Disoccupazione? Il Welfare può creare lavoroTribuno del Popolo
giovedì , 30 marzo 2017
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Disoccupazione? Il Welfare può creare lavoro

Più di 40 associazioni sociali fra cui atenei e sindacati, hanno presentato  i primi dati di una ricerca che propone il rilancio dell’occupazione attraverso investimenti nelle politiche sociali. Alla conferenza ha partecipato anche il Vice Ministro alle Politiche Sociali, la Prof.sa Maria Cecilia Guerra.

Fonte: Oltremedianews

Presso la sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale di Piazza Monte Citorio, la Rete “Cresce il welfare, cresce l’Italia” ha organizzato un conferenza stampa per esporre, alla presenza del Vice Ministro alle Politiche Sociali Maria Cecilia Guerra,  i primi dati di una ricerca senza precedenti, una concreta soluzione che può rilanciare lo sviluppo economico ed occupazionale in Europa e in Italia.

Disoccupazione e crisi economica sono al centro del dibattito politico attuale e come afferma ironicamente il Vice Ministro, “il luogo comune è che il welfare non ce lo possiamo permettere”. Alla luce dell’ultima spending review, quasi non si fa cenno ad investimenti nella spesa pubblica, in particolare, riguardo i servizi di cura nonché la tutela di nuovi e vecchi bisogni sociali. Insomma, le politiche sociali e la spesa pubblica in genere sono “messe al bando come costi insostenibili o peggio ancora fonte di sprechi” che alimentano la spirale del debito, “non già a produrre occupazione e di converso sviluppo”.

La ricerca della Rete, invece, vede proprio nella tenuta del Welfare la soluzione. “Rovesciare questi assunti significa ribadire l’importanza del welfare non solo ai fini della coesione sociale ma anche per il contributo che il welfare e i servizi alle persone possono offrire alla crescita dell’occupazione”: il welfare non è un costo ma un investimento!

Nel nostro paese, si può leggere nella ricerca, non vi è stata una concreta ed efficace strategia nazione di sviluppo del Welfare “dal pressoché  totale azzeramento dei Fondi nazionali per le politiche sociali ad opera dell’ultimo governo Berlusconi, allo stato di crisi in cui versa il settore socio-assistenziale e socio-sanitario, fino al sottodimensionamento (rispetto ai reali bisogni) di tutto il troncone delle politiche di contrasto alla povertà”. Infatti i dati dimostrano che proprio nei servizi sociali e sanitari (più che nel settore secondario) l’occupazione ha continuato a crescere in tutta Europa, prima e durante la crisi.

D’altra parte – afferma Andrea Ciarini (Università La Sapienza di Roma) coordinatore del  gruppo di ricerca – questo aumento dell’occupazione nel settore dei servizi sociali e assistenziali “è un dato di fatto destinato  a crescere nel prossimo futuro, è la demografia che in qualche modo ce lo impone”: l’invecchiamento della popolazione, il problema della non autosufficienza, la conciliazione vita-lavoro, il badantato, l’esigenza di strutture e personale qualificato per l’infanzia, l’assistenza  e cura dei familiari sono i molteplici ambiti in cui poter creare buona occupazione, qualificata e regolare (combattendo così gran parte di quel lavoro nero, di quel mercato informale che grava sulle famiglie e tipico in alcune occupazioni, una su tutte, il badantato).

Paesi come Francia e Germania si sono già attivati in questo senso attuando politiche di interventismo dell’offerta pubblica (Agence nationale des services à la personne in Francia o la Riforma Hartz e i minijobs in Germania), ma non è abbastanza.

Dal basso, le proposte ci sono e sono concrete.  Si auspicano azioni risolutive e concrete dall’alto.

 Veronica Pavoni

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