Dalla Turchia all'Arabia Saudita, la "banda" degli amici della "democrazia"Tribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Dalla Turchia all’Arabia Saudita, la “banda” degli amici della “democrazia”

Come si può giudicare un paese una dittatura se si è amici di paesi che di democratico hanno poco se non nulla? Giorgio Napolitano nel 2010 si recava a Damasco poco prima delle Primavere Arabe e parlava della Siria come di un paese civico, laico, rispettoso delle minoranze. Oggi il governo siriano è diventato l’emblema dell’oppressione, eppure Usa, Ue e Nato sono alleati di paesi dove i diritti umani e la libertà non sono propriamente di casa..

In Arabia Saudita ogni anno vengono eseguite decine e decine di condanne a morte, la libertà di culto non esiste e nemmeno la libertà di criticare l’autorità e lo Stato. Le donne non possono nemmeno guidare e le autorità hanno legami come minimo torbidi con il jihadismo internazionale. Non solo, l’esercito saudita bombarda da mesi lo Yemen commettendo continue violazioni dei diritti umani eppure nessuno in Occidente ha mai anche solo pensato di rivedere le ottime relazioni con il paese saudita, anzi. Anche la Turchia è considerata una salda alleata dell’Occidente e Erdogan è permesso in poche parole di fare qualsiasi cosa per tenere il paese sotto il suo tacco. Il “Sultano” ha proceduto a una islamizzazione progressiva e autoritaria del Paese, ha lasciato che venissero arrestati oppositori e giornalisti e ha chiuso entrambi gli occhi negli ultimi quattro anni mentre migliaia di jihadisti di tutto il mondo transitavano allegramente per la Turchia per raggiungere la Siria. Per non parlare di tutte le notizie di Ankara che acquista quantità enormi di petrolio dalle mani del Califfo impunemente. Erano sempre turchi quelli che osservavano a Kobane i curdi combattere casa per casa contro l’Isis senza muovere un muscolo, ed erano sempre i turchi quelli che hanno abbattuto il Su-24 russo senza un apparente motivo portando il mondo sul ciglio di una guerra globale.

Non solo, i turchi non hanno mai riconosciuto il genocidio degli armeni e a detta delle comunità curde continuano a opprimere le minoranze, sia etniche che politiche. La condanna all’ergastolo di un direttore di giornale dell’opposizione, Cumhuriyet per aver pubblicato un reportage su legami tra il Mit turco e l’Isis e l’assassinio in strada di un avvocato curdo Tahir Elci a Diyabarkrir, sono solo gli ultimi due episodi che denunciano la degenerazione in regime della “democrazia” turca. Eppure nessuno ha mai anche solo sollevato il problema della Turchia, un paese che con  suoi ottanta milioni di abitanti e il secondo esercito per importanza della Nato è evidentemente considerato un alleato utile da utilizzare contro Russia, Iran e tutti quei paesi considerati ostili dal “democratico” mondo Occidentale.

E dire che prima che gli Stati Uniti imponessero che Bashar al-Assad è un dittatore turpe e sanguinario e la Siria uno stato canaglia, in molti avevano un’idea molto differente della società siriana e del governo di Assad. Ad esempio Giorgio Napolitano che in un viaggio ufficiale a Damasco datato 18 marzo 2010 in qualità di presidente della Repubblica ebbe a elogiare il presidente siriano e sua moglie per aver reso la Siria un paese civile, laico, tollerante e soprattutto rispettoso delle minoranze e difensore della comunità cristiana in Medio Oriente. A questo punto però ogni giudizio di questi signori che continuano ad allearsi con paesi come Arabia Saudita e Turchia perde di credibilità, e continuare a dichiararsi “mondo libero” definendo stati canaglia quei paesi che non accettano di fare i nostri interessi non farà che confermare, ancora una volta, l’ambiguità della politica estera di lupi vestiti da agnelli.

@Dc

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top