Daniel Keyes Fiori per AlgernonTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Daniel Keyes Fiori per Algernon

Daniel Keyes Fiori per Algernon

Nel 1959 Daniel Keys entra nel mondo della letteratura con Fiori per Algernon, uno dei racconti di fantascienza più atipici e interessanti degli ultimi cinquant’anni. Keys nel 1966 amplia quel racconto, vincitore del premio Hugo, e lo trasforma in un romanzo, uno dei più importati del genere.

Fonte: Oltremedianews

Esiste, o per meglio dire, esisteva una tacita regola tra gli scrittori di science fiction americani, ovvero non uscire dai canoni. Nel corso degli anni cinquanta e in tutti i sessanta, gli scrittori di fantascienza erano l’occhio americano che guardava al futuro, a quella conquista tecnologica così importante per la vittoria della Guerra Fredda, senza dubbio, nomi come Arthur C. Clark o Isaac Asimov hanno posto le basi per quella che oggi viene comunemente definita Space Opera, che negli anni sessanta, in piena corsa allo spazio, diventa il filone fantascientifico più popolare, e rendendo negli anni questi due autori dei veri e propri divulgatori del futuro per l’americano medio.

Discostarsi da questo filone, poteva creare un fallimento, forse questo spinge Daniel Keys a trasporre la sua idea in un racconto, intimorito dalla portata poco scientifica della sua opera. Fiori per Algernon però è un successo riuscendo a vincere il premio Hugo come miglior racconto e convincendo il suo autore a far lievitare la storia, approfondire i personaggi, e a far crescere quel piccolo gioiello di science fiction che ogni appassionato ama e conserva gelosamente, perché Fiori per Algernon è un romanzo senza difetti evidenti, dove la fantascienza è solo l’elemento di contorno e a farla da padrone sono i personaggi e le loro emozioni, Daniel Keys con questo romanzo riesce ad anticipare il mutamente del genere fantascientifico che avverrà alla fine degli anni settanta.

Il romanzo è molto semplice, una storia di crescita. Una crescita in primo luogo mentale, il protagonista, Charlie Gordon è un ritardato mentale, consapevole di questo fatto viene coinvolto in un esperimento per l’aumento dell’intelligenza da Alice, la sua insegnate in una scuola per ritardati, l’esperimento e già stato tentato su delle cavie, e il topolino Algernon è l’esperimento riuscito che ora ha un intelletto superiore a un topo medio, forse superiore a quella dello “stupido” Charlie, quando l’uomo di sottopone all’intervento, lentamente acquisisce un intelligenza che riesce in qualche modo ad omologarlo, Charlie Gordon non è più un diverso. Questo però dura poco, presto il processo mostra i suoi veri frutti, e Charlie diventa geniale, oltre ogni limite, al punto da tornare ad essere un diverso, con questa consapevolezza Charlie fugge, portando con se Algernon, non sa però da cosa fugge. Questo è un tema importante nel romanzo di Keys, la maggiore intelligenza di Charlie lo ha portato ad una maggiore consapevolezza della sua diversità, la fuga diventa l’ultimo sfogo dell’uomo per cercare una nuova normalità, e una nuova integrazione. Ma la lezione di Keys è quella che non si possono fuggire i problemi, e quando lentamente il topolino Algernon sembra perdere la sua intelligenza, Charlie deve tornare su suoi passi.

Scritto interamente in prima persona, quello che leggiamo sono i RAPPORTI SUI PROGRESSI di Charlie Gordon, una sorta di diario, in cui pagina dopo pagina l’uomo descrive quello che gli accade, le situazioni in cui si trova, raramente lucido al punto da ammettere un cambiamento, il lettore se ne rende conto lentamente insieme al protagonista in una totale immedesimazione e immersione nel protagonista e nel romanzo.

Fiori per Algernon, non descrive ne un modo futuristico, ne tecnologie all’avanguardia, è una storia scritta cinquant’anni fa, che potrebbe essere letta e contestualizzata in qualunque periodo storico. Questa è la sua grande forza.

Marco Marras
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