Dall'Ue ai giornalisti, il pressing su Tsipras è già cominciatoTribuno del Popolo
domenica , 22 gennaio 2017
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Dall’Ue ai giornalisti, il pressing su Tsipras è già cominciato

Dall’Ue ai giornalisti, il pressing su Tsipras è già cominciato

In teoria l’Europa non dovrebbe condizionare la politica interna dei paesi membri ma nel caso della Grecia le cose sembrano andare diversamente. Dal momento che la sinistra di Tsipras sembra favorita, il pressing di Unione Europea, istituzioni e Troika è già cominciato, asfissiante. Questo perchè la partita in ballo in Grecia è ben più ampia di quanto ci si potrebbe aspettare…

In Grecia molto presto si terranno regolari. Anzi no. Difficile parlare di elezioni regolari dal momento che la stampa europea ha già cominciato la drammatizzazione del voto ellenico e ha già iniziato le grandi manovre di pressing nei confronti di Alexis Tsipras, il giovane leader della sinistra ellenica e grande favorito alle prossime elezioni. Il pressing che viene esercitato contro Tsipras è un pò una cartina di tornasole del periodo che stiamo vivendo e cristallizza in modo molto netto quella che è la natura dei poteri che regolano l’Europa, ovvero poteri in tutto e per tutto contrari anche solo al concetto che la sinistra possa ambire a governare. Un dramma greco che diventa grottesco in quanto il vero dramma per l’Ue sarebbe la vittoria di uno come Tsipras che da anni guadagna consensi arringando la folla contro le politiche di austerity, la quintessenza del neoliberismo, che hanno letteralmente scarnificato la società greca degli ultimi cinque anni. Non solo, il popolo greco ha subito i tagli della spesa sociale, la disoccupazione e il crollo dello Stato e nonostante questo a distanza di quattro anni scopre di essere ancora a un passo dal baratro. Così ora il gioco è lo stesso, far credere che se dovesse vincere Syriza crollerà tutto, far passare il concetto che fare le cose giuste, ovvero ricalibrare il debito e allentare la morsa dell’austerity, significhi anche sprofondare nell’abisso mentre fare sacrifici, per un tempo presumibilmente illimitato, sarebbe invece la cosa giusta da fare. E dire che Tsipras non è certo Lenin dal momento che negli ultimi due anni ha moderato, e pure di tanto, la sua offerta politica al punto da ricevere anche critiche da sinistra e da promettere in modo netto che in caso di sua vittoria la Grecia non uscirà dall’Eurozona. Questo però ai poteri forti che governano l’Europa non basta, la Troika vuole proprio eliminare dalla mente dei “colonizzati” anche solo la fiammella della speranza che le cose potrebbero anche non andare così. Se infatti Tsipras dovesse dimostrare che il mondo non crollerà allentando l’austerity ma anzi le cose potrebbero persino cominciare ad andare meglio, ecco che forse si creerebbe uno spirito di emulazione che la Troika vuole spegnere sul nascere. Forse anche per questo emissari della Troika avrebbero già cominciato degli incontri informali con Syriza per prefigurare il futuro del post elezioni, ma basta prendere “La Stampa” per accorgersi di cosa sperano i sostenitori dell’Eurozona a tutti i costi: “L’attuale sottosegretario al Lavoro tedesco è volato ad Atene nelle scorse settimane, ma ha anche incontrato gli uomini di Tsipras a Berlino per cominciare a prefigurare uno scenario post-elettorale che non precipiti nuovamente l’Europa nell’incubo del 2012, quando si rischiò la fine dell’euro”. Come a dire che a qualcuno non interessa minimamente quale sarà il futuro degli europei, a loro interessa solo il futuro dell’ “Europa”.

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