Dopo Gheddafi solo il caos: non esiste più uno Stato ma è nata Ansar al-ShariaTribuno del Popolo
mercoledì , 26 luglio 2017
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Dopo Gheddafi solo il caos: non esiste più uno Stato ma è nata Ansar al-Sharia

Sono passati tre anni dall’assassinio di Muammar Gheddafi da parte dei ribelli libici dell’est riuniti nel Consiglio Nazionale di Transizione, da sempre oppositori del governo libico retto dal teorico della Jamahiriyya.

Oggi la Libia è un paese ancora attraversato dai venti di guerra e da derive fondamentaliste (fattori che prima erano controllati e governati): se prima c’era uno Stato con le sue istituzioni, al di là di quanto potesse piacere il suo ordinamento all’estero, ora siamo di fronte ad un ennesimo “stato fallito” (o meglio, fatto fallire). Mentre l’attenzione delle organizzazioni governative e quella mediatica (di alcuni media si intende) si rivolge all’avanzata dello Stato Islamico in Iraq e in Siria (IS), altri due Stati sovrani che sono stati attaccati da fondamentalisti islamici, in Libia queste forze erano già attive da molto prima che al-Baghdadi e il suo esercito, grazie anche all’aiuto da parte dei paesi del Golfo e di alcune note organizzazioni d’oltreoceano, instaurassero un califfato nel nord dell’Iraq. Il risultato è che negli ultimi mesi gran parte del territorio della Cirenaica, situata nella Libia orientale, è ormai controllato da formazioni dichiaratamente jihadiste, quali Ansar al-sharia, creata nel 2012 da ex appartenenti a brigate islamiste che avevano combattuto Gheddafi nel 2011. Questo gruppo è attivo soprattutto nella zona di Bengasi e della Cirenaica e combatte contro il tentativo delle truppe fedeli a Khalifa Haftar, un generale rinnegato, di riconquistare questi territori. È un’organizzazione islamista che opera sia come un classico gruppo terroristico (è accusata dell’omicidio dell’ambasciatore Usa Christopher Stevens) sia tramite assistenza territoriale in sostituzione dello stato libico assente. Il paese vive dunque una situazione di anarchia: fazioni di varia astrazione controllano il territorio; le milizie di Misurata, legate alla Fratellanza musulmana, e quelle di Zintan, vicine al partito più secolarista di Mahmud Jibril, continuano a fronteggiarsi in Tripolitania; il generale Haftar cerca di riprendere il controllo dell’area di Bengasi; il nuovo parlamento eletto nelle ultime elezioni di giugno, e riconosciuto come legittimo dalla comunità internazionale, si è rifugiato a Tobruk, quasi sotto protezione egiziana, mentre le forze islamiste hanno riconvocato il vecchio parlamento a Tripoli, minacciando il pieno controllo della Banca centrale e dei ministeri. E non mancano gli indizi di una collaborazione tra Ansar al-sharia e i gruppi più importanti del terrorismo internazionale. Dopo la rottura tra i gruppi di al-Qaeda e l’IS, al-Baghdadi sta cercando di convincere Ansar al-sharia a giurare fedeltà al califfato. L’obiettivo è di ottenere un alleato anche in questo territorio, dopo che lo scontro con al-Zawairi ha determinato un allontanamento di al-Qaeda nel Maghreb dallo Stato Islamico. Ci sono segnali che una limitata collaborazione tra i militanti di IS e Ansar al-sharia sia già iniziata, nonostante manchi l’approvazione ufficiale dei leader. Sembra che la brigata al-Battar, composta completamente da ex combattenti libici che hanno alimentato le fila dell’IS, stia già operando nella città libica di Derna. Questa città è storicamente una delle roccaforti di Ansar al-sharia e perciò la presenza di questi combattenti “di ritorno” non può che destare più di qualche preoccupazione sui legami tra questo gruppo e l’IS. E infatti è molto conciso Bernardino Leon, ex collaboratore di Zapatero, che dal 1° settembre lavora come inviato Onu per la Libia; fino al giorno prima era stato l’uomo della Ue nel paese del dopo-Gheddafi: “Se in Libia non partirà prestissimo un vero dialogo politico la certezza è una sola: il paese sarà campo aperto per l’Isis che potrà dispiegare anche qui la sua minaccia. L’Isis di fatto è già presente in Libia: ci sono contatti continui, ci sono i gruppi eredi di Al Qaeda che stanno trattando con loro. Ci sono anche i primi miliziani che hanno combattuto in Siria e Iraq e adesso sono rientrati in Libia: hanno solo bisogno che il caos attuale, che la mancanza di controllo politico continuino per rafforzarsi. Poi sapranno loro cosa fare”. 

Zabri

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