Diliberto a Pubblico: "Fuori dal Parlamento per i comunisti è finita" | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Diliberto a Pubblico: “Fuori dal Parlamento per i comunisti è finita”

Intervista a Oliviero Diliberto di Pubblico 

Diliberto, insomma: niente giudice, niente  carte per il divorzio. La Federazione resta. 

Non mi sembra si possa parlare di divorzio. 

Separati in casa? 

Diciamo che in casa ci sono opinioni diverse e oggi (ieri, ndr) le abbiamo registrate. 

Discussione dolorosa? 

No. È stato molto più doloroso quando abbiamo fatto la prima scissione di Rifondazione, ormai 15 anni fa. 

Non sono volati piatti? 

Il clima è di una civiltà assoluta. Saremo maturati. O forse solo invecchiati, non so.
Avete meno da perdere.
Non abbiamo da perdere che le nostre catene, avrebbe detto il buon vecchio Marx. Solo una cosa c`è in ballo: se non torniamo in parlamento, altri cinque anni così, consegnano i comunisti all’inesistenza. 

E qui le posizione sua e di Ferrero sembrano inconciliabili. 

Il mio auspicio è che la Federazione possa governare queste divisioni così come siamo riusciti finora. Cosa insolita per i comunisti. 

Ci riuscirete? 

Vedremo. La nostra linea – che poi è anche quella di Salvi e Patta – è di provare a verificare condizioni per l’accordo con la coalizione di centrosinistra. Provare. 

Non è una resa al Pd? 

Non è un “prendere o lasciare”. Noi però riteniamo che rinchiudere la sinistra in mini recinto, alla luce del conflitto che è in atto in Italia e in Europa, sia un errore. 

Qual è il piano

Noi vogliamo lavorare per una ,prospettiva in cui, intanto, stiamo con Sel, che ha una politica esplicitamente di alternativa a Monti. 

È meno severo di Ferrero, su Vendola. Non doveva firmare la carta d’intenti?
Assolutamente sì. Vendola ha posto il problema di creare un’alleanza che possa vincere.
Non mi pare una colpa. 

Di critiche ne ha avute molte, però. 

Ha ottenuto dei risultati sulla carta d`intenti, facendo ciò che deve fare chi vuole fare politica e non solo pura testimonianza. Fare le pulci agli errori di Tizio o Caio è una vecchia logica della sinistra, ma così finisce che non ti allei con nessuno. 

Nella carta dice Ferrero, c’è però l’impegno a rispettare i trattati internazionali (e quindi il Fiscal compact) e l`impegno a risolvere discussioni a maggioranza. Se serve la firmate?

Il Pdci vuole aprire un confronto. Una volta finito il dibattito interno noi, insieme a altri due componenti della federazione, quindi tre su 4, apriremo un tavolo con il Pd e con Sel. 

E se la condizione è firmare la carta e sottostare alle regole sottoscritte anche da Vendola? 

Perché dite “sottostare”? 

Tutti i firmatari “sottostanno” al patto. 

Secondo me è un accordo. E nell’accordo, tutto poi dipenderà dai rapporti di forza. 

Insomma se Vendola va molto bene alle primarie quella carta brilla di una nuova luce? 

Sì. Bravo. Quello che uno scrive può essere bello, meno bello o brutto. Poi dipende tutto dai rapporti di forza. La nostra Costituzione è la più bella del mondo, dopodiché con i rapporti favorevoli il principio di eguaglianza lo si faceva valere ora non lo si va valere più, ma la Costituzione è sempre la stessa. 

Quindi sostenete Vendola? 

Decidiamo sabato prossimo, tenendo conto del sistema di voto, del doppio turno. La cosa essenziale, comunque, è che finalmente si riapre un percorso di centrosinistra. 

Il Pd lo sa? 

Tutto questo, è chiaro, dipende anche dal Pd. 

Ferrero dice che dire «Bersani è meglio di Renzi» è come dire «Casini è meglio di Monti». 

Che Bersani sia meglio di Renzi, mi pare un dato inequivocabile. I poteri forti lo sanno. E infatti hanno preso di mira Bersani, tifando per Renzi. Al contrario, che Casini sia meglio di Monti, no: sono due facce della stessa medaglia.

Luca Sappino

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