Di lavoro si muore: altri due operai morti a CremonaTribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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Di lavoro si muore: altri due operai morti a Cremona

Ancora morti sul lavoro. Dopo la morte di due operai a Cotignola, provincia di Ravenna, avvenuta nemmeno due giorni fa a causa del crollo di un capannone, nelle scorse ore altri due operai sono morti a Cremona investiti da 700 tonnellate di mais fuoriusciti da un silos. Ma di loro importa meno che dell’orsa Daniza…

Difficilmente si parlerà molto dei quattro operai morti negli ultimi tre giorni, un vero e proprio bollettino di guerra che la dice lunga sulle condizioni di sicurezza di molti lavoratori italiani. Di lavoro si muore, e in pieno 2014 in quello che dovrebbe essere l’avanzato Occidente la cosa non sorprende nemmeno più. Così come non sorprende che i lavoratori ormai  debbano adattarsi a lavorare in ogni condizione, anche di notte, nel nome della flessibilità che vorrebbero farci accettare distruggendo anche formalmente quel poco di tutele che sono ancora rimaste dalla parte dei lavoratori. E infatti i due operai di Cremona, uno 48enne, l’altro 54enne, sono morti poco prima della mezzanotte, quando la maggior parte delle persone dorme o si diverte, e sono morti sepolti da oltre 700 tonnellate di mais fuoriuscito da un silos della Ferraroni Mangimi. I vigili del fuoco sono stati costretti a lavorare diverse ore prima di trovare i corpi dei due operai. La notizia è stata data quasi distrattamente dai Tg, come se la tragica morte di questi quattro operai in pochi giorni non sia in realtà un vero e proprio dramma nazionale su cui riflettere. Probabilmente non si da il giusto peso a queste tragedie perchè dovremo purtroppo abituarci a queste tragedie, del resto senza tutele sul lavoro e con un futuro che si prospetta come il regno della flessibilità, temiamo che sarà assolutamente normale per le aziende non mettere la sicurezza dei propri dipendenti al primo posto. Così mentre i tg parleranno dell’orsa Daniza e continueranno a mostrarci per settimane le foto dei suoi cuccioli che crescono, nessuno parlerà più degli operai morti a Ravenna e a Cremona, così come nessuno ha più parlato della Thyssen Krupp e di tutte le altre tragedie italiane.

 

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