Democrazia&referendumTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Democrazia&referendum

Negli ultimi tempi c’è un grande proliferare di referendum. Da quello tenutosi in Gran Bretagna per la tanto discussa Brexit a quello in Ungheria per le quote migranti, passando poi per quello italiano sulla riforma costituzionale promossa dal governo Renzi a quello in Colombia sul processo di pace tra FARC e governo.

Questi casi citati sono tutti estremamente differenti, sia per il tipo di referendum (consultivo, abrogativo, eccetera) sia per la materia trattata (immigrazione, strutturazione dello Stato, processi di pace e così via).

A seconda del risultato, inoltre, grazie alla nostra sovrastruttura informativa che si impegna in maniera costante a farci percepire il tutto come bianco o nero, i popoli diventano da un giorno all’altro illuminati o razzisti. Il popolo britannico vota a favore della Brexit? Buona parte dei media lo dipingono come un popolino triste e xenofobo quando, fino a ieri, veniva rappresentato come il massimo dell’integrazione. Stessa storia, a fasi invertite, in Ungheria. Gli ungheresi votano per anni Viktor Orbán e vengono accusati da mezza Unione Europea di essere un popolo razzista. Nelle scorse ore la maggior parte di loro non si reca a votare per un referendum (in Ungheria, secondo l’Articolo 8 comma 4 della Costituzione, un referendum, per essere valido, deve registrare un’affluenza del 50%+1 degli aventi diritto [1]) e improvvisamente il popolo ungherese viene descritto come l’esempio dell’Europa accogliente. La continua disinformazione dei media, sommata allo strumento democratico estremamente parziale quale è il referendum, sono fattori che portano a lacerare di giorno in giorno la società europea.

Il referendum non deve essere, in alcun modo, confuso con la democrazia diretta. Con democrazia diretta possiamo intendere, riprendendo la buona definizione che ne dà Wikipedia, “una forma di democrazia nella quale i cittadini possono, senza alcuna intermediazione o rappresentanza parlamentare (democrazia rappresentativa), esercitare direttamente il potere legislativo” [2].

Il referendum, di conseguenza, può essere visto come una decisione da parte del governo in carica di deresponsabilizzarsi riguardo a decisioni che possono portare a svolte non prevedibili. Ovviamente questo discorso non può essere considerato valido qualora il referendum sia obbligatorio (ad esempio quello che vedrà impegnati i cittadini italiani tra qualche settimana).

Si considerino gli ultimi due referendum che si sono svolti all’interno del territorio dell’UE. Quello in Gran Bretagna e quello in Ungheria. Ovviamente, come già detto in precedenza, i media occidentali, che si autodefiniscono liberi, hanno dipinto i due risultati in maniera ben diversa, bypassando anche la più semplice analisi del voto. In Gran Bretagna si è registrata una spaccatura a metà dei votanti (48,1% a 51,9%) con un’affluenza di circa il 72% degli aventi diritto [3]. In Ungheria, dove si è votato sulla decisione dell’UE di ripartire i migranti tra i vari paesi membri, si è recato alle urne circa il 43% degli aventi diritto ma, essendosi registrata una maggioranza superiore al 98% per una delle due opzioni proposte dal referendum, questi ha confermato, come nel caso precedente, una spaccatura a metà della società [4].

Se si vuole mirare ad una “democrazia diretta”, il referendum (almeno per come lo intendiamo oggigiorno in Occidente) è, forse, uno degli strumenti più sbagliati. Democrazia non è optare per un Sì o per un No. Democrazia è discutere, confrontarsi, decidere considerando le volontà di tutto il popolo. Esattamente l’opposto dei referendum dove ci viene posta di fronte una decisione la quale può essere solo bianca o nera.

Jean-Jacques Rousseau ne “Il Contratto sociale” afferma come “Il popolo inglese ritiene di esser libero: si sbaglia di molto; lo è soltanto durante l’elezione dei membri del parlamento. Appena questi sono eletti, esso è schiavo, non è nulla” [5]. Se si usa il referendum quale strumento di divisione della società tra i Sì e i No e come strumento per deresponsabilizzare i governanti, si può aggiungere che, in un referendum, il popolo, che ritiene di essere legislatore e artefice del proprio destino, è invece posto di fronte all’estrema semplificazione di un dibattito avvenuto in precedenza e in altre sedi e di cui, soprattutto, è stato informato solo parzialmente e spesso in modo distorto. Di conseguenza non è assolutamente libero.

Non si tratta quindi di considerare lo strumento referendario come giusto o sbagliato. Si tratta di vedere lo strumento referendario, come viene utilizzato oggi in Occidente, quale strumento potenzialmente deformante della realtà,  lacerante della società e come strumento usato dai governi per lavarsi le mani su di una particolare questione, i quali possono tranquillamente affermare “il popolo ha scelto”, dimenticandosi, o meglio, facendo finta di dimenticarsi, che il popolo ha solo optato per una delle due proposte precedentemente formulate dall’esecutivo di turno.

D.B.

Fonte: http://www.cercareilvero.it/2016/10/03/democraziareferendum/

tribuno del Popolo

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top