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giovedì , 27 luglio 2017
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Cuba vince!

Quella giunta oggi è una notizia che farà piacere a tutti gli amici di Cuba e della giustizia. Dopo un lungo colloquio telefonico tra Obama e Raul Castro si è annunciata l’apertura di una pagina nuova e storica nelle relazioni tra i due paesi: Cuba non viene più considerato un paese terrorista, i cittadini statunitensi potranno viaggiare liberamente nell’isola ribelle e, soprattutto, si sono poste le basi per togliere il blocco economico, commerciale e finanziario che strangola l’isola caraibica e, nell’ambito di uno scambio di prigionieri, 3 dei 5 eroi cubani ancora detenuti nelle carceri Usa, tornano in libertà.

Fonte: Marx21.it

Possiamo dire, senza paura di essere smentiti, che Cuba vince una delle sue battaglie più importanti e difficili e tutte le implicazioni operative di questa svolta segnano un punto a favore dell’isola ribelle.

La scelta di Obama di ristabilire relazioni diplomatiche con L’Avana (erano state interrotte nel 1961 a seguito della vittoria della rivoluzione) e di dare vita a “negoziati rapidi, per una riapertura dell’ambasciata Usa in tempi stretti”, segna una svolta epocale perché apre concrete possibilità di messa in discussione del bloqueo, vero e proprio atto di guerra nei confronti della popolazione e del governo rivoluzionario che, in questi decenni, ha dovuto fare fronte ad un assedio incessante rispetto al commercio, alla finanza ed al turismo, con gravi ripercussioni sulla sua economia. Oggi è lo stesso Obama a dover ammettere che la politica del bloqueo ha fallito. La resistenza cubana è davvero eroica: mai il suo gruppo dirigente ha barattato i principi e le idee, neanche nei momenti più difficili. Di questo insegnamento dovrebbe farne tesoro la sinistra nostrana…

Anche la vicenda dei 5 patrioti cubani, ingiustamente detenuti nelle carceri statunitensi dopo un processo farsa e condannati (alcuni di loro) al carcere a vita, dimostra che la capacità di mobilitazione internazionale, la fermezza dei principi ed un’abile battaglia diplomatica, hanno portato i loro frutti.

Cuba vince e rilancia ma, a differenza delle cronache giornalistiche delle ultime ore, tutto questo è stato possibile non solo grazie ad un colloquio telefonico di 45 minuti o all’intercessione diplomatica del Vaticano, che sicuramente ha giocato un ruolo importante, ma ad un lungo lavoro diplomatico che proprio Raul, oggi presidente del Consiglio di Stato, ha curato sin da quando era a capo delle forze armate.

In una straordinaria intervista all’attore americano Sean Penn per la rivista The Nation, già nel novembre del 2008 Raul si dichiarava pronto ad incontrare Obama a Guantanamo ed aggiungeva: «non abbiamo mai avuto nulla contro il popolo americano, buone relazioni sarebbero vantaggiose per tutti e due. Forse noi non possiamo risolvere tutti i nostri problemi, ma possiamo risolverne un buon numero». Un’apertura ed un invito esplicito al dialogo che sostanziava una precisa linea diplomatica fino ad allora segreta ma che Raul decide di rendere pubblica: «fu stabilita una linea privilegiata militari-militari e dal 9 maggio 1995 ci accordammo per incontri mensili con i rappresentanti principali dei due governi. (…) Gli incontri avevano luogo il terzo venerdì di ogni mese. Usavamo alternativamente o la base Usa a Guantanamo o il territorio cubano. Facevamo esercitazioni di emergenza congiunte».

Il governo cubano ha sempre voluto discutere le proprie relazioni con gli Usa su un piano di parità e rispetto reciproco. Fino ad oggi, nell’amministrazione statunitense aveva invece prevalso la linea dello scontro diplomatico, dello strangolamento economico, del supporto alla dissidenza ed alla potente lobby degli anticastristi di Miami e della campagna ideologica anticubana. Oggi le cose cambiano radicalmente.

È tutto oro quello che luce? Sicuramente no. Obama prende semplicemente atto del fallimento totale della politica Usa sin qui perseguita e, coraggiosamente, opera una rottura. Ma questo non significa che l’insidia contro il governo rivoluzionario di Cuba sia cessata. Passa semplicemente su un altro piano. Non c’è più lo scontro frontale “da guerra fredda”, ma si opera sperando che l’integrazione cubana anche sul piano economico e commerciale, ponga le basi per la diffusione “dei valori americani” nel popolo cubano. Obama questo concetto lo ha ripetuto chiaro nel suo discorso infarcendolo con la retorica sui diritti umani e sulla democrazia occidentale.

Inizia quindi una nuova sfida ed una nuova tappa del processo rivoluzionario che assegna ancora una volta al Partito un ruolo centrale e che richiederà una quantità enorme di lavoro ed un costante ed efficace lavoro ideologico basato sul contatto permanente con la popolazione.

Infine non bisogna dimenticare che la vittoria cubana sul piano politico e diplomatico di questi giorni fa’ il paio con i successi ed i cambiamenti economici, frutto delle coraggiose riforme varate dal VI Congresso del Partito Comunista del 2011. Inizia pertanto una nuova era ed una nuova tappa del processo rivoluzionario cubano e la storica novità delle ultime ore, non è che l’inizio di grandi ed importanti successi.

Francesco Maringiò, vice resp. Esteri Pcdi

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