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martedì , 17 ottobre 2017
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Dallo Sputnik allo Shuttle

(Guidoni Umberto, Sellerio Editore, Palermo, 2009)

Il libro prende spunto dalla trascrizione delle conversazioni trasmesse durante il programma di Radio2 Rai “Alle 8 della sera” e dà origine a un lavoro che, in appena 160 pagine -se escludiamo le conclusioni-, riesce a ripercorrere l’epopea spaziale dalle origini ai giorni nostri.

Durante la lettura del libro ci si può facilmente rendere conto dell’importanza che ha avuto la corsa allo spazio nelle relazioni tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica

nella Guerra Fredda. La sequenza degli avvenimenti mette infatti ben in evidenza la necessità di ambedue le superpotenze di dare delle risposte immediate alle azioni, o meglio ai successi, della controparte, evidenziando ancora una volta che la Guerra Fredda fu vissuta da Stati Uniti e Unione Sovietica come una partita a scacchi, giocata sia sul globo, sia nello spazio.

Il libro si presenta molto scorrevole, di facile comprensione ma mai banale, inducendo il lettore a buttarsi a capofitto nella lettura e a immedesimarsi con l’autore, anche grazie agli aneddoti originali e simpatici di cui è ricco ogni capitolo: ad esempio, viene raccontata l’usanza da parte dei cosmonauti, prima di ogni missione spaziale, di fermarsi a fare i propri bisogni nello stesso punto in cui si era fermato a farli Gagarin, il primo uomo a volare nello spazio. Aneddoti che, oltre a incuriosire e fornire nuovi spunti per la ricerca personale, rendono la lettura ancora più divertente. L’autore, anche quando si addentra nelle spiegazioni più tecniche, lo fa in maniera graduale, permettendo al lettore di naturalizzare e interiorizzare i termini propri del linguaggio scientifico -Guidoni, oltre a essere il primo astronauta europeo a soggiornare a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, è anche un fisico, e ha lavorato per il Consiglio Nazionale delle Ricerche, CNR- grazie al susseguirsi di spiegazioni semplici e lineari. Molto interessante è il riferimento frequente all’importanza che le ricadute tecnologiche, nel passaggio continuo dal settore militare a quello civile, hanno avuto nella storia della corsa allo spazio e che oggi -o meglio tra qualche tempo, ma si lavora già da un po’ in questa direzione- si concretizzano nell’aperturtura di un settore spaziale a indirizzo “turistico”.

Nel capitolo “Sbarco sulla Luna: complotto o realtà?” l’autore espone brevemente le teorie di coloro i quali sostengono che l’allunaggio non fu altro che un grande bluff e quelle a sostegno della veridicità della storica impresa compiuta dagli astronauti statunitensi dell’Apollo 11 e delle successive missioni del programma. Al di là di come si siano realmente svolti i fatti, il capitolo offre alcuni interessanti spunti di riflessione: ad esempio, le cosiddette “teorie del complotto” risultano essere talmente ben costruite da insinuare seri dubbi in proposito: infatti, dopo più di quarant’anni, queste teorie sono tutt’altro che scomparse dalle nostre menti; altra riflessione riguarda il ruolo svolto dall’Unione Sovietica nella vicenda. L’atteggiamento di Mosca, che avrebbe avuto tutto l’interesse a far venire a galla l’eventuale messa in scena, fu invece di piena accettazione dei fatti.  Purtroppo, nel libro mancano note e riferimenti bibliografici, che sarebbero d’aiuto  a   chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento. Inoltre, sarebbe stata interessante una breve panoramica sul settore spaziale militare odierno, che nel libro è del tutto assente.

Nel complesso, la struttura dei capitoli, la forma linguistica utilizzata e la selezione del contenuto, creano un mix ben riuscito, capace di riaccendere nel lettore l’entusiasmo e la curiosità per lo spazio, che dalla fine della Guerra Fredda, a causa della sempre minore esposizione mediatica, si è parecchio affievolita tra i non addetti ai lavori.

Andrea Stratta

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