Dal Cairo, in attesa di poter finalmente andare a GazaTribuno del Popolo
domenica , 22 ottobre 2017
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Dal Cairo, in attesa di poter finalmente andare a Gaza

Oramai da quattro giorni siamo al Cairo in attesa di poter andare a Gaza. Ancora una volta il potere egiziano si adopera a fare da filtro e impedisce l’ingresso a chi denuncia la drammatica situazione in cui sono costretti a vivere gli uomini e le donne di Gaza.

Fonte: Marx21.it

Il paradosso, ma non troppo, è che da queste parti possono cambiare i governi, ma nulla cambia rispetto l’assedio delle terre palestinesi. Oggi ci riproviamo, alcuni di noi si stanno recando all’ambasciata italiana per chiedere che almeno ci sia data una risposta. Fino ad oggi infatti non ci è arrivato nessun rifiuto, solo mille problemi, richieste di aspettare e promesse rivelatesi sempre nulle. Noi vogliamo andare a Gaza e su questo qualcuno ci deve rispondere!

In queste ore tanti nostri amici palestinesi ci aspettavano a Gaza, volevamo ricordare insieme a loro l’anniversario di Piombo fuso, quelle bombe assassine lanciate da Israele che fecero centinaia e centinaia di morti, molti dei quali bambini, fra la gente della Striscia di Gaza. Vogliamo portare loro la nostra solidarietà, incontrando tutte le forze politiche e sociali della regione. Vogliamo dire loro che c’è anche un pezzo di Italia diverso da quello rappresentato dal governo Letta, che si chiude gli occhi davanti ai crimini che quotidianamente compie Israele e firma – come ha fatto poche settimane fa a Roma – accordi scientifici ma soprattutto commerciali con uno stato che non rispetta i principali principi di giustizia e di legalità internazionale. Vogliamo proseguire il lavoro, iniziato dal nostro compagno Stefano Chiarini, per ricordare al mondo che esiste una diaspora palestinese, che nel mondo ci sono milioni di profughi provenienti dalla Palestina, e che questi, tutti questi, ovunque siano, devono avere il diritto di poter ritornare nelle loro terre e nelle loro case. Infine volevamo portare all’Ospedale Al Awda quanto raccolto in Italia per loro, un segno concreto della nostra solidarietà umana, ma mai distaccata da una precisa visione politica.

Non so se riusciremo a fare quanto ci eravamo proposti. Ci proveremo con tutte le nostre forze finché ci sarà una possibilità. Una cosa è sicura e la si legge nelle facce dei componenti della missione, tante donne e uomini che per essere qui con noi hanno fatto enormi sacrifici (anche economici, in questi tempi di crisi i costi per viaggiare sono una voce che pesa tantissimo) nessuno intende arrendersi, e se non ci faranno entrare sarà la spinta per gridare al mondo ancora più forte che davanti a questo dramma voltarsi dall’altra parte equivale ad essere complici con gli aguzzini.

Un discorso a parte meriterebbe l’Egitto di oggi. Un Paese attraversato da contraddizioni enormi con il rischio, palpabile, di sprofondare velocemente dentro una vera e propria guerra civile. ogni giorno ci arrivano notizie di attentati, spesso mortali, colonne di fumo si levano da alcune parti della città e le stesse autorità egiziane ammettono di non avere il pieno controllo dell’intero territorio nazionale. Ad esempio ci hanno esplicitamente detto che non sono in grado di assicurare la nostra incolumità ad El Arish, una città di circa 300 mila abitanti, snodo strategico nel Sinai.Nei giorni scorsi abbiamo incontrato i compagni del Partito comunista egiziano, anche loro ci hanno confermato la delicatezza del momento e i rischi che sono dietro l’angolo. Il 16 gennaio si vota la nuova Costituzione e fino a quella data la tensione salirà di giorno in giorno. Con una situazione simile resta incomprensibile l’atteggiamento di chi vorrebbe raccontare un Egitto fatto da pezzi incomunicanti: da una parte aree verso le quali si impedisce di andare, dall’altra regioni nelle quali si invita con tutta spensieratezza ad andare per passare giorni “felici”. Non è così. l’Egitto è uno e quello che sta accadendo qui al Cairo in queste ore, che accade nel Sinai, che ci impedisce di andare a El Arish non può non avere conseguenze anche con le dorate spiagge di Mars Allam o Sharm El Sheik. Ancora una volta a manipolare l’informazione sono gli interessi economici e non altre considerazioni. ma sull’Egitto proverò nei prossimi giorni a scrivere qualcosa. Per adesso siamo tutti concentrati su Gaza. Infine lasciatemi ringraziare ancora una volta tutti i componenti della delegazione, persone straordinarie la parte migliore del nostro Paese, che in queste ore con caparbietà lottano per rompere quel muro velato che ci impedisce di raggiungere quel pezzo di Palestina.

corrispondenza di Maurizio Musolino

Il Cairo, 30 dicembre 2013

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