Diaz. Corte di Strasburgo condanna l'Italia per torturaTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Diaz. Corte di Strasburgo condanna l’Italia per tortura

Finalmente la verità: secondo la Corte europea dei diritti umani quanto successe il 21 luglio del 2001 a Genova, con l’irruzione delle forze dell’ordine nella scuola “Diaz”, si configura come tortura. L’Italia è stata così condannata e non solo per quanto successo a Genova, ma anche perchè nel Paese non esiste una legge per punire il reato di tortura. Una vittoria postuma per coloro che non si sono rassegnati a far finta di nulla dopo aver vissuto il massacro della “Diaz”.

No, non erano pazzi coloro che hanno vissuto sulla propria pelle le botte e la paura di quel giorno, il 21 luglio del 2001, quando centinaia di giovani vennero letteralmente aggrediti mentre dormivano nella scuola “Diaz” a Genova. Le forze dell’ordine fecero irruzione e troppi ragazzi finirono vittime di inusitate violenze senza che mai nessuno facesse giustizia. Nel 2001, mentre a Genova ragazzi di tutta Europa e tutto il mondo si incontravano per protestare contro le potenze del G8, le forze dell’ordine realizzarono una repressione terribile che lasciò il segno in una generazione che fu inevitabilmente segnata da quanto successe in quei giorni, quando a Genova si visse una vera e propria sospensione della democrazia. Finalmente però la Corte europea ha reso giustizia stabilendo che quanto successe nell’irruzione della Diaz si può configurare come una vera e propria tortura. Non solo, in Italia non esiste nemmeno una legislazione per punire il reato di tortura, un vero e proprio vulnus democratico sanzionato ora anche dalle istituzioni europee. Il governo italiano dunque fu responsabile di torture ai danni di manifestanti, da qui sembra necessario perlomeno risarcire le vittime per quanto successo, cosa non scontata. A originare il procedimento il ricorso di Arnaldo Cestaro, manifestante che nel 2001 aveva 61 anni e finì vittima di un vero e proprio pestaggio da parte delle forze dell’ordine durante l’irruzione nella sede del Genova Social Forum. Cestaro in quell’occasione venne barbaramente picchiato dalla polizia, e ancora oggi paga le conseguenze fisiche delle percosse subite quel giorno maledetto. Secondo Cestaro gli agenti avrebbero dovuto essere perseguite per il pestaggio commesso, peccato che in Italia non esista una legge che sanzioni il reato di tortura. Ora però invece i giudici europei hanno stabilito che lo Stato italiano ha violato l’articolo 3 della convenzione sui diritti dell’uomo che recita testuale: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti“. E invece le torture avvennero eccome, e l’Italia è doppiamente colpevole anche per non aver fatto nulla per identificare gli autori materiali dei maltrattamenti. Non solo, la Corte europea ha anche accusato direttamente la polizia italiana di non aver adeguatamente cooperato per trovare i colpevoli. Ma in Parlamento la legge per introdurre il reato è ancora ferma da almeno due anni e la sensazione è che ci siano ancora troppi che sono in realtà contrari a limitare il potere della polizia, anche se chiaramente non possono ammetterlo pubblicamente. Del resto personaggi come Gasparri non si scompongono di fronte alla decisione della Corte europea, come se ritenessero del tutto normale che dei ragazzi siano stati in balìa delle forze dell’ordine per ore e ore subendo percosse e violenze psicologiche e fisiche di vario genere. Proprio Gasparri a “L’Aria che tira” su La7 ha infatti rilanciato in modo grottesco che ci sarebbe anche bisogno di pene più severe per chi colpisce la polizia, come a voler ancora una volta ridicolizzare e minimizzare l’enormità di quanto successe a Genova nel 2001. Difficile, impossibile che si farà mai realmente luce su quanto successe in quei giorni nei quali forze si decise di dare un messaggio al mondo, per mostrare quello che sarebbe successo a coloro che osavano sfidare i potenti del G8. Un messaggio che venne dopotutto recepito perchè aldilà di violente proteste per quanto successo in effetti il Movimento di protesta si arrestò progressivamente e anche in Italia la sinistra radicale ne uscì a pezzi. Se non altro, a distanza di anni, giustizia storica almeno è stata fatta, la Corte europea ha stabilito che le forze dell’ordine si macchiarono dell’odioso reato di tortura e la sensazione è che se a questa sentenza non seguiranno conseguenze difficilmente si potrà recuperare la perdita di credibilità nelle istituzioni che una certa parte di italiani lamentò all’indomani delle barbarie di Genova. Inoltre in quasi tutta Europa le forze dell’ordine dispongono di numeri identificativi mentre in Italia, al contrario, sembra che ci voglia muovere nella direzione opposta, prendendo a modello quasi più la Turchia di Erdogan che altri paesi europei considerati all’avanguardia, vedi la Germania.

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