Debiti PA, una vergogna tutta italianaTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Debiti PA, una vergogna tutta italiana

Sottoscrivono appalti, commissionano lavori, opere e prestazioni di servizi per poi non pagare o farlo in ritardo. In alcuni casi, secondo alcune testimonianze, consigliano persino alle aziende di rallentare l’emissione di fatture, in modo da diluire i saldi. Il tutto per un ammontare di circa 120miliardi di euro, secondo le stime della Cgia di Mestre. No, non stiamo parlando di un’associazione a delinquere, bensì della condotta di molte amministrazioni di enti statali. 

La denuncia, l’ennesima degli ultimi anni, arriva da Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria: ‘La data del 15 settembre per la ricognizione dei debiti pregressi – della PA nei confronti delle imprese, ndr – non è stata rispettata’ ha tuonato dai microfoni della trasmissione radiofonica ‘L’Economia Prima di Tutto’ di Radio1 Rai. Il fenomeno increscioso riguarderebbe addirittura il 62% dei contratti sottoscritti dalla PA rispetto ai quali comuni, regioni, provincie e amministrazioni centrali risulterebbero in ritardo coi pagamenti di oltre 60 giorni ed è facile immaginare cosa ciò voglia dire per piccole e medie imprese in costante crisi di liquidità.

Insomma, per una volta non si può essere in disaccordo con le osservazioni della Confindustria, soprattutto se si pensa ai risvolti spesso drammatici delle inadempienze dello Stato che si ripercuotono su lavoratori e cittadini. Sì perché è di questo che si tratta, dopotutto: quando nei rapporti economici la legalità cede il passo a pratiche in tutto e per tutto illecite a pagare sono sempre i soggetti deboli, cioè i ceti subalterni. A cominciare dai dipendenti di aziende appaltatrici i cui stipendi spesso non vengono erogati finché lo Stato non adempie ai propri debiti; per finire con il singolo imprenditore che nella crisi del modello economico italiano basato sulla preponderanza della piccola e media impresa, nella maggior parte dei casi altro non è che un lavoratore sottoposto per di più al rischio d’impresa.

In mezzo, poi, ci siamo noi, comuni cittadini che viviamo nella scarsa qualità di servizi e opere mai remunerate – della serie tanto pagare, tanto valere –, salvo poi ritrovarci a dover sostenere economicamente oneri non saldati dalle amministrazioni e raddoppiati dagli interessi. L’aspetto controverso della vicenda lo ha sottolineato lo stesso numero due degli industriali, il quale nella stessa intervista ha avvertito: ‘Non sappiamo ancora quant’è il totale esatto dei debiti della PA, ma il flusso dei rimborsi è molto scarso, le risorse scarse, e oggi i vecchi debiti dell’amministrazione saranno pagati dagli stessi cittadini attraverso le aliquote delle tasse locali’.

E le promesse del governo Letta? Cadute nel vuoto. In realtà fu Monti a parlare per primo dell’esigenza di adempiere i debiti non saldati, proposito ripreso con forza dall’attuale premier Enrico Letta e mai portato a termine. Il fallimento è sotto gli occhi di tutti. Dal danno, poi, in alcuni casi la beffa. Hanno fatto scalpore nei mesi scorsi le paradossali situazioni che hanno visto lo Stato presentarsi come creditore per i cd. ‘debiti da accertamento tributario’ verso quelle stesse imprese nei confronti delle quali sarebbe debitore inadempiente. Una circostanza assurda che nega ogni principio giuridico nel campo dei rapporti economici. Esiste infatti l’istituto della compensazione che tra i comuni mortali consente di estinguere debiti e crediti reciproci per quantità corrispondenti. Per fortuna, anche se in ritardo, se ne è ricordato il ministro Fabrizio Saccomanni, che con un decreto emanato la scorsa settimana – attualmente al vaglio della Ragioneria dello Stato – ha disposto la possibilità di compensazione per quei crediti maturati dalle imprese nei confronti dello Stato non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, con i debiti delle stesse verso il Fisco.

Una goccia di normalità in un mare d’illegalità. Ma se a non rispettare le regole è lo Stato, chi lo controlla?

Fonte. Oltremedianews

Michele Trotta

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