Dien Bien Phu, 60 anni faTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Dien Bien Phu, 60 anni fa

Sessant’anni fa fu Dien Bien Phu e segnò la fine del dominio coloniale francese in Indocina. In questa remota località vietnamita al confine col Laos, il Viet Minh (la Lega vietnamita per l’indipendenza) diretto dal comandante Giap, sconfisse un esercito molto più potente del suo, arrogante e sicuro di poter vincere contro un ammasso di contadini, più numerosi, ma lontani dall’assomigliare, per addestramento e per equipaggiamento, ad un esercito regolare.

Fonte: Marx21.it

La Guerra fredda era iniziata da un po’ di anni. Il Giappone, che aveva colonizzato l’Indocina francese (Vietnam, Cambogia e Laos) era stato sconfitto dagli Alleati. Al nord del Vietnam si arrese ai nazionalisti cinesi di Chiang Kai-Shek, a sud alla Gran Bretagna. Il 2 settembre 1945 Ho Chi Minh dichiarò l’indipendenza del Vietnam e la nascita della Repubblica Democratica, stato autonomo all’interno dell’Unione Francese. Tuttavia la Francia desiderava redimersi dalla cattiva performance della Seconda guerra mondiale e riassumere il controllo dell’Indocina, ristabilendo il suo dominio coloniale.

Così, il 19 dicembre 1946 attaccò le forze di Ho Chi Minh e ebbe inizio la Prima guerra dell’Indocina. Ho Chi Minh allora organizzò una tenace resistenza nelle montagne, sottoforma di guerriglia, che sferrava rapidi attacchi ai francesi e si dileguava in tempi brevi, non dando modo all’esercito francese di ingaggiare una vera e propria battaglia in campo aperto, dove avrebbe potuto combattere dispiegando tutte le sue potenzialità. Gli Stati Uniti, nel frattempo, andavano mutando la propria posizione. Da iniziali sostenitori del Viet Minh, avevano assunto una politica di neutralità, per poi mutare ulteriormente la propria linea a favore di un appoggio ai francesi, man mano che i contorni della Guerra fredda andavano delineandosi. Nel 1950 la Guerra di Corea pareva confermare le teorie dell’espansionismo comunista in Asia e il timore per un “effetto domino” spinse gli USA a sostenere con mezzi economici e militari la guerra francese che, alla fine, sarà pagata per tre quarti da soldi americani. Intanto, nel 1950, URSS e Cina popolare riconoscevano la Repubblica Democratica del Vietnam come unico reale rappresentante del popolo vietnamita, mentre nel sud del Vietnam, nel 1949, era nato lo Stato del Vietnam, sostenuto da Francia e Stati Uniti.

All’inizio degli anni ’50 i cittadini francesi premevano per una rapida pace in quanto la guerra asiatica non riportava notizie positive e il controllo dei francesi nel paese si limitava , a nord, a un’enclave attorno ad Hanoi, mentre il resto del territorio era controllato dal Viet Minh, centro del Vietnam compreso. Ciò nonostante gli Stati Uniti manifestarono una forte contrarietà per questa ipotesi, affermando che se la Francia avesse vinto una vera battaglia, avrebbe ottenuto un cospicuo potere negoziale da sfruttare nelle successive discussioni per la pace. Si delineò quindi un piano di espansione della presenza francese, diviso tra nord e sud del paese. A nord questo piano si concretizzò, nel 1953, nella costruzione della base di Dien Bien Phu.

La creazione di una base francese a Dien Bien Phu aveva due scopi principali. Il primo era quello di prevenire un’espansione del Viet Minh in Laos: la presenza francese avrebbe dovuto tagliare le linee di rifornimento dal Vietnam. A Dien Bien Phu, inoltre, alcuni distaccamenti del Viet Minh si dedicavano alla coltivazione dell’oppio, i cui proventi della vendita venivano reinvestiti in armi provenienti dalla Thailandia e da Hong Kong. In secondo luogo, il forte concentramento di soldati francesi nell’area avrebbe dovuto attirare un gran numero di appartenenti al Viet Minh nella zona e coinvolgerli quindi in una grande battaglia in campo aperto, dove l’esercito francese avrebbe potuto combattere nel modo che gli era più congeniale, sfruttando al massimo tutte le sue potenzialità.

Il 20 novembre del 1953, quindi, furono paracadutati nell’area, dove era già presente una pista d’atterraggio giapponese, 1800 soldati francesi, seguiti, il giorno successivo, da altri 600. In poche settimane giunsero 15000 uomini e 60 pezzi d’artiglieria pesante. Ho Chi Minh diede a Giap il compito di affrontare la situazione e quest’ultimo fece marciare fin lì 500.000 combattenti. In aggiunta venne costruito un sentiero dal confine cinese, distante 600 km da Dien Bien Phu, al di là del quale erano conservati i rifornimenti e le armi. Al fine di occultare l’esistenza di questo sentiero e permettere il trasporto dei beni necessari lungo il percorso, non attirando quindi le attenzioni dell’aviazione francese, le cime degli alberi adiacenti alla strada vennero legate tra di loro. Grazie a questo espediente furono mossi 200 pezzi d’artiglieria dal confine cinese (molti di essi armi americane provenienti dalla Guerra di Corea) e 8.000 tonnellate di medicine, cibo e munizioni, forniti anch’essi dalla Repubblica Popolare Cinese. Il tutto fu trasportato in spalle o in bicicletta.

