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giovedì , 27 luglio 2017
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Damasco e America Latina stringono stretti legami

La Siria, duramente colpita dalla guerra civile che ormai da due anni insanguina le città, guarda ora con speranza all’America Latina, continente dove trova ancora alleati dopo che l’Occidente si è schierato senza tentennamenti a favore dell’opposizione armata. 

Syria map

Sono due anni che in Siria infieriscono i combattimenti tra esercito regolare e truppe dell’opposizione armata foraggiate a piene mani da Qatar, Arabia Saudita, Turchia, e Israele. Il bilancio fino a questo momento è di oltre 30.000 morti, per non parlare delle devastazioni in città e campagne, e soprattutto alle infrastrutture del Paese. Lasciato completamente isolato, il governo di Bashar al-Assad ha come unici alleati nell’area la popolazione di etnia curda, Hezbollah e l’Iran. Un pò poco dal momento che tutto l’Occidente gli ha da tempo voltato le spalle, in questo seguito dalla Turchia di Erdogan contro la quale si è sfiorata la guerra qualche mese fa. Per rompere l’isolamento diplomatico Damasco, che comunque può contare sull’appoggio di Mosca, ha deciso di guardare all’America Latina, regione storicamente vicina al Medio Oriente. Gli alleati di Assad in America Latina si chiamano Cuba, Venezuela e Nicaragua; tre paesi storicamente orientati a sinistra, chiaramente nemici ideologici del blocco Occidentale. Il viceministro degli Esteri siriano, Faisal Mekdad, ha visitato alcune capitali più ostili alla politica estera degli Stati Uniti, quelle che non hanno nascosto di essere al fianco di Assad. Nel suo tour latinoamericano, spicca il Venezuela: Hugo Chávez e il suo vice e cancelliere Nicolás Maduro, che sono anche alleati di lunga data dell’Iran e che non faranno  mancare all’alleato siriano le preziose forniture di petrolio.

La Siria, fino a non molto tempo fa esportatrice di greggio, ha iniziato ad importare circa 100.000 barili al giorno (bpd) di diesel per compensare il deficit del suo circuito interno di raffinazione e l’aumento della domanda interna. Dal 2010 Damasco e Caracas hanno cominciato a intrattenere intensi scambi commerciali, tra i quali svetta la fornitura di oltre 20.000 bpd di diesel destinati ai porti siriani, in barba alle sanzioni internazionali varate contro Damasco. Quello della Siria sarebbe una specie di tour pubblicitario orientato a contrastare la visione di una situazione di guerra civile nella quale il governo perde posizioni, assicurarsi il vitale petrolio e altre risorse, ed evitare che altri paesi riconoscano l’opposizione come legittimo rappresentante del popolo siriano. Grande l’accoglienza ricevuta da Mekdad in Nicaragua, ma anche a Cuba l’uomo di Assad ha ricevuto un trattamento simile.

In Venezuela, Mekdad ha detto di aver tenuto diversi incontri. A Caracas ha difeso la gestione dell’amministrazione Assad, “che non ha nulla a che vedere con Tunisia, Egitto o Libia (…) Damasco ha dato il via libera alla creazione di partiti politici e ad una stampa libera (…) Il dialogo nazionale è l’unica via d’uscita dal conflitto”. Non si esclude che Mekdad possa recarsi anche in Ecuador, in modo così da completare la manovra di allargamento delle alleanze.

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