Deficit Atac. La colpa è dei “Portoghesi”Tribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
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Deficit Atac. La colpa è dei “Portoghesi”

Deficit Atac. La colpa è dei “Portoghesi”

Lo scandalo dei biglietti falsi Atac è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma i più “esperti” sono già pronti ad asciugare l’acqua e continuare sulla stessa onda degli anni precedenti.

Fonte: Oltremedianews

Mentre il sindaco di Roma Ignazio Marino pronunciava questa frase la mattina dell’ennesimo scandalo Atac: “Vengano arrestati e buttata la chiave” , l’assessore alla mobilità, Guido Improta, a distanza di pochi giorni dichiara: “Il problema più rilevante che ha l’azienda sul fronte dei ricavi, è il tasso di evasione che, in base ad alcune rilevazioni statistiche, risulterebbe compreso tra il 16 e il 20 per cento, ma se si considerano il numero delle contravvenzioni elevate rispetto ai passeggeri controllati, la stima di evasione potenziale potrebbe crescere sino al 3540″.Insomma, più furbi del previsto nel cercare di distogliere l’attenzione da quelli che sono i veri problemi che imperversano in Atac.Una domanda sorge spontanea, come si fanno a sviolinare tali dati se è appena stato scoperto che c’era e forse, c’è ancora in atto una “biglietteria clandestina”?Ma noi cerchiamo di riportare l’attenzione sulle vere problematiche che hanno portato all’arricchimento dei “soliti sospetti” a scapito di lavoratori e cittadini. La scusa dei “portoghesi”, coloro che usufruiscono di un servizio senza pagarlo, è vecchia come il servizio che viene offerto ai romani.

Prima lo scandalo Parentopoli sotto l’amministrazione Alemanno. L’Atac, la società del trasporto pubblico di Roma che dopo l’elezione di Alemanno ha assunto per chiamata diretta più di 850 persone legate da rapporti familiari o politici ad esponenti del centrodestra locale, dirigenti aziendali e sindacalisti.

Nel 2008 si sigla un patto bipartisan per la pacificazione e la continuità nella gestione dei trasporti capitolini tra centrodestra e centrosinistra in una cena a casa dell’ex ad dell’Ente Eur, Riccardo Mancini, braccio destro di Alemanno, scrive Repubblica. Si blinda un sistema che consente la produzione di milioni di titoli di viaggio paralleli che non sono fatturati e che producono 70 milioni di euro l’anno da spartirsi e per finanziare i partiti.

In un’inchiesta di Repubblica si legge: Il 31 dicembre 2009, l’amministratore delegato di Metropolitane di Roma, Antonio Marzia, firma il provvedimento 112 che prevede la fornitura di 500 dischi freno per i mezzi della linea del metro B. Valore totale della commessa: 3,3 milioni di euro. L’appalto viene affidato senza gara alla Ats, una piccola azienda con 11 dipendenti registrati nel 2008 e un capitale sociale di 100mila euro. L’8 aprile del 2010, al momento della fusione con Atac, la gestione degli appalti di Met.Ro passa quindi nelle mani dell’ad di Atac, Adalberto Bertucci. Ma invece di bloccare la commessa, la direzione tecnica dell’azienda richiede un intervento di sostituzione massiccio per il biennio 2010-2011 che prevede l’acquisto di 2.500-3.000 dischi freni per un valore previsto di oltre 13 milioni di euro, sempre da assegnare alla Ats. Ebbene, una semplice ricerca di mercato, realizzata dal membro del collegio sindacale Renato Castaldo sulle maggiori aziende mondiali del settore, dimostra che il prezzo medio per un disco freno non sono i 6.752,20 euro riconosciuti da Atac alla Ats, ma tra i 1.300 e i 1.600 euro. Un prezzo sei volte più alto, perché?

L’8 aprile del 2008 la società Officine Grandi Revisioni (Ogr), costola di Met.Ro. e di Atac per la manutenzione dei veicoli, trasmette al top management delle due aziende una ricerca di mercato dedicata ai pezzi di ricambio acquistati per le “Frecce del Mare”, i convogli che collegano la Capitale a Ostia. Il confronto si concentra sui vetri porte. A fronte dei due ordini approvati da Met.Ro. il 20 agosto e l’11 novembre 2008 alle ditte Angeloni srl e Vapor Europe srl, che prevedono un costo a pezzo di 98 euro per la prima e 128,52 per la seconda, le offerte pervenute dalle altre aziende contattate sono in media dieci volte più basse, e si aggirano tra i 6,48 e i 13,60 euro a pezzo.

Nel 2011 Atac assegna un appalto per i servizi di pulizia con un valore a base d’asta di 95 milioni di euro. Una gara su cui, il 22 aprile di quest’anno, accende un faro il collegio sindacale che nella relazione allegata al bilancio 2012 denunciauna maggiorazione del 30% rispetto alle gare precedenti per lo stesso servizio.

Ma a quanto pare, la storia dei biglietti falsi va avanti almeno da 10 anni. Quindi gli accadimenti sopra descritti potrebbero essere solo gli ultimi di una lunga serie.

Ma chi aveva la possibilità di modificare i software delle macchinette obliteratrici affinché leggessero i biglietti contraffatti?
Un’altra domanda alla quale, molto probabilmente, non verrà data risposta.

Nel frattempo l’Usb Atac ha posto degli interrogativi all’azienda, affermando: “Ora tutti “cadono dalle nuvole” ed esprimono “solidarietà” senza assumersi le responsabilità (classe politica e sindacati “confederali”) di aver condotto l’azienda sull’orlo del fallimento, rischiando di mettere in mezzo a una strada migliaia di lavoratori ed offrendo un servizio pessimo ai cittadini.
Dove erano, la politica ed i sindacati, quando si assumevano gli amici degli amici?
Quando si siglava l’accordo per la mega sede da 120 milioni di €?
Quando si stipulavano contratti derivati ed obbligazioni zero coupon?
Quando, alla fine degli anni ’90 iniziò la truffa della bigliettazione?
Quando si arrivò alla cifra record di 100 dirigenti per un totale di 15 milioni di € all’anno?
Domande a cui non è stata data alcuna risposta”.

In realtà Roma e i passeggeri hanno pagato già duramente per anni, sarebbe il caso che chi ha rubato paghi. Non si possono usare sempre due pesi e due misure. L’aumento del biglietto da 1 euro a 1,50 euro, a maggior ragione, non è giustificabile. Risanare i “buffi” con i soldi dei cittadini? No, questa volta no.

 Nicola Gesualdo

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