Da "Occupy Wall Street e gli Indignados" alla "Rivoluzione degli Ombrelli"Tribuno del Popolo
lunedì , 23 gennaio 2017
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Da “Occupy Wall Street e gli Indignados” alla “Rivoluzione degli Ombrelli”

Da “Occupy Wall Street e gli Indignados” alla “Rivoluzione degli Ombrelli”

Tutti parlano della rivolta degli studenti di Hong Kong che vorrebbero maggiore democrazia da Pechino. Ma quando Hong Kong era una colonia britannica le cose come andavano? E soprattutto, la “democrazia guida” degli Stati Uniti come ha risolto le proteste in casa propria quando si sono palesate due anni fa con il movimento degli “Indignados” americani ? 

Hong Kong è una città della Cina ma non è una città come le altre. Non è sempre stata cinese dal momento che fino al 1997 era una colonia britannica, anche se in molti tendono a dimenticarselo quando oggi parlano di migliaia di studenti che scendono in piazza contro l’oppressione cinese. Tutto è nato qualche mese fa quando in città tra il 20 e il 29 giugno si è tenuto un referendum simbolico per decidere l’elezione diretta del governatore di Hong Kong. I manifestanti sostengono che da quando la città è tornata sotto controllo cinese il governatore viene eletto da un consiglio ristretto di personaggi eminenti legati a Pechino, e ovviamente tutti i media occidentali mostrano di parteggiare in modo smaccato per le loro rivendicazioni. Tra loro c’è anche Cameron, il premier britannico, che si è detto preoccupato per l’andamento della situazione a Hong Kong, peccato che fino al 1997 quando era una “felice e democratica” colonia di Sua Maestà il governatore venisse direttamente nominato da Londra, alla faccia della democrazia. I britannici risolsero la questione inserendo una clausola inserita nella cosiddetta “basic Law” che avrebbe dovuto consentire una non meglio specificata transizione alla democrazia prevista entro vent’anni dal ritiro. Una sorta di promessa di libertà a conto terzi dal momento che nel frattempo Hong Kong sarebbe tornata sotto il controllo di Pechino. Ma il punto non è questo, la sensazione è che la stampa occidentale voglia cogliere l’ennesima occasione per infiammare il conflitto globale tra Occidente e resto del mondo, e non può essere casuale che questo problema Hong Kong esploda proprio mentre divampa la crisi sull’Asse Washginton-Mosca a causa dell’Ucraina, e dopo che Pechino ha manifestato la sua vicinanza alle posizioni del Cremlino. La sensazione è che l’occidente voglia tornare ai tempi della lotta culturale tra modelli contrapposti, dove ovviamente l’Occidente incarna la democrazia e la libertà mentre l’asse Cina-Russia-Brics rappresenta la dittatura e il totalitarismo. Quel che ci sembra è che in realtà all’Occidente non glie ne può fregare di meno delle condizioni di libertà e democrazia di Hong Kong, così come non si interessa della democrazia e dei diritti umani in Africa, Sudamerica, o altrove. Si interessa dei diritti umani di Hong Kong o di un altro posto a caso solo nella misura in cui gli può consentire di ottenere un vantaggio morale e mediatico spendibile nell’immediato. Del resto solo un anno e mezzo fa ci furono ingenti proteste negli Stati Uniti con il movimento “Occupy Wall Street“. Dato che l’Occidente si leva contro la repressione dittatoriale delle autorità cinesi, come si sono comportati i maestri della democrazia globale quando hanno dovuto affrontare proteste in casa propria?

Facciamo solo un breve esempio: Era il 1 ottobre 2011 e i manifestanti di “Occupy Wall Street” avevano ottenuto un ottimo riscontro internazionale al punto che in molti cominciavano a parlare con simpatia di questi ragazzi americani che invadevano le strade criticando il neoliberismo e la politica estera della Casa Bianca. Ben presto però le proteste iniziarono a disturbare seriamente Washington e nella sola serata di sabato 1 ottobre a New York vennero arrestati circa 700 manifestanti per aver bloccato per alcune ore il ponte di Brooklyn. La polizia disse di aver ammonito diverse volte i manifestanti prima di intervenire, ma i manifestanti accusarono la polizia di averli scortati sul ponte solo per poterli circondare con una rete di plastica arancione e arrestarli tutti. I poliziotti sono rimasti a guardarci senza fare nulla, quasi guidandoci sulla carreggiata del ponte“, ha affermato Jesse Myerson, un portavoce del movimento Occupy Wall Street, la cui testimonianza è stata divulgata da Sky Tg24. Ma andiamo avanti al dicembre del 2011, quando questa volta “Il Post” ci ricorda come le autorità americane abbiano continuato a effettuare arresti di persone coinvolte con il movimento Occupy Wall Street anche dopo lo sgombero violento di Zuccotti Park avvenuto il 15 novembre e conclusasi ovviamente con altri arresti e diversi feriti. Della cosa si è pccupato anche Reporters Without Borders che ha redatto un rapporto annuale sulla libertà di stampa e ha spiegato come gli Stati Uniti siano precipitati dal 20esimo al 47esimo posto nella graduatoria della libertà di stampa. Gli Usa sarebbero scesi in classifica perchè tra il settembre e il novembre 2011 “più di 25 giornalisti sono stati arrestati e malmenati dalla polizia“, nel corso delle manifestazioni organizzate dai gruppi di protesta legati a Occupy Wall Street. Nei video qui sotto si mostrano immagini di proteste sedate con violenza estrema da parte della polizia, con tanto di uso di lacrimogeni, manganelli e spray al peperoncino. Per le stesse immagini in Cina, però, il mondo si indigna. Come mai? 

 dC

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