Diaz. Parla l'ex dirigente della Mobile: "Fu un errore, volevamo vedetta" | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
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Diaz. Parla l’ex dirigente della Mobile: “Fu un errore, volevamo vedetta”

Vincenzo Canterini, ex dirigente del reparto Mobile di Roma condannato a cinque anni per la vergogna del massacro della Diaz, ha deciso di raccontare la sua verità in un libro-intervista sui fatti di Genova del 2001. Ed è una verità che fa male..

Sui fatti vergognosi della scuola Diaz, a Genova, si è detto e scritto sin troppo. Se non altro il parlarne è servito a tenere alta l’attenzione e a non dimenticare. Del resto come è possibile dimenticare quello che successe a Genova undici anni fa? Non ha dimenticato Vincenzo Canterini, uomo che all’epoca dei fatti era il capo dei celerini, e che oggi è stato condannato a cinque anni di galera proprio per quei tragici avvenimenti che ancora chiedono giustizia. Canterini, ex dirigente del reparto Mobile di Roma, ha pensato bene di affidare le sue “memorie” di Genova a un libro-intervista (Gianmarco Chiocci, Simone Di Meo  «Diaz» – Imprimatur editore)  per raccontare la sua verità. Le memorie dell’ex capo del reparto Mobile, sorprendentemente, inchiodano la polizia alle sue responsabilità.  Canterini infatti  ha raccontato di aver guidato personalmente la carica della polizia in piazza Alimonda subito dopo che si era sparsa la voce della morte di Carlo Giuliani e che si temeva che altri giovani potessero pensare di vendicarlo: “La carica fu obiettivamente pesante. L’immensa processione di via Tolemaide arretrò per la prima volta, le ambulanze raccattarono i percossi, diedi l’ordine di retrocedere“. Canterini ha poi raccontato di essere entrato assieme ai suoi settanta uomini nella Diaz, assieme a centinaia di altri poliziotti sconosciuti, confluiti lì non si sa perchè e per come in una sorta di confusione generale grottesca e quasi inverosimile: “Facce stanche, affaticate, assetate di sangue e di vendetta. Gente in fibrillazione, completamente alla frutta per quei due giorni d’inferno, che scalpitava. Un’accozzaglia di divise blu“. “Facce assetate di sangue e di vendetta“: vengono i brividi anche solo a pensare che esistano agenti in uniforme pagati per proteggerci che invece sono “assetati di sangue“, ma tantovale rassegnarsi. Del resto della folla impazzita di poliziotti che fece irruzione alla Diaz aveva già parlato durante il processo il braccio destro di Canterini, il funzionario Michele Fournier. Proprio Fournier è considerato negli ambienti di polizia la “gola profonda“, colui che ha sollevato il velo del silenzio sulla macelleria messicana di Genova: “In questa storia l’unico che ha portato la croce trovando la forza di rompere la consegna al segreto è stato Fournier. Non sto qui a giudicare, a dire se ha fatto bene, se ha fatto male, se doveva dirlo prima, se il segreto se lo doveva portare nella tomba perché siamo tutti una famiglia e i panni sporchi non si lavano all’aperto. Per alcuni colleghi quel funzionario è diventato un Giuda. Ma non è un Giuda“, ha spiegato Canterini, in vena ancora di un’ultima, tremenda, ammissione: “La Diaz fu una rappresaglia scientifica alla figuraccia mondiale per le prese in giro dei black bloc. Un tentativo, maldestro, di rifarsi un’immagine e una verginità giocando sporco, picchiando a freddo, sbattendo a Bolzaneto ospiti indesiderati assolutamente innocenti“.

 

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