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giovedì , 25 maggio 2017
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(Don’t) enjoy the silence. Dalla mafia delle bombe a quella del silenzio

La guerra allo Stato brasiliano mossa dai narcos e il parallelo con la storia recente di Cosa Nostra. Dalle bombe di Riina che misero la parola mafia sulla bocca di tutti stimolando l’opinione pubblica nella ricerca di contromisure, alla criminalità “ripulita” che investe i proventi illegali in affari puliti. 

Fonte:I nostri amici di  Oltremedianews.it

Luiz Inàcio da Silva, meglio noto come Lula, ha dato vita a una politica economica in grado di trasformare il Brasile da debitore a creditore internazionale. Ha innalzato al 50% il numero dei concittadini appartenenti alla classe media. Ha consacrato la nuova ribalta internazionale del grande Paese con la trionfale candidatura di San Paolo a prossima Mecca dei Mondiali di calcio. Né lui né il suo successore, Dilma Rousseff, hanno però completato l’opera, perché un ultimo ostacolo si frappone tra la federazione brasiliana e un radioso futuro: i narcos.

Qualche giorno fa, il quotidiano la Stampa ha denunciato la dichiarazione di guerra del cartello Pcc allo Stato. Per una volta, l’Italia è stata, infatti, buona maestra nell’indicare la via da seguire: carcere duro e trasferimento dei boss lontano dai territori di riferimento. Come nell’Italia di Riina, però, la decisione ha scatenato le ire dei signori della droga.
La reazione dei boss sembra, di volta in volta, adeguarsi al livello della sfida lanciata dallo Stato. Un anno fa, una retata da parte di agenti “troppo solerti” provocò la rivolta della favelas e l’abbattimento di un elicottero della polizia da parte di un ragazzo armato di lanciarazzi RPG. Stavolta, lo scenario è da battaglia campale: bombe dentro a banche ed autobus, assalti alle caserme della polizia, vittime tra civili e militari in egual misura.

Eppure, proprio quella violenza non deve ingannare. Perché mostra la parte più rozza, più infantile di un’organizzazione criminale. E’ una mostra di muscoli, è fatta apposta per attirare l’attenzione, per intimorire. Alla lunga, però, ottiene l’effetto opposto: l’esposizione mediatica crea interesse, poi dibattito, infine proposte per arginare il problema.
A prescindere dalla veridicità o meno della trattiva Stato-Mafia, Riina fu comunque vittima della sua stessa strategia della tensione. Voleva far tacere chiunque parlasse di Cosa Nostra, finì invece sulla bocca di ogni italiano.

Non è delle bombe e delle sparatorie che si deve aver paura, ma di quel che accade dopo.
Dell’evoluzione di quelle mafie, fino al punto in cui diventano un tutt’uno con la politica e l’economia. Di quando arrivano a proporre in Parlamento di rimuovere la 41 bis, definita norma disumana tesa a umiliare dei cittadini puniti per “sbagli giovanili”.
Di quando la gente sente parlare di mafia se si aggiorna il body count della “faida di Scampia”, poco più di un nome troppo distante, tropo circoscritto. Nel frattempo, chi a quella faida diede inizio, adesso è o appoggia il sindaco o l’industriale che sta trasformando il piccolo comune del Nord in cui vivi in una nuova Scampia.
Di quando i boss prendono possesso dei Media, non con le minacce, ma acquistandoli legalmente e nascondendo così del tutto la propria presenza all’opinione pubblica.
Di quando la crisi ti costringe a licenziare i tuoi dipendenti, ma l’inaspettato aiuto di un ricco filantropo vi salva dal fallimento. E lavorerete il resto della vita senza sapere che state foraggiando un grosso spacciatore in cerca di attività legali in cui riciclare il proprio denaro sporco.

Di quando la tua squadra di calcio passa in mano a un mecenate in grado di portarti grandi nomi e trofei, ma in realtà fa da prestanome a uno spietato boss. E i giornali sportivi ipotizzano la futura campagna acquisti, senza nemmeno immaginare che l’intero club, dallo staff fino ai giocatori, si riempirà di figli o amici “di famiglia”. O che, d’ora in poi, i risultati del club dipenderanno esclusivamente dal risultato scritto dal “presidente” sulla schedina del Totocalcio.

Di quando sei circondato da persone che guardano con orrore le immagini della furia dei boss messicani, colombiani, boliviani. E basta loro spegnere il televisore per dormire sereni, ringraziando il cielo di vivere in Italia. E’ allora che devi iniziare a tremare.
Francesco Moscarella

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