Detroit, una bancarotta attesaTribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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Detroit, una bancarotta attesa

Detroit, la capitale dell’industria automobilistica americana, dichiara ufficialmente bancarotta. E’ la prima volta che una metropoli USA dichiara fallimento. Quasi 20 miliardi di debiti.

Fonte: OltremediaNews

 

La “Motor City” si arrende ufficialmente alla bancarotta. Lo annuncia il tribunale fallimentare che appena 48ore fa’ aveva ricevuto il filing per le procedure di fallimento. Già dallo scorso marzo la “patata bollente” era passata nelle mani dello Stato del Michigan che aveva affidato il caso a Kevyin Orr, emergency financial manager incaricato dal governatore Rick Snyder .

Circa cinque mesi di trattive per cercare di fare il miracolo: Orr avrebbe dovuto tappare il buco da circa 20 miliardi di dollari o quanto meno temporeggiare. “Servono sacrifici dolorosi e devono essere condivisi da tutti. Ognuno deve fare la sua parte, altrimenti sarà la bancarotta”, queste le parole con cui Orr, a giugno, si rivolge a  creditori, sindacati e altri enti coinvolti.
Una  bancarotta che sembrava attesa ed inevitabile: “mi sembra che non ci sia altra soluzione”, questa la dichiarazione del governatore del Michigan.

Il caso Detroit, una decisione estrema e in contrasto con il rating a tripla A che l’agenzia Moody’s ha confermato per gli USA. Insieme a Standard & Poor’s, Moody’s  è una delle maggiori agenzie di rating al mondo e recentemente aveva spiegato come il rialzo outlook da “negativo” a “stabile” avesse determinato la valutazione positiva dell’agenzia nonché l’ apprezzamento per la good policy statunitense nella gestione del debito pubblico nonostante i tagli alla spesa pubblica adottati dal governo. Per la “culla dell’auto”, invece, Standard & Poor’s taglia i titoli di debito emessi dalla città da C a CC con outlook negativo.

Ma proprio lunedì scorso, il New York Times ha pubblicato un articolo che racconta un’altra Detroit, in cui produttività e profitto sono ancora auspicabili. La Jefferson Nord, risollevata dall’ultimo piano-salvataggio del governo, è uno degli impianti più prosperi e all’avanguardia: “For a city on the brink of bankruptcy and an American auto industry that many had written off, Jefferson North’s revival has become a symbol that Detroit’s seemingly endless downward spiral can be reversed”.

Come spiegare l’inevitabilità di questa bancarotta in una “Motor City” che sembra essersi ripresa con successo dalla crisi che investì il settore auto poco più di quattro anni fa’? Sembra che la bancarotta della Città dei Big Three dell’auto sia dovuta anche ad anni di malagestione, corruzione e spopolamento che ha logorato la città per più di 10 anni. Inoltre, come fa notare Il Fatto Quotidiano, “la città è all’80 per cento abitata da afro-americani, e vota in larga misura democratico. Più volte, nei mesi scorsi, la ventilata minaccia di bancarotta era stata interpretata come un tentativo da parte dell’élite bianca e repubblicana del Michigan di prendere il controllo delle finanze della città”.

La questione è controversa le azioni risolutive ancora non sono state definite. I Detroiters e tutta la stampa mondiale attendono chiarimenti sulla road map.

Veronica Pavoni

 

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