Dieci anni di carcere, nove gli abusi. Chiamasi giustiziaTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Dieci anni di carcere, nove gli abusi. Chiamasi giustizia

Dieci anni di carcere, nove gli abusi. Chiamasi giustizia

E’ stato condannato a dieci anni di carcere il maestro elementare di Palosco che l’anno scorso era stato colto in flagrante mentre abusava di un suo alunno. Non si presenta in aula la mattina della sentenza ma manda una lettera dove si difende così: “Anche io vittima di violenza sessuale”.

Fonte: Oltremedianews

Il maestro elementare 63enne di Palosco (Bergamo), è stato condannato dalla giustizia a dieci anni di reclusione contro i 14 richiesti dal pubblico ministero Gianluigi Dettori. Grazie infatti alla formula del rito abbreviato scelta dal maestro, la condanna ottiene lo sconto di un terzo della pena. All’udienza in tribunale del 27 maggio, il maestro non si è presentato di fronte al giudice Giovanni Petillo, ma ha fatto recapitare una memoria difensiva dove ammette, in parte, le sue colpe e offre alle famiglie dei due ragazzi un risarcimento di dieci e ventimila euro.

Dopo l’arresto tempestivo dello scorso 17 aprile 2012, quando era stato colto in flagrante dalle telecamere dei carabinieri, posizionate nei sotterranei della scuola a seguito di una segnalazione dei familiari di una delle vittime, sono state sportealtre nove denunce contro di lui, ma il maestro conferma soltanto due dei nove casi di abuso.  A suo svantaggio però restano comunque due aggravanti: l’età dei bambini compresa tra gli 8 e i 13 anni e l’abuso di potere che, in qualità di insegnante, poteva esercitare sui suoi allievi.

Il maestro, nella lettera di difesa, quasi a volersi giustificare, afferma di aver subito a sua volta violenze sessuali quando era bambino. Ma di quest’ammissione non si può certo fare una attenuante. La violenza genera altrettanta violenza: proprio per questo va elaborata, non agita. La scuola di Palosco si era attivata immediatamente aprendo uno sportello di ascolto per tutti i bambini della scuola e per i rispettivi genitori. Era stato fatto anche un intervento mirato sulle classi del maestro, dove i bambini chiedevano ragione dell’assenza improvvisa del loro insegnante.

La questione aveva sconvolto non solo la scuola, ma l’intero paese di Palosco, che non si capacitava del fatto che un insegnante storico come lui, nonché maestro di catechismo, potesse aver commesso una violenza simile. L’indignazioneè continuata dopo che si era sparsa la voce che il maestro nel giro di pochi mesi sarebbe passato dagli arresti domiciliari, scontati in un monastero fuori provincia, ad un ritorno a piede libero. I genitori della scuola hanno così indetto lo scorso aprile uno sciopero di protesta “in solidarietà delle vittime e per un giudizio rapido”, dice una delle mamme.

A più di un anno, perviene dunque la sentenza di condanna. Una condanna che lascia l’amaro in bocca. Niente e nessuno potrà mai più cancellare dagli occhi delle vittime le immagini delle violenze subite, il ricordo degli odori, della paura, dell’umiliazione. Ancora una volta ci troviamo di fronte a una pena che non rende giustizia di ciò che è stato commesso. Ciò che è indiscutibile è l’obbligo al trattamento di certi tipi di disagi; questo tipo di difficoltà vanno affrontate, vanno discusse e trattate a livello psicologico. Perchè nessuno possa nascondersi ancora dietro la frase: “E’ successo anche a me”.

 Federica Bani

 

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