Disastro scuola: 200.000 posti in meno negli ultimi sei anniTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Disastro scuola: 200.000 posti in meno negli ultimi sei anni

Disastro scuola: 200.000 posti in meno negli ultimi sei anni

Allarme rosso scuola. L’Anief, associazione sindacale professionale, ha reso noto che negli ultimi sei anni sarebbero scomparsi oltre 200.000 posti di lavoro.

L’Anief, associazione sindacale professionale, ha suonato un campanello d’allarme riguardo al settore scolastico. Negli ultimi sei anni sarebbero spariti oltre 200.0000 posti di lavoro, e tale scomparsa è dovuta  ”alle riforme avvenute negli ultimi anni: dal libro bianco, ai regolamenti della Gelmini della legge 133/08, alla legge 111/11 di Tremonti sul nuovo dimensionamento dichiarato incostituzionale. Per la Ragioneria dello Stato la maggior parte dei tagli è stata concentrata negli ultimi due anni“. Lo hanno confermato anche i tecnici del Tesoro: “ “La riduzione avvenuta tra il 2008 e il 2013 di 4.000 scuole autonome su 12.000 (con la scomparsa di altrettanti posti di dirigenti, dsga, ata), la riduzione del 35% del personale Ata e di 4 ore del tempo scuola settimanale degli studenti in ogni ordine e grado, l’introduzione del maestro unico e l’eliminazione dell’insegnante specialistico di lingua inglese (con la caduta dei livelli di apprendimento degli alunni dal 2° al 32° posto nei rapporti Pirls), il tetto sugli insegnanti di sostegno (dichiarato incostituzionale nel 2010), l’innalzamento di un punto percentuale del rapporto alunni/docenti hanno peggiorato il servizio scolastico, aumentato la dispersione e peggiorato i livelli di apprendimento dei nostri studenti, mortificando le aspettative maturate dai 200.000 precari formati dallo Stato per insegnare e lasciate nel limbo delle graduatorie ad esaurimento” (Fonte controlacrisi). Le cose sarebbero cambiate solo negli ultimi tempi grazie ai ricorsi nei tribunali del lavoro per la  violazione della Direttiva europea 1999/70/CE in tema di stabilizzazione. I supplenti però continuano a vivere il disagio sulla loro pelle e a essere discriminati non vedendo riconosciuti i propri scatti stipendiali di anzianità.

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