Decapitato in Siria reporter americano per vendetta contro ObamaTribuno del Popolo
lunedì , 23 gennaio 2017
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Decapitato in Siria reporter americano per vendetta contro Obama

Decapitato in Siria reporter americano per vendetta contro Obama

I jihadisti dell’Isis hanno pubblicato un video in cui si vede un militante jihadista uccidere un reporter americano, James Foley, che era stato rapito in Siria tempo prima. Si è trattato di un messaggio diretto a Obama e agli Stati Uniti per aver bombardato le postazioni dello Stato Islamico in Iraq. Ora però qualcuno dovrà fare un esame di coscienza dal momento che il nemico, secondo Obama e soci, era Bashar al-Assad. 

Un video di una decapitazione in piena regola è stato pubblicato dagli jihadisti dell’Isis sul web. La vittima era James Foley, giornalista freelance americano che si era recato mesi fa in Siria per raccontare la guerra civile in corso nel Paese. Foley è apparso nel video in ginocchio e con indosso una veste arancione, la stessa utilizzata dai prigionieri di Guantanamo. In una prima parte del video Foley ha accusato gli Usa e Obama di essere i veri responsabili della sua morte, nella seconda parte il jihadista gli tagliava la testa con un coltello. Poco prima però, Foley faceva in tempo a dire che vi è anche un secondo americano nelle mani dell’Isis, si tratta di Steven Joel Sotloff, corrispondente del Time che era stato rapito nell’agosto 2013 in Libia e che potrebbe essere la prossima vittima: “Dipende dalle decisioni di Obama“. E ora proprio Obama e l’amministrazione americana dovrebbero riflettere a lungo dal momento che gran parte della responsabilità delle morti e delle violenze scatenate in Medio Oriente negli ultimi quattro anni è proprio causa loro. Del resto Foley è stato rapito in Siria, luogo dove, a detta di Obama e soci, il “male” era rappresentato dal governo laico di Assad. Per anni la propaganda americana ha bombardato con accuse contro Damasco, diventata la quintessenza del male, peccato che poi a distanza di pochi mesi si sia scoperto che i soldati siriani combattevano anche per difendere il loro Paese da bande di jihadisti armati e pronti a tutto, gli stessi che hanno rapito e ucciso Foley e hanno commesso altre violenze innominabili. Ora che l’Isis ha attaccato l’Iraq e si è spostato verso il Kurdistan iracheno uccidendo centinaia di civili inermi, ecco che gli Stati Uniti, gli stessi che chiudevano gli occhi di fronte alle violenze quando l’Isis combatteva Assad, hanno deciso di soccorrere l’Iraq e di bombardare l’Isis. L’uccisione di Foley è quindi una vera e propria rappresaglia contro i bombardamenti americani, e c’è da sperare che almeno questa violenza apra gli occhi agli americani sulla situazione in Medio Oriente. E’ stata l’amministrazione Obama ad appoggiare il “regime change” in Libia foraggiando apertamente jihadisti ed estremisti islamici di varia natura, ed è stata la stessa amministrazione Obama a ignorare quando non ad appoggiare l’Isis in Siria. Come apprendisti stregoni gli americani hanno giocato con forze che non sono più riusciti a controllare e che hanno provocato già migliaia e migliaia di morti . Nessuno stranamente si è mai indignato di fronte alle immagini dei soldati siriani decapitati a decine dall’Isis, ora però basta la morte di un singolo giornalista per sensibilizzare l’opinione pubblica…

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