Diaz. C'è chi rifarebbe tutto mille volteTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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Diaz. C’è chi rifarebbe tutto mille volte

Nessuna giustizia, o meglio, nessun rispetto per le persone pestate nella scuola Diaz nel 2001. Questo è quello che viene da pensare leggendo le parole di Fabio Tortosa su Facebook, stiamo parlando di uno degli ex del VII Nucleo che a suo dire compì l’irruzione di quella notte alla Diaz che ha scritto senza giri di parole: “Io c’ero quella notte alla Diaz e ci rientrerei mille e mille volte”. 

tortosa

 

Oltre al danno la beffa verrebbe da pensare leggendo la dichiarazione lanciata su Facebook da Fabio Tortosa, uno degli 80 agenti che il 22 luglio del 2001 fecero irruzione nella scuola Diaz a Genova dove i n quel momento si trovavano accampati per dormire i ragazzi del Social Forum. Imbarazzo, rabbia, rassegnazione, sono questi i sentimenti ingenerati da queste righe negli italiani che si sono indignati per quello che successe a Genova, dove la democrazia andò in soffitta per qualche giorno permettendo che accadessero cose che ancora oggi il semplice ricordare fa male, eccome se fa male. Decine di ragazzi e ragazze vennero picchiati e umiliati per quella che si configurava come una autentica rappresaglia, e ora anche la Corte Europea dei Diritti di Strasburgo ha finalmente sancito la verità ribadendo che quel giorno alla Diaz si trattò di tortura e non di un semplice evento di pubblica sicurezza come qualcuno vorrebbe far credere. Ora le dichiarazioni di Tortosa fanno imbarazzare, e infatti il dipartimento della Polizia di Stato ha subito fatto sapere di aver avviato gli accertamenti e che nel caso le parole di Tortosa fossero state seriamente pronunciate da un agente si avrebbero le conseguenti “procedure disciplinari”. Tortosa ha ovviamente fatto sparire il commento su Facebook ma fa riflettere che in quelle poche ore che è rimasto online abbia ricevuto anche commenti di apprezzamento da parte di persone che, nonostante la sentenza della Corte Europea, trovano assolutamente giusto che un pò di quei ragazzi siano stati picchiati a sangue. Ma a leggere la risposta e la spiegazione al gesto offerta da Tortosa, e riportata da “La Stampa”, un brivido sale lungo la schiena: “Quello che volevamo era contrapporci con forza, con giovane vigoria, con entusiasmo cameratesco a chi aveva, impunemente, dichiarato guerra all’Italia, il mio paese, un paese che mi ha tradito ma che non tradirò. Per quanto riguarda tutti voi; tranquilli, non vogliamo la pietas di nessuno. Sappiamo che siamo quelli ignoranti, scampati alla disoccupazione, lontani dai vostri salotti radical chic, dal vostro perbenismo becero, dal vostro politically correct. Siamo quelli che dopo un servizio di 10 ore dove abbiamo respirato odio, siamo pronti a rientrare nelle nostre case a dare amore ai nostri figli e alle nostre mogli. Ci troverai con una Ceres in mano, ti odieremo perchè non hai la nostra tuta da OP, ma non te lo faremo sapere. Saremo sempre al tuo servizio, anche se quando ti rubano in casa, meriteresti, e sarebbe più coerente, che chiamassi Batman“. Insomma secondo Tortosa era giusto opporsi con “giovane vigoria” a ragazzi e ragazze che avevano osato esternare la propria contrarietà nei confronti del governo italiano e mondiale e questo “entusiasmo cameratesco” viene persino sbandierato senza paura anche a distanza di anni, con il tipico menefreghismo di chi sa di poterselo permettere. No caro Tortosa, quelli che sono stati pestati a Genova non sono persone che hanno dichiarato guerra all’Italia bensì cittadini che sono stati barbaramente picchiati per dare un messaggio, e del resto lo stesso presunto agente di polizia si qualifica da sè quando ha parlato di Carlo Giuliani lanciando contro di lui deliranti offese e invettive. Il richiamo cameratesco di Tortosa a molti è sembrato più che altro uno sfoggio di ideologia fascista, e infatti a decine sono arrivati a commentare con “Onore al VVI” e altre amenità di questo tipo, un altro modo di picchiare per una seconda volta le vittime della Diaz. In serata poi, dopo che la pagina Facebook dell’agente era già stata rimossa, Tortosa ha cercato di rettificare il tiro parlando della Diaz come di una “pagina nera per questo Paese” e arrampicandosi sugli specchi dicendo che “è venuta fuori solo una parte di verità“. Ma la domanda che noi vorremmo porre è molto semplice: Come è possibile che nelle forze dell’ordine italiane esistano ancora a tutt’oggi personaggi che nutrono simpatia per il fascismo e che ritengono dei “nemici dell’Italia” tutta una serie di categorie di persone che invece sarebbero pagati per difendere? Come è possibile che l’ideologia fascista nelle forze dell’ordine venga tollerata o comunque sopportata in questo modo? La speranza è che dopo questo ennesimo schiaffo chi di dovere prenda le necessarie misure per impedire che personaggi come Tortosa possano trovarsi, ancora una volta, a intervenire contro cittadini ritenuti “indesiderati” dal loro “spirito cameratesco”.

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