Demistificare la perfezione del “modello-Germania”. Lo spiega Vladimiro Giacché in “Anschluss. L’annessione”Tribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Demistificare la perfezione del “modello-Germania”. Lo spiega Vladimiro Giacché in “Anschluss. L’annessione”

Demistificare la perfetta Germania e il modello tedesco a cui tutti paesi dovrebbero ispirarsi: questo e molto altro nella ricerca contenuta nell’ultimo libro di Vladimiro Giacché presentato da Oltremedia insieme all’autore presso la libreria Rinascita di Roma.

Fonte: Oltremedianews

L’interesse di questa ricerca risiede principalmente in un aspetto: analizzare la visione, l’idea che attualmente ha l’opinione pubblica sulla Germania, in particolare partendo dalla versione che è passata dell’unificazione tedesca.

La cosiddetta “caduta” del Muro di Berlino che, spiega Giacché, è stata più precisamente un’apertura, l’apertura dei varchi, permettendo di passare dalla zona Est a quella Ovest e viceversa. Questa vicenda è una delle narrazioni fondanti l’Europa odierna: l’idea che la Germania Ovest, con un atto di grande generosità, decise di accogliere i fratelli dell’Est, di attivarsi con cospicui finanziamenti pubblici per l’Est. Questo è ciò che è stato diffuso fra l’opinione, trascurando tuttavia un dettaglio fondamentale: questi finanziamenti non sarebbero mai bastati per colmare le distanze enormi fra Est e Ovest.

E’ qui, in questa narrazione, che è possibile costruire e riflettere su un possibile parallelismo e confronto fra l’unificazione tedesca e l’unificazione europea poiché è dalla prima unificazione che si ha un’accelerazione nel processo che realizzerà la seconda. Un processo di unificazione degli stati europei, inizialmente ostacolato dalla Francia, ma frenato inutilmente poiché fu la stessa Francia a credere che la moneta unica sarebbe stata il modo per arginare la crescita della Germania post-unificazione. “Se Mitterard potesse tornare, direbbe, giustamente, di aver fatto l’errore più clamoroso della sua carriera politica”. Un’ironia dell’autore, che però dice molto: quello che sarebbe accaduto dopo l’unificazione monetaria avrebbe proprio creato un sistema intorno alla Germania, con la forza legante dell’unione monetaria stessa.

Spesso si sente dire con fermezza che Unione monetaria europea sia incompleta, che manchi l’unione politica, tuttavia i risultati a cui arriva questa ricerca dicono altro. “Io sono arrivato ad una conclusione nella mia ricerca: la convinzione, anche motivata, che l’unione monetaria è fortissima, non è debole. Si tratta di un’unione che sposta i rapporti di forza fra coloro che ne fanno parte, che crea degli stati di fatto molto diversi da quelli che c’erano prima. Il motivo di tutto risiede nel fatto che l’unificazione è avvenuta fra zone che hanno una produttività del lavoro molto differente, e questo è un problema”.

Per non parlare della Germania come modello a cui ispirarsi: questo è il messaggio che passano i media e i luoghicomuni costruitisi in 20 anni, ma la realtà e i dati attuali mostrano una Germania ben diversa, per nulla così perfetta e molto simile e vicina alle fattezze italiane, ai “difetti” cosiddetti italiani.

“La Germania Est, non è mica come il nostro Mezzogiorno che sono 150 anni e ancora non l’abbiamo recuperato, li è una cosa meravigliosa”. Nessuno negherebbe l’esistenza di questo luogo comune e ciò che intende proporre questo saggio, è proprio una demistificazione di questa Germania, mostrando che è possibile evidenziare somiglianze anche tra l’unificazione italiana e quella tedesca, in particolare in riferimento alle analogie riguardanti la questione nord-sud italiana e quella ovest-est tedesca. Con l’unificazione in Italia, tenendo conto dei dati al 1861, si calcola una differenza di reddito del 15% fra sud e nord, percentuale che aumenta nei decenni successivi, fino ad arrivare all’80% alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale (situazione che venne parzialmente arginata “con la tanto vituperata cassa del Mezzogiorno”, con la quale si riuscì a recuperare quei dislivelli salariali che costituivano l’abisso fra sud e nord). Per quanto riguarda il caso tedesco, le differenze fra Germania ovest ed est non sono certo delle migliori: “se il Mezzogiorno d’Italia ha un deficit commerciale del 12,5 per cento del reddito, in Germania Est è del 45 per cento”. Questo perché dopo la distruzione della sua base industriale, i cittadini della Germania Est divennero degli assistiti e l’azione che segui da parte della Germania Ovest, non fu di ricostruzione industriale ma fu un’azione assistenziale realizzata aumentando i consumi dei cittadini ad Est. Tuttora, il 47 per cento di chi risiede ad est (prepensionati e disoccupati) vive di forme di sussidio.

In breve, cosa emerge da questa ricerca: “non è vero che un’unione monetaria avvicina le economie che ne fanno parte”. L’avvicinamento deve avvenire prima dell’unificazione, anche se non è escluso che possa avvenire dopo con delle politiche giuste. Come vi era un dislivello di produttività fra Est e Ovest, vi è un dislivello in Italia fra Nord e Sud e ancora più fra uno Stato europeo e l’altro.

L’unione monetaria, la diatriba “Euro sì, euro no” è certamente controversa e le previsioni sulla decisione “euro no” non sono per nulla certe, tranne per la Germania: se saltasse l’euro, la Germania perderebbe in due/tre anni tra il 15 e il 25 per cento del prodotto interno lordo, una catastrofe (si consideri che dall’inizio della crisi l’Italia ha perso il 10 per cento). Al momento la Germania risulta agevolata da questa unione, unione che proprio grazie al meccanismo di fissazione del cambio ha permesso alla stessa di guadagnare quote di mercato che l’hanno portata ad accumulare un surplus di 200 miliardi euro annuali nella bilancia commerciale (gran parte dei quali accumulati in Europa e il tutto grazie all’idea di non poter concedere nulla, ovvero di non poter finanziare il debito dei paesi cosiddetti PIIGS).
Un testo che pone molti interrogativi, ma altrettante riflessioni e delucidazioni. Un consiglio di lettura per sviluppare una controinformazione utile per analizzare più criticamente ciò che i media tout court propongono nelle cronache politiche e non solo.

 Veronica Pavoni

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