Dal "Sangue dei Vinti" all' "Eia Eia Alalà". E' la storia fatta su misura da PansaTribuno del Popolo
giovedì , 20 luglio 2017
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Dal “Sangue dei Vinti” all’ “Eia Eia Alalà”. E’ la storia fatta su misura da Pansa

Dopo il controverso e secondo noi impresentabile “Il Sangue dei Vinti” Gianpaolo Pansa torna alla carica con il suo nuovo lavoro “Eia Eia Alalà”, nel quale, guarda un pò, cerca di offrire una visione del fascismo all’acqua di rose, dove la dittatura del Duce sarebbe stata una sorta di reazione alla “paura della rivoluzione” e ai per lui terribili “scioperi rossi”. L’ennesimo tentativo di revisionismo che, temiamo, non troverà alcun ostacolo.

Gianpaolo Pansa è un maestro del revisionismo storico, come ha peraltro ampiamente dimostrato con il “Sangue de Vinti”, diventata una sorta di Vangelo per tutti coloro che provano rancore nei confronti dei partigiani e degli antifascisti. Nonostante il suo successo secondo noi il “Sangue dei Vinti” rappresenta una vera e propria opera di revisionismo laddove vengono analizzati dei fatti riguardanti la Seconda Guerra Mondiale completamente scollegati dal contesto e unicamente per dimostrare la teoria dell’autore, ovvero che i partigiani altro non erano che comunisti assetati del sangue dei poveri fascisti innocenti che, al contrario, facevano l’interesse della popolazione. Nel libro di Pansa chiaramente non si legge dei rastrellamenti, degli eccidi di massa, delle torture e delle fosse comuni praticate dal fascismo e dai repubblichini di Salò, che soprattutto nell’ultimo anno di guerra si abbandonarono a violenze indicibili. Pansa però ha voluto fare un’opera certosina per cercare di incrinare la figura mitizzata dei partigiani, come se ce ne fosse bisogno tralaltro dal momento che la Resistenza e i suoi valori di democrazia e libertà sono attaccate da più parti e in tutti i modi. Viceversa il fascismo “tira” e conserva molto consenso anche laddove non lo si vorrebbe ammettere. Da qui la nuova impresa di Pansa  con il suo “Eia Eia Alalà” che si presenta con tanto di titolo scritto in stile littorio, mostrandosi simile più a un’opera apologetico-nostalgica piuttosto che al lavoro di uno storico. Così Pansa tratteggia una sorta di Cronostoria del fascismo nascosta da romanzo, raccontandoci la storia del Ventennio del fascismo da un altro punto di vista. Pansa per farlo ha inventato un personaggio di immaginazione, Edoardo Magni, ovviamente un possidente terriero, tramite cui racconta la fascistizzazione dell’Italia che, manco a dirlo, viene quasi presentato come un fatto positivo. La scelta stessa del titolo, “Eia Eia Alalà” lascia intuire una sorta di trasporto e di simpatia da parte di Pansa, peraltro sottolineato anche da una sua intervista concessa al “Fatto Quotidiano”: “Non sai quante volte l’ho sentito gridare quando ero bambino ed ero un Figlio della Lupa. Ho anche una foto in cui, piccolissimo, facevo il saluto romano, davanti al monumento ai Caduti. Non ho fatto in tempo a diventare balilla, però. Il regime è caduto prima. E per quanto in casa dei gerarchi sentissi dire peste e corna. Il sottofondo della vita degli italiani era quello lì“. Non per essere malevoli ma si legge quasi una punta di rabbia e di delusione nelle parole di Pansa, che evidentemente avrebbe sperato che il fascismo vivesse ancora un pò. Ma Pansa va anche oltre ammettendo chiaramente il suo pensiero sull’esperienza fascista, che secondo lui avrebbe in sostanza “solo” sbagliato le leggi razziali: “L’avventura del fascismo è stata legata all’idea di vincere, di migliorare il Paese. Rende l’idea di quella giovanile goliardia che affascinò molti. Un fascino che iniziò a incrinarsi solo con le orribili leggi razziali e crollò definitivamente solo con gli orrori della guerra“.  E alla domanda del come mai raccontare del Ventennio in questo modo il nostro Pansa si permette anche di criticare gli altri storici, troppo di parte secondo lui perchè avrebbero avuto troppo trasporto contro il fascismo. Del resto anche l’antifascismo, non certo residuale e inutile come da lui descritto, secondo Pansa altro non era anche una “scheggia microscopica rispetto a milioni di italiani. Gli italiani ieri come oggi volevano solo un po’ di ordine… E Mussolini glielo diede. Ai più bastò.“. Pansa però omette di ricordare che quell’ordine venne raggiunto con l’olio di ricino, le bastonature, gli assassinii degli oppositori, il confino e altre bestialità fino all’utilizzo dei gas venefici contro gli etiopi per fare l’ “Impero”. Ma veniamo al ridicolo, al grottesco, perchè non è tutto. Il giornalista del Fatto Quotidiano ha detto a Pansa che il fascismo venne favorito nientemeno dalle responsabilità dei socialisti, cosa peraltro anche parzialmente vera,ma non certo nel mondo che pensa lui. Pansa in sostanza sostiene che l’Italia si trovava in una situazione economica terribile simile a quella di oggi: “Noi non avevamo la tradizione liberale di altri Paesi. Ed eravamo in una situazione economica terribile che a tratti mi ricorda quella di oggi. C’erano dei partiti-casta in cui la gente non si riconosceva e lo scontro tra ceti (o classi) era alle porte… Il nero è nato dal rosso, la paura ha fatto allineare gli italiani come vagoni ferroviari dietro a Mussolini. Non per obbligo, nonostante le violenze degli squadristi. Sono stati conquistati dalla grande calma dopo la marcia su Roma“. E poi ancora, “La guerra perpetua tra rossi e neri creava sgomento. Gli scioperi nelle città, ma soprattutto nelle campagne crearono il caos“; insomma Pansa è passato quasi a giustificare il fascismo come reazione agli scioperi, ignorando che fu proprio perchè il padronato temeva di vedere finalmente intaccati i propri privilegi che il Duce ricevette il placet di industriali e monarchia. Addirittura secondo Pansa nello sciopero agrario del 1920 le Leghe Rosse avrebbero impedito la mungitura minacciando, udite udite, di far morire le mucche…fu questo secondo il nostro Pansa a far nascere un “fascismo virulento che si prese la rivincita“, come a dire che i compagni se la sono cercata e un pò se li meritavano l’olio di ricino! Insomma l’ennesima opera revisionista di Pansa che è liberissimo di spiegare quelli che sono i suoi punti di vista ma dovrebbe almeno avere l’accortezza di non osare spacciarli per scorci reali di storia. Insomma Pansa potrà dirsi soddisfatto dal momento che scaricare sterco su tutto ciò che è a sinistra è lo sport principale di questa epoca tetra e, buon per Pansa, nera. Basta scrivere che i partigiani erano dei criminali e che il Duce alla fine era quello che ci voleva per ricevere complimenti accademici, pubblicazioni e pubblicità ovunque. E quando Pansa scrive che la situazione di oggi è simile a quella che portò al fascismo non si può non leggere nelle sue parole una tremula speranza che un nuovo Duce si materializzi a “salvare” l’Italia dai “rossi cattivi” a ritmo di bastonate ed “Eia Eia Alalà”.

Gracchus Babeuf

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