Decaduto dopo due decadi di decadenzaTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Decaduto dopo due decadi di decadenza

Silvio Berlusconi è decaduto dal suo ruolo di Senatore della Repubblica. L’esito della votazione è giunto al termine di una giornata che ha visto come protagonisti l’esercito di Silvio davanti a Palazzo Grazioli da un lato e le discussioni in Senato dall’altro. Quali prospettive ci attendono? Sarà davvero l’epilogo della sua storia politica?

Fonte: Oltremedianews


 La giornata. La data di oggi è stato il culmine di una climax politica, sociale, giuridica e culturale apertasi già da molto tempo. Ricostruendo la sequenza logica degli eventi dovremmo risalire all’inzio degli anni ’90, ma per non tediare il lettore possiamo limitarci a fissare tale inizio con la condanna per frode fiscale a cui la Cassazione ha condannato Berlusconi durante il processo Mediaset. Già in mattinata un nutrito manipolo di “falchi” proveniente da tutta Italia si è riunito davanti aPalazzo Grazioli per esprimere la propria contrarietà alla decadenza del leader. Tra slogan e urla, si sono registrati anche momenti di tensione quando la polizia ha rimosso uno striscione di circa 4 metri con la scritta “La decadenza è un colpo di Stato”. Brunetta ha dichiarato che chiederà a tal proposito un’interrogazione parlamentare al ministro degli interni Alfano per far luce su quella che ha definito “un’orrenda violazione della libertà di manifestazione del proprio pensiero”. Nel frattempo anche nell’aula di Palazzo Madama non sono mancati momenti particolarmente accesi: i Senatori di Nuovo Centrodestra e Forza Italia hanno chiesto a gran voce di interpellare la Corte Costituzionale a proposito della costituzionalità del carattere retroattivo della legge Severino. In un accorato intervento di questo pomeriggio Renato Schifani si è appellato ai fondamenti dello Stato di diritto sottolineando il principio dell’art. 2 del Codice Penale che prevede l’irretroattività delle leggi penali. Tuttavia sulla faccenda si è già espressa da mesi la Giunta per elezioni che, come possiamo constatare, si è espressa a maggioranza sulla inammissibilità di un simile ricorso.

Le reazioni. Le donne di Forza Italia, dopo gli opinabili slogan come “siamo tutte puttane”, hanno sfoggiato in aula una divisa nera come simbolo di lutto, mentre Berlusconi, che ricordiamo non ha partecipato alla seduta, ha parlato ai manifestanti di “un giorno di vergogna”, di “decisione di cui i Senatori dovranno pentirsi davanti ai loro figlio e davanti a Dio”, di “decisione volta alla sua eliminazione politica per vie non democratiche”. Decisamente di altro avvisto sono stati Sel, il Movimento 5 Stelle e il Pd, che ribadisce da tempo la necessità di tenere separate le vicende del governo da quelle personali del Cavaliere. Tra le fila del Pd si teme che la decadenza di Berlusconi possa scatenare una reazione a catena che rischia di portare al crollo del governo Letta: pur non avendo i numeri per farlo con la sola Forza Italia, sono in molti a dubitare infatti dell’effettiva genuinità d’intenti del Nuovo Centrodestra di Alfano. Anche sul lato della stampa non sono mancati, come prevedibile, commenti, analisi, chiose e prospettive di vario genere. Il quotidiano Libero, attorno alle 18:00 di oggi, esponeva un tagliente titolo “Berlusconi decaduto e Parlamento suicidato”, mentre Il Giornale ha addirittura esposto una pagina intera con la scritta “Fine della libertà” e Sergio Rame scrive, in modo decisamente irreale, persino di una presunta caccia ai berlusconiani nello stile dei regimi comunisti. Ma nemmeno dall’estero sono mancati commenti più o meno taglienti. Il New York Times e il Guardian hanno dedicato un occhiello in prima pagina alla vicenda, il giornale tedesco Die Welt parla della “fine di una carriera politica segnata dagli scandali”, mentre El Pais sancisce la “sconfitta del sempre teatrale Berlusconi”.

Ovviamente anche la piazza accorsa ad ascoltare il suo beniamino non si è esentata dall’esprimere il proprio dissenso. Aizzati e incitati da Berlusconi i manifestanti hanno urlato al complotto, alla fine della democrazia e al ritorno agli anni di piombo. Lo stesso Cavaliere ha concluso il suo ridondante comizio con espressioni roboanti e cariche di pàthos che hanno contribuito alla celebrazione di quello che non si fa fatica a definire una sorta di rito pagano di cordoglio pubblico.

Il futuro. Fermo restando che è sempre bene comportarsi “quam minime credulus postero”, secondo il celebre motto oraziano, rientra nell’indole umana dare un giudizio sui fatti che ci circondano, specialmente quando godono di una discreta rilevanza mediatica come in questo caso. Nell’orgiastica e compulsiva spirale di commenti più o meno di scherno, più o meno impietosi o più o meno di rabbia che ha coinvolto chiunque, non è facile rintracciare un pensiero che sia più lungimirante degli altri. Ovviamente questo discorso vale al netto delle invettive e dei deliri personali che pure non sono mancati (pensiamo ai manifestanti che si dicono pronti a prendere i bastoni per Silvio). I più ottimisti e volenterosi intravedono l’inizio di una possibilità per una svolta moralizzatrice e laburista nel nostro paese, i più cinici si dicono sicuri che non cambierà assolutamente nulla, ma che anzi il voto di oggi sarebbe un assist perfetto al Cav per l’inizio della campagna elettorale;  i nostalgici lo vedono ad Hammamet (o magari al Cremlino), i più fantasiosi hanno già in mente il suo numero di matricola su una divisa bianca e nera a righe orizzontali e probabilmente i suoi lacchè lo vedono alla destra del Padre. Decisamente solo nel male e mai nel bene (in questo caso de gustibus necesse est disputare!) Silvio Berlusconi ci ha già abituati alla sua caleidoscopica imprevedibilità: è innegabile non constatare come egli sia forse l’ultimo politico della casata trasformista, tanto longeva quanto poco raccomandabile, di Craxi, Giolitti e De Pretis e dunque potrebbe non risultare insensato immaginare un suo pirotecnico tentativo di apologia. Alcuni arguiscono che dopo 20 anni di abbindolamenti e frodi sia difficile mantenere uno stralcio di credibilità e oltretutto oggi il Cavaliere non gode più dell’alea innovativa che vantava venti anni fa; altri sottolineano inoltre che, da quando esiste l’arte politica, ricoprire cariche istituzionali ed elettive si coniuga solo nei tempi moderni (verosimilmente dalla fine dell’ancient règime) con la detenzione de facto del potere. Quale alternativa sia da preferire non spetta a noi dirlo.

Reputiamo altresì decisamente realistico ritenere che, seppur fuori dal Parlamento, Berlusconi non avrà difficoltà ad essere ancora il leader dei suoi epigoni e che, nonostante la sua fuoriuscita dal Senato, l’Italia non ha di certo risolto all’istante i suoi mali. Questo è bene ricordalo, ma intanto è lecito decantare questa storica decadenza.  

Fabrizio Leone

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