Divieto per i giornalisti di chiedere documenti alla BCE. Sentenza choc della Corte di Giustizia Europea. | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Divieto per i giornalisti di chiedere documenti alla BCE. Sentenza choc della Corte di Giustizia Europea.

Come agisce la Bce e il rifiuto di fornire dei documenti ad una giornalista inglese. Le motivazioni del Tribunale.

Fonte: Oltremedianews.it

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La Corte di Giustizia UE ha vietato ad una giornalista britannica,Gabi Thesing, la possibilità di recepire dei documenti relativi alla crisi economica in Grecia.

Tutto ciò è accaduto nel luglio del 2010, quando la giornalista, che lavora presso la Bloomberg Finance LP, ed esercita le proprie attività a Londra con il nome Bloomberg News, ha chiesto alla BCE l’accesso a due documenti intitolati «L’impatto su deficit e debito pubblici degli swap negoziati fuori borsa. Il caso della Grecia» e «L’operazione Titlos e la possibile esistenza di operazioni analoghe con impatto sui livelli di debito e deficit pubblici della zona euro».

Visto il rifiuto della Bce di fornire tale documentazionea quanto pare per tutelare l’interesse pubblico riguardante la politica economica dell’Unione europea e della Grecia, la Thesing ha deciso di rivolgersi al Tribunale.
Sicura di poter far valere un proprio diritto, quello all’informazione, la giornalista ha visto violato tale diritto fondamentale.

Qualsiasi cittadino dell’Unione e qualsiasi persona fisica o giuridica che risieda o abbia la sede sociale in uno Stato membro ha un diritto d’accesso ai documenti della Banca centrale europea (BCE). Tuttavia, la BCE deve rifiutare l’accesso a un documento quando la sua divulgazione arrechi in particolare pregiudizio alla tutela dell’interesse pubblico.Questo è sancito nello statuto delle Bce.

E proprio in base a quanto sancito nello statuto, il Tribunale, con la sentenza T590/10, ha respinto la richiesta della Thesing e della Bloomberg Finance LP.

Le motivazioni del Tribunale

In primo luogo, il Tribunale esamina l’argomento secondo cui vi sarebbe un interesse pubblico prevalente che giustifica la divulgazione dei documenti che servirebbe, in realtà, l’interesse pubblico. Il Tribunale respinge tale argomento e considera che, quando la divulgazione di un documento arreca pregiudizio all’interesse pubblico, la BCE è tenuta a rifiutare l’accesso, e un suo bilanciamento con un «interesse pubblico superiore» non è previsto dal diritto dell’Unione.

In secondo luogo, il Tribunale esamina se il rifiuto opposto dalla BCE sia viziato da un errore manifesto di valutazione quanto all’esistenza di un rischio di pregiudizio all’interesse pubblico, per quanto riguarda la politica economica dell’Unione e della Grecia.

Il primo documento conteneva le ipotesi e i punti di vista dei membri del personale della BCE relativi all’impatto su deficit e debito pubblici degli swap negoziati fuori borsa, con riferimento particolare al caso della Grecia, per fornire, sulla base dei dati parziali disponibili al momento della sua redazione, un’istantanea della situazione nel marzo 2010. Nell’ottobre 2010 − quindi oltre sette mesi dopo la sua redazione − la BCE ha motivato il diniego di accesso al documento essendo le informazioni in esso contenute superate. La loro divulgazione avrebbe presentato pertanto un rischio importante e grave di ingannare fortemente il pubblico in generale e i mercati finanziari in particolare. In un ambiente di mercato molto vulnerabile, la divulgazione avrebbe pregiudicato il buon funzionamento dei mercati finanziari. Pertanto avrebbe arrecato pregiudizio alla fiducia del pubblico nell’effettiva conduzione della politica economica dell’Unione e della Grecia.

Il secondo documento conteneva, sostanzialmente, la descrizione del contesto di fondo dell’operazione «Titlos» nonché l’analisi dei membri del personale della BCE sulla struttura finanziaria di detta operazione e dell’esistenza eventuale di operazioni analoghe realizzate da altri Stati membri. In tale contesto, la BCE aveva esaminato il modo in cui la Grecia aveva usato swap negoziati fuori borsa e le conseguenze di siffatti swap per i rischi esistenti.

Poiché il contenuto di tale documento era strettamente legato a quello del primo, il Tribunale dichiara che, per le medesime ragioni, la valutazione della BCE secondo cui la sua divulgazione avrebbe arrecato pregiudizio alla politica economica dell’Unione e della Grecia non è viziata da errore manifesto.

Le competenze della Bce

La BCE, la banca centrale per la moneta unica europea, l’euro, ha il compito principale di preservare il potere di acquisto della moneta unica e quindi assicurare il mantenimento della stabilità dei prezzi nell’area dell’euro. L’area dell’euro comprende i 17 Stati membri dell’Unione europea che, a partire dal 1999, hanno introdotto la nuova valuta.

La BCE è nata come una banca centrale pensata per operare in maniera indipendente dalla politica; sebbene i suoi poteri e obiettivi derivino da decisioni politiche dell’Unione europea e dei paesi membri della stessa, le decisioni su come tali poteri debbano essere utilizzati e sul come raggiungere gli obiettivi prefissati sono state, infatti, direttamente delegate alla BCE stessa.

Appare non democratica tale indipendenza decisionale e di conseguenza il processo decisionale e gli obiettivi della BCE; asserendo sia che gli obiettivi economici della BCE sono troppo lontani da quelli dei cittadini dell’Unione, sia che la politica monetaria della banca è troppo impermeabile a eventuali critiche, anche quando queste dovessero riguardare l’influenza di tale politica della BCE su aspetti fondamentali quali il rispetto dei diritti umani e l’ambiente.

Sarebbe utile capire a cosa si riferisce la Bce quando afferma “ la sua divulgazione arrechi in particolare pregiudizio alla tutela dell’interesse pubblico”. Cosa si intende per interesse pubblico? Potrebbe essere una tutela autoreferenziale, in quanto, spesso, la finanza e la politica, sia essa nazionale o europea, fluttuano in un mondo troppo distante da quello del cittadino dell’UE, non tenendo presente i veri problemi che tormentano il popolo.

Si potrebbe pensare che il mondo sia minacciato da un nuovo tipo di mafia, la mafia finanziaria dotata di capitali senza limiti, capace di mettere in difficoltà interi stati sovrani.

Il nostro Governo anziché favorire il rilancio dell’economia ha fatto il possibile per affossarla, per mantenersi in equilibrio con quanto deciso e sancito dalla finanza europea.

Forse il problema che attanaglia l’Europa è rappresentato proprio dalla supremazia della finanza sulla politica, ormai messa in secondo piano a causa di scelte politiche non adeguate.

Nicola Gesualdo

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