Quando i francesi capirono di essere circondati, non si preoccuparono particolarmente, sicuri che i rifornimenti sarebbero stati recapitati senza problemi per via aerea. Il terreno impervio nell’area circostante fece presupporre ai comandanti francesi che fosse impossibile trasportare armi pesanti fin lì. Per di più i raid aerei avrebbero intercettato facilmente ogni suddetto tentativo. Si capisce dunque facilmente quanto grande fu lo shock degli alti gradi dell’esercito quando scoprirono che a circondarlo, oltre agli uomini, v’erano cannoni, mortai e un fitto sistema di razzi Katiuscia. Per schivare il fuoco dell’inaspettata artiglieria, i francesi furono costretti a costruire numerosi bunker e trincee. Tuttavia si trovarono in una situazione estremamente complessa, che rendeva arduo il rifornimento a terra degli aeroplani, mentre, a causa dell’ottimo camuffamento dell’artiglieria, l’aviazione francese non riuscì quasi mai a localizzarla, accumulando altresì numerose perdite tra le sue forze aeree nelle diverse spedizioni di ricognizione.

Il 13 marzo 1954 cominciò l’assedio di Dien Bien Phu. Durerà 57 giorni. Il Comandante Giap ordinò ai civili di evacuare i villaggi. Alle 5, coperti dalle nuvole dei monsoni e dall’avvicinarsi della sera, i vietnamiti attaccarono con una serie di assalti frontali l’avamposto “Beatrice”. Morirono 500 francesi e 600 vietnamiti, ma quest’ultimi riuscirono a conquistare la postazione. Il giorno seguente il Viet Minh puntò alla pista di atterraggio, distruggendo la torre di controllo, la pista e le apparecchiature radar e rendendola inutilizzabile. Le forniture e i rinforzi per l’esercito di Parigi potevano ora arrivare solo se paracadutati. Venne presa anche una seconda postazione francese, “Gabrielle”.

L’offensiva di Giap non fu tutta rose e fiori: il 6 aprile, a causa delle elevate perdite umane, il Comandante fu costretto a sospendere l’offensiva. Si temeva inoltre un intervento degli americani, i quali stavano discutendo anche se far uso di armi nucleari (l’Operation Vulture, a cui Eisenhower alla fine si oppose). Su proposta dei consiglieri cinesi – che rifornirono i vietnamiti di nuove armi e li addestrarono alle tattiche di assedio – gli assalti umani furono messi da parte a favore di una rete di trincee e tunnel che avevano l’obiettivo di isolare i punti più forti, restringendo il perimetro delle operazioni attorno alla fortezza francese.

Gli attacchi diretti, dunque, ripresero durante il mese di aprile da una posizione tattica migliore. Le linee di rifornimento francesi erano state tagliate e ciò aveva provocato un dimezzamento delle razioni di cibo, mentre i medicinali scarseggiavano. I monsoni riempirono di fango le trincee. 1/5 degli uomini dell’esercito di Parigi disertarono o si rifiutarono di combattere. Molti di essi finirono per vivere nelle grotte del fiume Nam Yum, cibandosi dei rifornimenti paracadutati. Vennero rinominati “i ratti del Nam Yum”.

Il primo maggio partì l’assalto finale del Viet Minh. Dopo sette giorni, il 7 maggio alle 5.30 del pomeriggio, l’esercito di Giap occupò il centro di comando. I francesi avevano perso.

Tra le cifre che descrivono l’assedio di Dien Bien Phu, si ricordano gli 11.721 prigionieri di guerra e i 4.436 feriti francesi. La Francia perse globalmente 13.000 uomini, tra morti e prigionieri di guerra che non tornarono mai a casa. Tra le file del Viet Minh le perdite furono maggiori: si contano circa 23.000 uomini.

La Conferenza di Ginevra sancì la fine dell’avventura coloniale francese in Indocina. Il Viet Minh, dopo la battaglia, controllava tre quarti del Vietnam e parte del Laos e della Cambogia. Gli accordi di Ginevra stabilirono che Laos e Cambogia sarebbero divenuti indipendenti e il Vietnam sarebbe stato temporaneamente diviso in due zone, lungo il diciassettesimo parallelo. A nord la Repubblica Democratica del Vietnam, con Presidente Ho Chi Minh, e a sud lo Stato del Vietnam, guidata dall’ex imperatore Bao Dai e dal Primo ministro Ngo Dinh Diem. I combattenti di entrambe le parti (i francesi presenti al nord e il Viet Minh al sud) si sarebbero ritirati – molti vietnamiti del sud si trasferirono al nord – in attesa delle elezioni per riunificare il paese che si sarebbero tenute due anni più tardi. Elezioni che per volontà americana – e della classe dirigente del Vietnam del sud – non si tennero mai, in quanto avrebbero sicuramente sancito il trionfo di Ho Chi Minh e la nascita di un Vietnam comunista. Convinti nell’evitare in tutti i modi un tale esito, gli americani si ritrovarono sempre più coinvolti nel conflitto, che si rivelò per loro molto più cruento e sanguinoso di quello appena finito, ma che riservò loro lo stesso destino dei predecessori.

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