Da Atene a Madrid, il Mediterraneo in rivolta si ribella all' AusterityTribuno del Popolo
domenica , 22 gennaio 2017
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Da Atene a Madrid, il Mediterraneo in rivolta si ribella all’ Austerity

Da Atene a Madrid, il Mediterraneo in rivolta si ribella all’ Austerity

Da Atene a Madrid passando per Roma e Lisbona. Monta la rabbia antieuropeista e nei confronti della Troika, percepita sempre di più come un organo opprimente e lontano dai bisogni dei cittadini di “serie b” del Mediterraneo. E i giovani mediterranei che rimangono sono sempre meno disposti a chinare la testa…

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Sarà per il retaggio lontano di antichi fasti o per una cultura millenaria comune che unisce e non divide, ma tra le due sponde del Mediterraneo inizia a muoversi qualcosa. Non più masse rumorose e inerti trasportate dagli eventi come tronchi dalla corrente, bensì generazioni sempre più consapevoli dell’ingiustizia che stanno subendo sulla propria stessa carne. Non sono certo i giovani greci, spagnoli, italiani e portoghesi i responsabili della crisi economica che sta falciando l’Occidente e non solo, eppure sono loro i primi a pagarla sulla propria pelle, nella totale indifferenza dei rispettivi governi e nel più glaciale cinismo di Nord Europa e organi dell’Ue.  Quando i greci un anno fa scendevano in piazza paragonando Angela Merkel a Hitler e l’Ue al Terzo Reich, in molti additavano gli ellenici come dei mitomani. Qualche mese dopo però anche in Italia e Spagna hanno assaporato il “bastone” dell’austerity con tanto di tagli scellerati, austerity, elogio della precarietà e futuro ipotecato per milioni di giovani e non. In Spagna la scorsa notte si sono verificati violenti scontri a Madrid, dove migliaia di manifestanti erano scesi in piazza per chiedere le dimissioni del premier Mariano Rajoy. In Grecia la gente non ha mai smesso di scendere in piazza, e in Italia solo la frammentazione politica estenuata impedisce, per il momento, che le piazze forzino la situazione. Un’Europa che si divide in due lungo le linee di faglia Nord-Sud, linee di faglia ataviche che evidentemente rappresentano divisioni profonde anche dal punto di vista culturale. Ci sono Paesi che all’Europa e all’integrazione europea hanno dato molto, altri meno, eppure ora sono i Paesi più forti economicamente quelli che vogliono imporre agli altri la loro visione d’insieme.  I forti che fanno cartello contro i “deboli”, ed è facile sfottere il disordine di noi italiani, magari caricaturati assieme agli spagnoli e ai greci come macchiette che non hanno voglia di lavorare e che gravano sulle spalle dell’ “onesto” tedesco. Cazzate, secondo noi, ancor più cazzate perchè la cultura e il concetto stesso di “Europa” sono nati in seno al Mediterraneo e non certo nelle gelide pianure del Nord. Cazzate perchè non conta solamente la produttività, conta anche molto altro, come la cultura che tra le due sponde del Mediterraneo ha i suoi “giacimenti” più grandi al mondo. Così mentre il Mediterraneo meridionale e orientale è in fiamme, fumi di resistenza si innalzano anche dalla Grecia, dalla Spagna, dalla Sicilia, dove prosegue fiera la protesta contro il Muos, dal Portogallo. Qualcuno ha deciso di tirare via con un tratto di matita i diritti di milioni di cittadini, rei a loro dire di aver vissuto al di sopra delle loro possibilità per decenni. In Grecia, in Spagna, in Italia, però, coloro che oggi pagano la crisi non sono coloro che hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, sono coloro che facevano sacrifici per sopravvivere prima e che ne fanno ancora di più oggi, sono quelli che studiano e pagano le tasse, sono quelli che si dibattono tra debiti, precarietà, alienazione familiare, mancanza di futuro. Una rabbia di una generazione che sta montando sempre di più perchè non trova nessuno capace di comprenderla. E quando non c’è comprensione il rischio/speranza è quello di una Primavera Mediterranea. Noi non siamo nazionalisti, e non lo saremo mai, ma siamo orgogliosi delle nostre radici di cui non ci vergogniamo, come invece purtroppo capita con molti italiani che si lasciano sedurre dalle sirene nordiche con troppa superficialità. Non esistono culture “migliori” di altre, sarebbe bene ricordarselo prima di dare facili etichette, così come sarebbe bene ritrovare la fiducia in un progetto comune, una vera Europa di popoli e culture e non di potentati e rapporti di forza. Un’ Europa di solidarietà e non di competizione, un’Europa più mediterranea e meno Natocentrica.

Gracchus Babeuf

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