Definire l'Ipad a scuola. L'utilità di un isolamentoTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Definire l’Ipad a scuola. L’utilità di un isolamento

Da tempo ci si interroga sull’opportunità di integrare la didattica con i nuovi strumenti tecnologici a disposizione. Tra questi è in corso di sperimentazione in molte scuole l’uso dei tablet. Una ricerca dell’Università Cattolica di Milano prova a svelarne i risultati

Fonte: Oltremedianews

I tablet sono utili all’insegnamento”. Questo sembra essere uno tra i primi risultati di una ricerca condotta dall’università Cattolica di Milano. Hanno una doppia funzione: supportano ed integrano.

Come definire l’integrazione? “In senso generico, il fatto di integrare, di rendere intero, pieno, perfetto ciò che è incompleto o insufficiente a un determinato scopo”. L’Ipad viene dunque visto, secondo una ricerca dell’Università Cattolica di Milano, iniziata a ottobre dello scorso anno, come una strumentazione adeguata e finalizzata a far sì che gli studenti possano non solo ricevere un supporto all’insegnamento – che prima consisteva ‘semplicemente’ nella spiegazione di un insegnante, ma abbiano anche una possibilità di maggior inclusione, rivolta nello specifico a studenti stranieri e disabili.

Il campione su cui si basa l’indagine si costituisce di 25 scuole, in particolare 199 genitori, 157 docenti, 64% donne e 36% uomini e 16 dirigenti scolastici. Il responso: “Il tablet è stato utile per sostenere l’apprendimento di conoscenze e metodi spendibili nella didattica, produrre strumenti e materiali in classe, motivare gli studenti, recuperare materiali e contenuti utili per l’attività didattica, ricevere supporto nella progettazione del lavoro e infine confrontarsi con i colleghi di lavoro.”

I risultati che destano maggior attenzione sono le riflessioni dei genitori a proposito della questione ‘responsabilizzazione dei propri figli’, che sembra passare proprio dall’utilizzo di strumenti come l’Ipad. La tecnologia infatti, secondo il medesimo studio e l’impressione iniziale dei genitori, non sembra sostituire la didattica ma anzi, affiancarla come supporto aggiuntivo; responsabilizza i ragazzi e incide positivamente sul rendimento scolastico e sull’aggregazione tra compagni.

A ben vedere per, proprio su quest’ultimo aspetto non tutti i sondaggi sembrano essere affini a questi risultati. Una scuola primaria della provincia di Bergamo registra che i due terzi degli alunni, alla domanda “Preferiresti passare un pomeriggio giocando con l’Ipad o con un tuo amico?” abbia scelto la prima opzione. Meglio l’ipad dell’amico vero, quello in carne ed ossa. Certi risultati sbalorditivi, non sembrano tuttavia trasformare la posizione di chi crede fermamente che la tecnologia in classe debba iniziare a sostituire, gradualmente, i vecchi metodi di insegnamento.

Come in ogni cosa probabilmente la verità sta nel mezzo. Certo è che il delicato equilibrio tra virtuale e reale non può e non deve essere sottovalutato, a maggior ragione quando la presenza o meno del virtuale dipende dallo status economicodi una famiglia e dalla frequentazione del proprio figlio di una scuola privata o meno: Paolo Ferri, docente dell’università Bicocca di Milano, tra i massimi esperti di questi temi ha infatti concluso: “Risulta una certa polarizzazione: gli iPad ci sono soltanto nelle scuole private e paritarie, perché quelle pubbliche non possono permettersene il costo”.

Federica Bani

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