Chi è davvero Donald Trump? In Usa se lo chiedono in tantiTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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Chi è davvero Donald Trump? In Usa se lo chiedono in tanti

La rivista online americana Jacobin ha pubblicato un interessante articolo nel quale propone un interessante approfondimento sulla natura dell’offerta politica dell’eccentrico miliardario Donald Trump. Sicuramente etichettabile come di “estrema destra”, accademici e analisti si chiedono se quello di Trump non possa, in qualche modo, essere derubricato come una sorta di nuovo fascismo.

Donald Trump fa discutere e sempre essere il fenomeno del momento negli Usa per aver cavalcato gli umori popolari dopo lo shock dell’attentato di San Bernardino. Trump, eccentrico miliardario che fa dell’americanità il suo tratto distintivo, fece discutere il mondo per via delle sue bizzarre proposte per fermare il terrorismo: vietare l’ingresso negli Usa a qualsiasi persona di fede musulmana e vietare internet. Affermazioni che forse hanno strappato un sorriso in giro per il mondo ma non negli Usa dove negli ultimi giorni è nato un acceso dibattito circa le dichiarazioni di Trump e il significato del supporto che una certa parte dell’elettorato sembra volergli dare.

La rivista americana Jacobin ha pubblicato un interessante articolo chiedendosi se Trump possa considerarsi a tutti gli effetti un “fascista”. Secondo la rivista infatti “molti nella Sinistra hanno guardato con preoccupazione alla crescita dei consensi per Trump e hanno cominciato a speculare che possa rappresentare qualcosa di più pericoloso rispetto alle usuali varietà di populismo di estrema destra. Trump potrebbe essere un fascista?

Jacobin ha chiesto ad alcuni dei suoi autori di dare una risposta a questa domanda, e i contributi si sono dimostrati quantomai interessanti. Jennifer Roesch, attivista presso la International Socialist Organization di New York, ha scritto ad esempio che a differenza dell’Italia degli anni Venti e della Germania degli anni Trenta la classe dirigente americana non starebbe affrontando una crisi politica che potrebbe portare una parte di essa ad “abbandonare le forme democratiche e instaurare il fascismo“. Infatti, ha sottolineato la Roesch, la classe dirigente vedrebbe Trump come una minaccia, non a caso il candidato prescelto tra i milionari sarebbe Hillary Clinton con il 31% delle preferenze.

Richard Steigmann-Gall, professore associato di storia presso la Kent State University e autore di “The Holy Reich: Nazi Conceptions of Christianity.” ha invece risposto identificando dei tratti di fascismo nel modo di porsi di Trump  e soprattutto nel suo modo di fare politica dal momento che a suo dire Trump rischia di imporre al Parlamento l’esigenza di un uomo forte: “Il fascismo insiste sul fatto che l’autorità politica esistente sia illegittima e offre se stesso come autorità parallela, con tanto di violenza paramilitare, con cui intende resuscitare la presunta vera nazione contro gli impostori“.

Di diverso avviso è invece Daniel Lazare, autore di “The Velvet Coup: The Constitution, the Supreme Court”, secondo cui Trump non sarebbe un fascista nel senso classico dell parola in quanto non starebbe mettendo in discussione la democrazia o il parlamentarismo. Trump a detta di Lazare non si presenta tanto come il fondatore di un movimento quanto come un Bonapartista, un leader forte che si pone al di fuori degli schieramenti classici e attacca i suoi nemici tanto a destra quanto a sinistra.

Dylan Riley, professore associato di sociologia presso l’Us Berkeley e membro del comitato editoriale di New Left Review ha invece detto a chiare lettere di pensare che Trump, in fondo, non sia un fascista. A surrogare questa sua convinzione, peraltro ampiamente condivisibile, il fatto che il contesto sociale americano sia completamente differente da quello europeo del Novecento dove esistevano anche grandi masse di persone ideologizzate da sinistra, fatto questo oggi completamente assente negli Usa. “La sinistra negli Usa, ben lontano dall’essere ben organizzata e militante, è elettoralmente irrilevante“, ha scritto Riley, ricordando come negli Usa una questione agraria sia completamente assente e come la classe capitalistica americana possa godere dello Stato più fortemente capitalista al mondo. “La crescita di Trump potrebbe essere spiegata dalla combinazione dell’ avvento del Partito Repubblicano e del fallimento dei Democratici di offrire qualsiasi cosa alla classe lavoratrice bianca“, ha scritto ancora Riley. In particolare ci sarebbe un conflitto di classe irrisolto all’interno dei Repubblicani tra l’establishment della Est Coast e la base della working-class o piccolo borghese. In questo senso George W.Bush sarebbe riuscito, grazie alla sua particolare biografia, a tenere assieme gli opposti del partito.

Photo Credit: Jamelle Bouie / Flickr

Fonte: Jacobin

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