Donbass: tragedia dimenticataTribuno del Popolo
lunedì , 18 dicembre 2017
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Donbass: tragedia dimenticata

Da un po’ di tempo, sembra che nei nostri telegiornali, non si parli più di ciò che accade in quello che è, insieme alla Siria, uno dei fronti caldi dove si gioca la partita fra Stati Uniti e Russia: ovvero quello dell’Ucraina, e in particolar modo dell’est del paese (Donbass), ove vi sono le due repubbliche filo-russe di Donetsk e del Lugansk.

Le atrocità compiute dal governo di Kiev, sostenuto dall’Occidente e ormai diventato colonia del FMI ( fondo monetario internazionale), sono incalcolabili: si contano 1017 vittime ( secondo le stime dei governi delle due repubbliche) e danni immani alle infrastrutture.

Ma comunque, la vita sta pian piano rinascendo. Secondo quanto riporta Eliseo Bertolasi, reporter di vita international, che è andato a Donetsk  nel settembre scorso, all’inizio di quest’anno la situazione era tragica: i negozi erano chiusi, mancavano viveri e c’era penuria di farmaci. Ora però i negozi hanno riaperto, caffè e ristoranti lavorano, nelle farmacie si trovano i medicinali. Anche le scuole di ogni ordine e grado e le università hanno riaperto dai primi di settembre, ed inoltre sta rinascendo anche la vita culturale, con la riapertura del teatro cittadino.

La cosa che colpisce, secondo quanto riporta Bertolasi, è che in tutti gli edifici pubblici vi è issata la bandiera della repubblica di Donetsk, rossa, azzurra e nera con l’aquila bicipite in mezzo, inoltre le strutture amministrative stanno facendo grandissimi sforzi per tamponare i danni causati dal conflitto. Ma però, questo ritorno alla normalità è solo circoscritto a Donetsk stessa: infatti a pochi km dalla città si continua a combattere, lo dimostrano uomini, ragazzi ed anche qualche ragazza che indossano tuta mimetica ed imbracciano il Kalashnikov. Solo pochi giorni fa, nel Lugansk, è arrivata la notizia della morte del cosacco Pavel Driomov, vittima di un attentato mentre era a bordo della sua auto.

Comunque, la gente del Donbass è abituata a soffrire, per via della propria tradizione mineraria. Inoltre, secondo gran parte della popolazione locale, vi è un principio: non si tornerà indietro, cioè sotto il controllo di Kiev. Il sangue versato in questo anno e mezzo di guerra ha lasciato crepe profonde  che neanche i protocolli di Minsk hanno potuto ricucire.

Andrea Costanzo

@photo credit 

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