Da Guerra Fredda a Guerra Tiepida, il caso della SiriaTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Da Guerra Fredda a Guerra Tiepida, il caso della Siria

In Siria stiamo assistendo dopo cinque anni di guerra a una vera e propria escalation dovuta alle ingerenze di potenze straniere che rinfocolano il conflitto piuttosto che sopirlo. In particolare gli Stati Uniti sembrano essere i più determinati nell’imporre cambiamenti geopolitici ad ogni costo, indipendentemente dalle conseguenze.

Al netto delle opinioni e dei punti di vista variabili sulla Siria e sul conflitto che in cinque anni ha provocato oltre dieci milioni di profughi e quasi mezzo milione di morti restano però alcuni punti fermi che non bisogna dimenticare se si vuole comprendere qualcosa di più: Innanzitutto la Russia è sì intervenuta in Siria ma su richiesta del governo siriano di Damasco che, indipendentemente da giudizi morali sulla sua natura, è comunque il governo legittimo della Siria. Di conseguenza Mosca non ha invaso la Siria ma è intervenuta rispondendo a un invito ufficiale a differenza di Stati Uniti e Turchia che hanno, de facto, invaso un paese sovrano nella totale impunità internazionale. Non solo, dopo cinque anni in cui gli Stati Uniti hanno sostanzialmente appoggiato con ogni mezzo possibile la rivolta contro Assad nei giorni scorsi gli aerei della cosiddetta coalizione anti-Isis a guida Usa hanno bombardato letteralmente una base militare dell’esercito siriano uccidendo più di 60 soldati. Un atto gravissimo che la Casa Bianca ha cercato goffamente di definire un “errore” ma che sembra più che altro l’ennesima mossa volta a rinfocolare il conflitto siriano.

Ogni qual volta sembra in qualche modo in arrivo una soluzione diplomatica per la Siria accade qualcosa, ricordate il presunto attacco chimico di Ghouta che i media hanno subito attribuito all’esercito siriano? Questa volta è successo ancora e i media al posto che interrogare gli Usa sul motivo di questa ossessione per la Siria preferiscono ancora una volta dare credito alle veline della Casa Bianca, indicando nei russi gli invasori cattivi. Quando però l’esercito siriano ha riconquistato Palmira, antica città  patrimonio mondiale dell’Unesco finita nella mani dell’Isis, gli Stati Uniti non hanno mosso un singolo dito contro le truppe del Califfo, e dire che delle lunghe colonne di mezzi militari nel deserto non passano proprio inosservate. Qualcuno alla Casa Bianca sembra quasi utilizzare lo scenario siriano per creare le prospettive di un conflitto globale, e più si complica e si intrica la crisi più il rischio di incidenti gravi e irreparabili diventa concreto.

Quel che occorre sottolineare è inoltre che la strategia militare americana in Siria è completamente irresponsabile. Se il nemico principale fosse, come dicono, l’Isis, tutto spingerebbe infatti per una stretta cooperazione con l’esercito siriano per eliminare i terroristi. Se questo non accade, e non sta accadendo anzi, vuol dire che non si considera la sconfitta del Califfato una priorità, con tutto quello che ne consegue. La sensazione è che nei prossimi mesi la lotta finale allo Stato Islamico verrà ancora rinviata, col risultato che moriranno ancora migliaia di innocenti, niente altro che pedine all’interno di un gioco che ormai dura da troppo tempo.

Tribuno del Popolo

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