Da esseri umani a "Unità di Produzione"Tribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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Da esseri umani a “Unità di Produzione”

L’unica cosa che sembra contare in questo XXI secolo sempre più all’insegna della globalizzazione dei capitali e dei profitti, ma anche dello sfruttamento, è il denaro. Si registra la sconfitta definitiva e forse finale dell’umanesimo con gli esseri umani che diventano niente di più di “unità di produzione” che servono solo ad aumentare denaro e profitto. 

Negli ultimi trent’anni, ma probabilmente anche da prima, il processo pervasivo di espansione del capitalismo non ha subito arresti, anzi. Senza più critiche al sistema economico dominante dopo la sconfitta subita dal socialismo reale, ecco  che il capitalismo ha potuto dispiegarsi in tutta la sua potenza avendo come unico limite lo stesso limite fisico del globo. Il neoliberismo si è fuso con la globalizzazione consentendo a coloro che già possedevano vasti capitali di porre le premesse per raddoppiarli o triplicarli nel giro di pochi anni. Un mondo senza barriere per i capitali, liberi di girare da una parte all’altra del pianeta cercando le migliori condizioni possibili, una sorta di religione del denaro che travolge tutto mettendo anche i diritti umani in secondo piano. Gli stessi esseri umani non diventano più i protagonisti di questa nuova religione globale, ne rimangono ai margini diventano a loro volta una semplice risorsa, una “unità di produzione” da sfruttare allo stesso modo di altre risorse. Una risorsa come un altra che di certo non può frapporsi alla valorizzazione dei capitali che diventa non solo la cosa più importante, ma anche l’unico fine della politica e dell’agire umano. Una sconfitta totale dell’umanesimo inteso come mettere l’essere umano al centro. Se il socialismo si propone il superamento dello sfruttamento e delle ingiustizie per permettere all’essere umano di vivere nel benessere fisico e morale, questo capitalismo neoliberista assurto a nuova ideologia globale si propone come unico obiettivo quello dell’accaparramento della ricchezza e della creazione del profitto. Di fronte ai conti, che devono sempre e comunque “tornare”, ecco che gli essermi umani sbiadiscono e perdono quasi la loro umanità divenendo freddi numeri da organizzare a proprio piacimento. Questo accade in quanto questa nuova ideologia ha convinto che nulla è più importante non tanto della sacralità dell’essere umano quanto della sacralità dei conti. Del resto un essere umano viene giudicato non più per quello che è, per i suoi pensieri e la sua sensibilità, ma solo e unicamente per il denaro che maneggia e che riceve a fine mese. Si può quindi ben comprendere come per un pugno di governanti abbeverati da decenni con questa ideologia estremista e pervasiva le sofferenze di interi popoli rappresentino solo un rumore di sottofondo e nulla più. Non solo, la de-umanizzazione dell’economia permette ad economisti, politici e banchieri di negare prestiti a interi Stati in nome dell’igiene dei conti senza che si rendano conto che da queste drammatiche decisioni ne deriva una sofferenza micidiale che colpisce milioni di famiglie. Passateci un paragone forte ma è un pò come la guerra moderna dove ufficiali annoiati realizzano missioni militari utilizzando un mouse e un Pc, magari maneggiando un drone, de-umanizzando e quindi de-responsabilizzando la guerra. Chi sarà quindi responsabile per milioni di famiglie affamate, prive della dignità del lavoro e della speranza, ma anche dei bisogni primari degli esseri umani? Chi mai renderà conto per aver scelto di avere dei conti migliori a fine mese piuttosto che di aver aiutato chi sta male davvero? Occorre sensibilizzare l’opinione pubblica proprio su questo, facendo capire che tale sistema ormai non è più riformabile in quanto i valori di questo sistema non sono più valori condivisibili, anzi sono valori in netta contraddizione con quelli che pongono l’essere umano al centro, sono valori tout court “disumani” in quanto il denaro è di per se stesso un bene convenzionale, un bene il cui valore gli viene impresso dalla volontà umana ma che non lo possiede di per sè come l’essere umano stesso. Tutto questo porta interi governi a decidere guerre globali non tanto in nome di ideali di solidarietà come potrebbero essere guerre contro governi che opprimono e uccidono, ma in nome del valore primario, ovvero quello di duplicare, quintuplicare, centuplicare i capitali. Questo spiegherebbe anche perchè l’Occidente al posto che inviare le sue armi contro chi brucia persone nelle gabbie e impicca bambini (vedi l’Isis peraltro supportato e finanziato fino a pochi mesi prima) preferisca giocare alla guerra termonucleare con la Russia. Tanto chi ne pagherebbe i costi non sono i profitti, ma le persone. Quelle sì, sacrificabili sull’altare del Dio Denaro.

Grachus Babeuf

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