riguarda la politica internazionale Cuba la pensa molto ma molto diversamente rispetto alla Casa Bianca, basti pensare alla questione del Venezuela, con Nicolas Maduro che continua a essere un amico e un partner di L’Avana mentre, al contrario, il Venezuela è stata recentemente definita dagli Stati Uniti una “minaccia per la sicurezza nazionale americana”.

Insomma un “nuovo corso”, certo, ma non una resa del “Davide” Cuba al “Golia” americano. Del resto gli stessi giornalisti tra le righe ammettono che tra Raul Castro esistono a tutt’oggi visioni molto diverse su come la società dovrebbe essere organizzata, e in questo senso nessuno a Cuba ha mai parlato di cestinare gli ideali socialisti. Obama continua a sostenere di voler supportare ovunque democrazia e diritti umani, ed è proprio questo il problema per Cuba che, se da un lato per bocca di Obama apprende di non essere più considerata una minaccia per gli Stati Uniti, dall’altro sa benissimo che gli Usa continuano a utilizzare l’arma del #doublestandard per decidere la propria politica estera, in questo modo possono permettersi di accusare il Venezuela di Maduro di violazioni dei diritti umani e appoggiare il governo del Messico, dell’Honduras o molti altri che invece sono maggiormente allineati con la Casa Bianca in politica estera e non sono certo più teneri per quanto riguarda la gestione dei diritti umani.

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