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martedì , 17 ottobre 2017
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Cuba. Viaggio nel sistema sanitario “modello” della Rivoluzione

I media di tutto il mondo bombardano continuamente di notizie false e tendenziose nei confronti di Cuba, paese reo di non aver ammainato la bandiera della “Revoluciòn”. Oggi nel 2012 è tempo però di trarre alcuni bilanci oggettivi: L’Avana sforna ogni anno più medici del totale di quelli presenti nell’isola prima della vittoria di Fidèl Castro. Per la “Revoluciòn” un risultato straordinario…

Dai tempi del trionfo della Revoluciòn nel 1959, a Cuba la medicina ha fatto letteralmente passi da gigante, diventando a pieno titolo la priorità del governo cubano. In pochi anni il governo rivoluzionario cubano ha trasformato l’isola dei Caraibi in un punto di riferimento mondiale nel campo. Cuba, a oggi, è il paese al mondo con la maggiore percentuale di medici per abitante. Solo propaganda del regime? non si direbbe dal momento che sono centinaia gli occidentali, spesso americani, che decidono di affidarsi  alle cure mediche gratuite offerte dal socialismo caraibico.

Un esercito di dottori: Solo nel 2012 Cuba ha formato qualcosa come 11.000 nuovi dottori, i quali hanno portato a compimento la loro formazione di sei anni nelle facoltà di medicina riconosciute per l’eccellenza degli insegnati. Si tratta della maggiore “promozione” medica della storia del Paese, il frutto delle scelte del governo di porre la medicina e il benessere sociale in cima alle priorità nazionali. Di questi 11.000 nuovi medici ben 5.315 sono cubani, mentre gli altri 5.694 provengono da  59 paesi dell’America Latina, dell’Africa, dell’Asia e anche degli Stati Uniti. Per la maggioranza i medici “stranieri” sono boliviani (2.400), ma ci sono anche nicaraguensi (429), peruviani (453), ecuadoregni (308), colombiani (175), e guatemaltechi (170). In questo modo in un solo anno Cuba ha formato più medici del totale del personale medico presente sull’isola nel 1959.

La guerra sanitaria degli Stati Uniti:  Al momento della vittoria della Rivoluzione Cuba aveva a disposizione 6.282 medici. Di questi almeno 3.000 hanno scelto di abbandonare il Paese per fuggire negli Stati Uniti, attratti dalle opportunità professionali che allora offriva Washington. Si tratta di un capitolo oscuro della contrapposizione Usa-Cuba ai tempi della Guerra Fredda, un capitolo che ha visto l’amministrazione Eisenhower cercare di depredare le risorse umane dell’isola con il proposito di creare una crisi sanitaria generalizzata. Di fronte a questa minaccia Cuba ha deciso di rispondere investendo in modo massivo proprio nella medicina, e lo fece rendendo gratuito e generalizzato l’accesso agli studi superiori, e soprattutto garantendone l’accesso a chiunque. Così oggi a Cuba esistono ben 24 distinte facoltà di Medicina ( nel 1959 ne esisteva una sola), locate in ben tredici delle quindici provincie cubane, e il Paese dispone anche di più di 43.000 professori di medicina. Dal 1959 a oggi si sono formati a Cuba qualcosa come 109.000 medici, e con un medico ogni 148 abitanti, secondo la Organizzazione Mondiale per la Salute, Cuba è la nazione del mondo meglio dotata nel settore. Il Paese dispone anche, tra le altre, cose, di ben 161 ospedali e 452 policlinici, strutture peraltro ben tenute e che L’Avana cerca anche di tenere aggiornate quanto più possibile.

La Scuola Latinoamericana di Medicina: Ma non è finita qui. Oltre ai corsi di Medicina nelle 24 facoltà presenti nel Paese, Cuba forma gratuitamente anche studenti stranieri nella Escuela Latinoamericana de Medicina a L’Avana. nel 1998, quando sul Centroamerica si abbatteva l’uragano Mitch, Fidel Castro decise di creare la  Escuela Latinoamericana de Medicina de La Habana (ELAM), inaugurata il 15 novembre 1999 con il fine di formare a Cuba i medici del futuro del mondo degli “oppressi”. “Formare medici pronti ad andare ovunque ve ne sia il bisogno e per tutto il tempo necessario, questa è la ragione della fondazione della nostra scuola”, ha spiegato Miladys Castilla, il vicedirettore dell’ ELAM. Attualmente sono circa 24.000 gli studenti provenienti da 116 paesi di’America Latina, Africa, Asia, Oceania, e anche dagli Stati Uniti, che scelgono di venire a studiare medicina gratis a Cuba. Quasi sicuramente però alcuni lettori penseranno che questa altro non sia che propaganda di regime. A incoronare l’ELAM però è stata l’Organizzazione Mondiale della Salute, non certo un centro di potere bolscevico: “La Scuola Latinoamericana di Medicina riceve giovani appassionati dei paesi sottosviluppati e li rimanda a casa formati come medici“. In cambio della promessa non vincolante di esercitare la loro professione in zone sottosviluppate, gli alunni ricevono anche un piccolo stipendio. L’ELAM seleziona anche i suoi medici in base al luogo di provenienza, con una predilezione nei confronti delle regioni che hanno più bisogno di medici.

La solidarietà internazionale: Allo stesso modo, Cuba cerca di formare anche ogni anno qualcosa come 29.000 studenti stranieri in scienze mediche in tre diverse carriere: medicina, infermeria e tecnologia della salute in ben otto paesi differenti: Venezuela, Bolivia, Angola, Tanzania, Guinea Bissau, Guinea Equatoriale e Timor Est. Nel 1963  Cuba ha inviato la sua prima missione medica gratuita in Angola, e da allora L’Avana si è assunta l’onere di curare i problemi dei poveri del pianeta, nel nome della solidarietà internazionalista e dei sette principi della medicina cubana: equità, gratuità, accessibilità, universalità. corresponsabilità e giustizia. Non esistono altre nazioni al mondo che hanno fatto qualcosa di simile per i paesi poveri, basti pensare che dai tempi del lancio del progetto circa 132.000 medici e altro personale hanno lavorato volontariamente in 102 paesi. In totale i medici cubani hanno curato più di 85 milioni di persone nel mondo e hanno salvato oltre 615.000 vite umane. Attualmente sono 31.000 i collaboratori medici che hanno offerto i loro servizi in ben 69 paesi del Terzo Mondo. Anche il Venezuela ora ha cominciato una stretta collaborazione con L’Avana, e Caracas ha deciso di lanciare nel 2004 una campagna umanitaria continentale chiamata “Operaciòn Milagro” e che consiste nell’operare gratuitamente i latinoamericani affetti da problemi agli occhi che non sono in grado di pagarsi una operazione chirurgica. Anche la “medicina dei disastri” a Cuba ha fatto passi da gigante, al punto da essere parte integrante della carriera medica. Nell’isola caraibica infatti anche i bambini vengono fatti partecipare agli esercizi e ad apprendere i rudimenti delle tecniche di sopravvivenza. Con una mortalità infantile inferiore a quella di Canada e Stati Uniti e di tutto il Terzo Mondo, e con un’aspettativa di vita di 79 anni (era di 60 anni nel 1959), la situazione di Cuba è simile dal punto di vista dello sviluppo umano a quella dei paesi più sviluppati, con buonapace dei detrattori d’accatto che in nome dell’ideale fittizio di libertà mistificano e dimenticano i risultati della Rivoluzione.

Daniele Cardetta

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