Derivati, quale follia!Tribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
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Derivati, quale follia!

Da invenzione del secolo a vera serpe in seno ai bilanci di società ed enti locali. Il ruolo dei derivati nel mondo della finanza. Nei mesi scorsi le vicende sull’accordo tra la regione Puglia e Merrill Lynch e le dimissioni di Mussari da presidente Abi. Cosa sono e a che servono gli strumenti derivati? E soprattutto, sono sicuri?

Fonte: Oltremedia

Questa domenica parliamo dei derivati. C’è chi li ha ritenuti un dono di Dio, la geniale risposta per ridurre i rischi di chi avesse effettuato investimenti azzardati, lo strumento finanziario del terzo millennio. Oggi, complice lo scandalo Mps dei mesi scorsi, si scopre la natura pericolosa dello strumento derivato, il lato oscuro che segna gli aspetti controversi della finanza responsabile dei crack del 2008.

Ma cosa sono, in sintesi, questi derivati? I derivati sono strumenti finanziari, contratti o titoli, il cui prezzo sia basato sul valore di mercato di uno o più beni (quali, ad esempio, azioni, indici finanziari, valute, tassi d’interesse). Molto utilizzato è lo Swap che sarebbe uno strumento che consiste nel seguente rapporto: può acquistare un’obbligazione a tasso variabile e corrispondere gli interessi che percepisce a un soggetto , a sua volta, acquista un bond a tasso fisso, percepisce gli interessi variabili di e gli gira gli interessi a tasso fisso. L’esempio descritto fa riferimento allo Swap di interessi che è un contratto che prevede lo scambio periodico, tra due operatori, di flussi di cassa aventi la natura di “interesse” calcolati sulla base dei tassi di interesse . Ma cosa se ne fa la Puglia dei derivati? Per capire la reale utilità degli strumenti derivati bisogna capire la loro finalità. Essi sono stati inventati nel lontano XVIII secolo come strumento di copertura del rischio di un investimento utilizzando un derivato con effetto opposto all’operazione che si vuole coprire (ad esempio, una opzione put può coprire il rischio di un acquisto di uno strumento finanziario; se le quotazioni calano, l’opzione put aumenta di valore più che proporzionalmente, riducendo la perdita maturata del sottostante). Così molte imprese, soprattutto con la globalizzazione e con la crescita smisurata del ruolo della finanza nell’economia, hanno visto nei derivati il miraggio di una fonte di finanziamento interamente gratuita. Come i privati anche gli enti locali. Dal 2003 è stato reso possibile agli enti locali, tramite una misura introdotta dall’ex ministro Tremonti, di ricorrere all’utilizzo dei derivati. Sembrava l’invenzione del secolo, un modo anche per i piccoli comuni di attingere a nuove risorse altrimenti negate dai continui tagli.

Ma che succede quando la macchina si inceppa e la variabile da cui dipende il derivato impazzisce e non segue i criteri dell’economia reale? Cosa succede quando i costi sono superiori ai benefici? Il derivato, ricordiamolo, è un contratto con due controparti, e come tale comporta rischi. Rischi enormi se si pensa che tra le variabili può esserci l’andamento del prezzo del petrolio come la quantità di precipitazioni nevose. Quali rischi si presentano per enti istituzionali nell’enorme gioco della finanza globale oggi più simile che mai ad un grande casinò dove si gioca d’azzardo? Proviamo ad immaginare un piccolo comune che vuole abbellire il proprio bilancio usando derivati. Ebbene esso non avrà mai la capacità di attingere a quelle informazioni e a quegli strumenti di calcolo di cui invece investitori professionisti dispongono. Ed ecco quindi i motivi che hanno trasformato i derivati da invenzione (riscoperta) del secolo a vera e propria serpe in seno ai bilancidegli enti locali e dei grandi gruppi bancari. Deve aver pensato la medesima cosa lo stesso ministro Tremonti quando ha firmato nel corso dell’’ultimo governo Berlusconi una moratoria che impedisce oggi agli enti locali di sottoscrivere troppi derivati.

Troppo tardi, gli effetti cominciano a vedersi e sono disastrosi. A quando una moratoria anche per le banche che raccolgono i risparmi delle povere famiglie?

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