Democrazia o dittatura delle oligarchie?Tribuno del Popolo
mercoledì , 18 ottobre 2017
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Democrazia o dittatura delle oligarchie?

Negli ultimi tempi è tornata prepotentemente alla ribalta la critica della “democrazia”, incapace di fare gli interessi di molti e sempre più appiattita nel garantire gli interessi di pochi. Ecco come la degenerazione oligarchica ha infettato la democrazia. 

Ricordate l’Europa dei popoli? La visione romantica che ci hanno raccontato dell’Europa come “casa comune” degli europei, il mito degli Stati Uniti d’Europa che un giorno, si diceva quasi ingenuamente, potranno votare il governo non più dei singoli paesi, ma del governo europeo. Questo mito si è scontrato contro il muro della crisi economica che ha scardinato le sicurezze di molti, mostrando in modo chiaro come sia in atto, ormai da anni, un progressivo svuotamento di sovranità dei singoli paesi a favore del governo centrale europeo. Si va insomma nella direzione opposta, non più un governo europeo eletto democraticamente dai singoli paesi, sempre più provincie dell’Impero, ma un governo oligarchico e tecnocrate che utilizza l’inganno della democrazia per ammantare di liceità il proprio dominio incontrastato sulla politica.

Non è un mondo democratico, non almeno nella reale accezione del termine. Milioni e milioni di persone in Europa come negli Stati Uniti, semplicemente non hanno rappresentanza politica, e non ce l’hanno perchè coloro che hanno organizzato questo sistema economico e sociale hanno voluto togliere loro gli strumenti che avevano a disposizione per far contare la propria opinione nei tavoli dove si prendono le decisioni, quelle vere. Lo stesso Parlamento Europeo ci risulta avere un mero ruolo consultivo, di ratifica insomma di decisioni presi altrove. E da chi vengono prese queste decisioni? Ciò che emerge scorrendo velocemente gli identikit e i profili dei tecnocrati europei (ma anche dei politici) è che costoro appartengono alle classi medio/alte della società. Sostanzialmente nessun rappresentante degli “umili”, degli “ultimi”, dei “disoccupati”, di chi non sopporta questo sistema, ha la minima possibilità di contrastare o influenzare il sistema. Questo avviene perchè costoro facendosi portatori di una critica che viene definita artificiosamente come “radicale”, e quindi come inconcludente, vengono de facto tenuti lontani dalle stanze del potere.

Come è potuto avvenire questo passaggio epocale? Come si è innescata questa progressiva e ormai apparentemente inesorabile deriva oligarchica che ha ammalato, forse a morte, la nostra democrazia? Chi vi scrive pensa che il “vulnus” vada ricercato agli anni della reaganomics, negli anni della lotta all’Unione Sovietica e al socialismo reale, negli anni in cui le oligarchie finanziarie si sono riorganizzate per ricacciare indietro il popolo, che poi era essenzialmente la maggioranza del corpo sociale. Da qui l’immane processo di svuotamento dei valori che erano stati incarnati dal socialismo, il tentativo di screditare lo Stato, facendo passare tutto ciò che è pubblico come inefficace tout court. Da qui il processo portato a compimento delle elites finanziarie europee e Occidentali di offuscare la divisione in classi della società, non rendendola più percepibile grazie ai beni luccicosi prodotti per il consumo di massa. Il benessere ha fatto sostanzialmente dimenticare ai cittadini che non siamo tutti dalla stessa parte, ha fatto dimenticare che ciò che giova alle elites finanziarie che oggi ci governano non necessariamente giovano anche alla massa di cittadini  che oggi paga in prima persona la crisi economica proprio al posto della minoranza benestante. La fine della “lotta di classe” insomma è avvenuta in modo unilaterale, solo dalla parte delle classi subalterne; al contrario le classi più agiate hanno l’hanno rilanciata, portandola alle estreme conseguenze. Così i popoli vengono completamente svuotati del loro potere decisionale, e minoranze dotate di mezzi materiali sterminate possono educarle a proprio piacimento, facendo loro ammirare e desiderare la vita dei più ricchi, colpevolizzando chi vive ai margini o non si vuole rassegnare ad accettare questa orribile realtà di sfruttamento ammantata da libertà. Insomma facendo una metafora sarebbe come se due squadre si sfidassero in uno sport con le regole e l’arbitro decisi solamente da una delle due.

Il marxismo è stato espunto dalla discussione economica e politica. Ma questo perchè è davvero inefficace e inutile? Oppure perchè chi ha interesse che il marxismo venga espunto è anche chi ci perderebbe maggiormente dalla diffusione di questo pensiero in quanto è proprio colui che porta avanti un pensiero opposto per fare i propri interessi ai danni del 90% della popolazione? E se anche qualcuno riuscisse a livello nazionale a convincere la maggioranza dei cittadini a lavorare per un sistema diverso, questo non basterebbe perchè arriverebbero a mannaia i diktat della Troika e dei mercati. Questo perchè tutto, in questa società globalizzata, è costruito per non far nemmeno concepire a noi poveri sudditi una realtà diversa da quella che viviamo.

Gracchus Babeuf

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