Dl cultura: la stretta sui camion bar che fa arrabbiare TredicineTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
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Dl cultura: la stretta sui camion bar che fa arrabbiare Tredicine

Aree di pregio artistico off-limits per bancarelle e venditori ambulanti. Dalla c.d. guerra del tavolino a Roma si passa alla polemica sui camion barche rischiano di scomparire dai posti più frequentati. Sul d.l. Cultura la rabbia dei Tredicine.

Fonte: Oltremedianews

Nessuno c’era riuscito prima d’ora (e non è detta neanche l’ultima parola), ma quello imposto dal nuovo d.l. Cultura, approvato al Senato e alla Camera la scorsa settimana, è un principio di legge che rischia di avere conseguenze disastrose sul florido settore degli ambulanti a Roma; e con esso anche sulle fortune della famiglia dei Tredicine da sempre in prima fila in fatto di concessioni.

A far arrabbiare non poco le associazioni di categoria e gli storici leader degli ambulanti romani ci ha pensato Raffaele Ranucci, senatore Pd, e relatore di un breve emendamento al decreto Valore Cultura approvato dalla Commissione competente di Palazzo Madama che introdurrebbe la possibilità di individuare le aree pubbliche con valore di pregio archeologico e paesaggistico da rendere off-limits per camioncini e caldarroste.

Un intervento legislativo, questo, che entra a gamba tesa su un dibattito acceso ormai da anni nella Capitale, dove all’ombra del Colosseo si combatte una guerra di nervi tra chi vive di turismo e cerca di sfruttare al meglio i luoghi più frequentati della città eterna, e quanti vorrebbero la vista delle bellezze storiche ed artistiche romane scevra da ogni tipo di attività che possa dare al tutto una nota kitsch indecorosa. Molti ne fanno una questione di stile, altri un motivo d’affari, il punto sta forse nella misura. Sì perché quella dei romani è ben colma. Colpa, forse, non solo delle 68 concessioni regolari concesse negli anni dal Comune agli ambulanti, bensì di tutto un settore cui le regole sono da sempre state strette. A cominciare da ristoranti, bar e gelaterie: i fissi che si lamentano degli ambulanti salvo poi rendersi spesso protagonisti dell’occupazione, coi loro tavolini, delle piazzette e degli scorci più esclusivi del centro storico. Passando per i temibili pullman turistici, per finire, per l’appunto, con gli ambulanti abusivi e non che ormai sono entrati quasi di diritto nell’immaginario collettivo mondiale della Roma archeologica.

Insomma, all’annoso problema ha provato a mettere un punto il citato emendamento. Non che gli strumenti giuridici per intervenire mancassero in precedenza, ma questa volta la patata bollente viene spostata dagli enti locali alla Direzione generale della Regione ed alla Sovrintendenza che da oggi sono incaricate di individuare le aree off limits per paninari e venditori di bevande su strada.

Quanto basta per mandare sul piede di guerra i Tredicine famiglia che ha costruito le sue fortune proprio nel settore degli ambulanti. “Tolgono gli ambulanti storici dall’area del Colosseo e poi fanno bar e ristoranti con la canna fumaria. Tolgono noi per fare spazio alle multinazionali”. Così Alfiero Tredicine, zio dell’ex Pdl Giordano e presidente dell’Apre, che la scorsa settimana avvertiva:  ”Se nei prossimi giorni non ci sarà un chiarimento prenderemo gli elicotteri con gli striscioni per raccontare ai cittadini che a Roma comandano le multinazionali e i palazzinari”. Poi il cambio di rotta con un ammorbidimento dei toni: “Non abbiamo ragioni per credere che il Ministero ai Beni Culturali non si adoperi perché l’introdotta norma la si applichi non in forma arbitraria” avrebbe detto Tredicine, puntando il dito contro l’abusivismo: “E’ questa la piaga da combattere” ha concluso. Resta il fastidio per una norma che potrebbe comunque abbattersi anche sugli ambulanti con legale licenza, ma soprattutto rimane quel riferimento al centro servizi in fase di realizzazione che porterà i grandi marchi a ridosso del Colosseo, e che si candida a diventare il nuovo polo per l’acquisto di cibarie e souvenir di ogni tipo (speriamo di qualità), rischiando di cancellare per sempre il business delle bancarelle.

Basterà per nascondere sotto un tappeto il lato kitsch del turismo romano? No probabilmente, la cura del territorio ed il vivere in armonia con un contesto unico che la storia ci ha donato sono fattori di civilità che non possiamo di certo pretendere da altri senza cominciare da noi stessi nel correggere i comportamenti sbagliati. Sulla correzione di certe storture sembra tuttavia che il neo sindaco Ignazio Marino sia partito quantomeno con un piglio diverso rispetto alle amministrazioni precedenti. Seppur con confusionaria dedizione, la sensazione è infatti che oggi il tema della rivalutazione del centro storico di Roma sia ai primi posti del programma previsto per i prossimi cinque anni. E’ già qualcosa.

Michele Trotta

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